L’AQUILA – Diverse domande in centro storico, per allacci della fibra ottica ad esempio, rimaste appese perché manca il disciplinare per la gestione del primo lotto dei sottoservizi completato tempo fa. Il problema era noto, già emerso in diverse commissioni anche della passata consiliatura ma non sono stati fatti passi avanti e Stefano Palumbo, presidente della commissione Garanzia e Controllo, ha convocato tutti i protagonisti, dal Comune – c’erano gli assessori Daniele e Colonna – alla Gsa ai fornitori, per questi c’erano Telecom, E-Distribuzione e rappresentanti dell’ateneo. Da marzo, hanno spiegato i fornitori, quando è stata riconsegnato ufficialmente il primo lotto, di fatto non si può più entrare nel tunnel e così gli allacci rimangono bloccati.
“Tempi certi e scelte definitive, è ciò che è stato chiesto a più voci all’amministrazione comunale” ha spiegato Palumbo. “Non è infatti più ammissibile che a 7 mesi dalla riconsegna del primo lotto d’intervento da parte della Gran Sasso Acqua al Comune dell’Aquila (avvenuta a dicembre dello scorso anno) quest’ultimo non provveda ancora a dotarsi di un disciplinare per la gestione delle infrastrutture tecnologiche che i vari operatori hanno realizzato. Come se non fosse noto da sempre che la rete dei sottoservizi una volta realizzata andava gestita e con l’aggravante che entrare nel tunnel è diventato un vero problema per gli operatori a causa dell’assenza di un responsabile della sicurezza che ne disciplini modalità e tempi di accesso. Le società addette a fornire la connessione in banda ultra larga, ci è stato detto dal rappresentante di Telecom, non sono più nelle condizioni di realizzare gli allacci delle utenze dal mese di marzo con evidenti ripercussioni sulle famiglie e sulle attività del centro storico che ne stanno facendo richiesta, a danno dunque del mercato immobiliare e del tessuto economico cittadino. Criticità confermate dai rappresentanti di Enel ma anche dell’Università dell’Aquila che nel tunnel ha realizzato da tempo un anello ottico sperimentale all’avanguardia diventato subito punto di riferimento internazionale nel settore, con ricercatori arrivati in città da Università e Centri di ricerca degli Stati Uniti, del Giappone, Israele e non solo; un’occasione di visibilità scientifica per la nostra città che rischia di essere compromessa dalla colpevole inerzia del Comune che, proprietario dell’opera, la tiene oggi in stato di inaccettabile abbandono”.
Di 400mila euro di costi di gestione annui si parla, anche questo un dato già emerso in passato. Si potrebbe arrivare a prevedere un canone per i fornitori ma va fatto un accordo complessivo.









