TORNIMPARTE – Tante domande sull’abuso di droghe e di acol, sulla pedopornografia online, sul bullismo e sul cyberbullismo, sull’uso corretto di internet, sulle norme comportamentali principali del codice della strada: gli alunni e le alunne della scuola media Giulio Verne di Palombaia di Tornimparte sono stati i primi “pungolatori” del comandante della stazione dei carabinieri di Tornimparte Antonello Cattivera, relatore del ciclo di conferenze sulla legalità che i carabinieri hanno avviato questa settimana e che proseguiranno con gli appuntamenti dell’8 e del 9 marzo alla scuola media Mazzini dell’Aquila. Il comandante ha spiegato che:
“Il primo passo per formare una società consapevole delle conseguenze delle proprie azioni su se stessi e sugli altri sono la cultura, l’educazione e la conoscenza, sin da giovani. Questo l’obiettivo dei carabinieri della stazione tornimpartese: dare ai giovani e alle giovani gli strumenti per riconoscere i pericoli, gli inganni, le truffe, per sviluppare spirito critico e imparare ad aprirsi e a denunciare.
Un incontro molto bello perché l’interesse mostrato dalle alunne e dagli alunni e il loro coinvolgimento, ci ha confermato che la strada da seguire per formare le coscienze delle future generazioni è l’educazione. L’arma dei carabinieri, con questa iniziativa ‘a tu per tu’, ha saputo cogliere alcune delle loro esigenze”.
Moltissime le domande rivolte al comandante al termine di ogni sezione, in modo particolare sull’abuso delle sostanze stupefacenti.
“I ragazzi e le ragazze erano molto interessati a capire quali sono gli effetti psicofisici e giuridici della droga la loro attenzione si è rivolta, per esempio, a conoscere le pene previste per coloro che vengono trovati in possesso di droghe e quali siano le più frequentemente usate tra i giovani. Ho avuto modo di spiegare anche le conseguenze della detenzione di stupefacenti e che, quando fermiamo delle persone tossicodipendenti, tutte maledicono il giorno in cui hanno incominciato a farne uso e il motivo da cui tutto è partito: ossia per gioco”.
Al centro dell’incontro anche gli effetti giuridici della detenzione per uso personale di droghe e delle norme a cui si va incontro: in particolare quelle relative alla segnalazione alla prefettura e alla detenzione a fini di spaccio previste ad esempio nell’articolo 73 del dpr 309/90.
“Ho spiegato che, se si detengono stupefacenti fuori da una scuola durante le ore di lezione, si può essere soggetti all’arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria”,
ha aggiunto Cattivera. Alunne e alunni hanno chiesto anche di conoscere quali siano gli effetti che il consumo della marijuana e dell’hashish provoca sull’organismo e i danni per la salute e se tra i giovani esista un uso sfrenato della cocaina.
Durante la commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani, già nel novembre del 2020 è emerso un aumento del consumo di droghe tra gli adolescenti, che se ne approvvigionano facilmente sul web. E l’età si abbassa sempre di più, coinvolgendo quelli che sono poco più che bambini (dagli 11 ai 14 anni). A lanciare l’allarme oltre un anno fa furono i presidenti della Federazione servizi dipendenze (FederSerD), della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) e del Coordinamento nazionale dei coordinamenti regionali che operano nel campo dei trattamenti delle dipendenze (InterCear).
Dati che le forze dell’ordine conoscono bene.
Un altro argomento molto sentito dalle alunne e dagli alunni è stato, però, anche il fenomeno del bullismo (e cyberbullismo), le cui azioni, nonostante l’assenza di una disciplina specifica, possono in alcuni casi sfociare nella violenza privata e dunque configurare un reato. Prima che questo accada, occorre agire attraverso la prevenzione. Come? Sviluppando, appunto, senso critico ed empatia con chi è colpito dai bulli e dalle bulle (prepotenti), e sviluppare un sentimento di solidarietà e di giustezza.
“Abbiamo spiegato che quando all’interno di una classe c’è una persona (o più di una) che intimorisce o maltratta un compagno o una compagna, occorre fare un gioco di squadra e mettere allo scoperto il responsabile dei comportamenti offensivi e a volte dannosi, parlare con i professori e con i genitori della persona vittima di bullismo, o rivolgersi alle forze dell’ordine o alle associazioni nate ad hoc”.
Il comandante dei carabinieri ha sottolineato, inoltre, che il bullismo non si esaurisce all’interno delle aule scolastiche:
“Ad esempio, se un genitore presenta una denuncia per le intimidazioni e i maltrattamenti subiti da un figlio o da una figlia, si può essere perseguiti per stalking. Spesso il bullo (o il cyberbullo) non si rende conto della gravità delle sue azioni e delle ripercussioni che queste possono avere sulle vittime e anche sulla propria vita futura”.
Tanta è stata, poi, l’attenzione che i ragazzi e le ragazze hanno posto alla sezione dedicata alle norme comportamentali del codice della strada; in particolare i carabinieri si sono soffermati sui gravissimi e numerosissimi incidenti che avvengono quando una persona alla guida chatta o parla al telefono distraendosi: il tipico caso in cui un’auto invade la corsia opposta, spesso perché condotta da qualcuno concentrato sul telefono. E poi la sezione dedicata all’inquietante e drammatica Blue whale challenge, o ‘gioco’ della Balena blu, sconvolgente sfida (alla propria vita) basato sull’istigazione alla violenza, all’autolesionismo e al suicidio attraverso i social. Come spiega Cattivera:
“Un ‘gioco’ che si recepisce facilmente nel web e che coinvolge soprattutto ragazze e ragazzi in condizioni di fragilità e disagio sociale, i quali accettano il gioco e al termine, dopo 40 giorni in cui si viene ‘torturati’ nel sonno con messaggi e video, si viene indotti al suicidio. Le forze dell’ordine ricevono ogni giorno moltissime segnalazioni di giovani che sono finiti nel tunnel dellla Blue Whale Challenge”.









