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Stupro durante l’adunata degli Alpini, Giannangeli: “Si riapre il processo”

antonietta e simona
"Nel procedimento per lo stupro di una minore nel 2015 all’Aquila, nel corso della adunata degli alpini, i due imputati coinvolti erano stati dapprima condannati a 4 anni di reclusione per stupro di gruppo, poi assolti dalla Corte d’Appello dell’Aquila". E' Simona Giannangeli, in una nota, a commentare la sentenza della Cassazione che riapre un caso che aveva generato non poche polemiche in città.

L’AQUILA – “Nel procedimento per lo stupro di una minore nel 2015 all’Aquila, nel corso della adunata degli alpini, i due imputati coinvolti erano stati dapprima condannati a 4 anni di reclusione per stupro di gruppo, poi assolti dalla Corte d’Appello dell’Aquila”. E’ Simona Giannangeli, in una nota, a commentare la sentenza della Cassazione che riapre un caso che aveva generato non poche polemiche in città.
“Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, Dott. Carlo Paolella, ha presentato ricorso in Cassazione avverso detta sentenza, unitamente all’Avv. Simona Giannangeli, la quale ha presentato anch’essa ricorso, quale legale della ragazza, all’epoca minore, costituita parte civile e quale legale del Centro Antiviolenza dell’Aquila, ammesso quale parte civile anch’esso.

La Corte di Cassazione, nonostante la richiesta di inammissibilità dei ricorsi presentati effettuata da parte del Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di cassazione, accolto i ricorsi, ha annullato la sentenza di assoluzione della Corte d’Appello dell’Aquila ed ha rinviato a nuova udienza che si celebrerà dinanzi la Corte d’Appello di Perugia (competente per territorio) in data ancora da fissarsi. La pronuncia della Corte di Cassazione, in attesa di conoscere le motivazioni della stessa, è comunque dirompente e significativa, perché riapre una fase processuale nella quale si torneranno ad approfondire le carte del processo.

Un processo lungo e doloroso per la minore, la quale ha avuto al suo fianco la presenza forte e sostenente del Centro Antiviolenza dell’Aquila, il quale ha inteso riaffermare che lo stupro di una ragazza, di una donna, riguarda ognuna di noi.
Il ricorso dell’Avv. Simona Giannangeli si è fondato su motivi attinenti la valutazione, effettuata dalla Corte d’Appello dell’Aquila, della credibilità soggettiva e sulla valutazione di attendibilità della minorenne, nonché su motivi attinenti la valutazione della medesima Corte circa l’esistenza del consenso eventualmente prestato dalla stessa.

La minorenne è stata costretta a sottoporsi a nuovo esame dinanzi alla Corte d’Appello dell’Aquila, la quale aveva accolto la richiesta formulata in tal senso dalla difesa degli imputati, esame risultato ancora una volta doloroso e gravemente traumatico per la stessa.
Non le è stata risparmiata la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, da evitare a tutti i costi anche secondo la normativa vigente in materia di contrasto alla violenza maschile.

Nonostante questo ulteriore esame, si è ritenuto che la minore non fosse attendibile e quindi credibile e si è dato per scontato il consenso della stessa.
La pronuncia della Corte di Cassazione cancella una sentenza ingiusta e riapre la strada per ottenere una sentenza che restituisca verità e giustizia su quanto subito dalla minore.”