L’AQUILA – Due microfoni, una lista di brani, gente che sale e scende dal palco senza troppe pose. Ancora una volta, al Bivacco, in Piazza Duomo, SonaMò ha rimesso in circolo una cosa semplice e sempre meno scontata: musicisti che suonano insieme davanti a un pubblico vero, senza aspettare il timbro di nessuno.
Il format, nato dal basso e cresciuto negli ultimi due anni tra locali e spazi del centro storico, ha portato nel cuore dell’Aquila una serata costruita come una jam aperta. Prima l’open mic, poi l’ospite speciale, infine il concerto collettivo. Tre passaggi, un’unica idea: condividere il palco e farlo funzionare.
Il format
SonaMò non nasce come evento confezionato. Funziona con una formula diretta: ci si prenota online, si sceglie un brano, si sale sul palco e si suona con altri musicisti. Alcuni si conoscono già, altri si trovano lì per la prima volta. La scaletta prende forma prima sul sito e poi davvero, quando strumenti e voci iniziano a incastrarsi.
Non c’è una band fissa. Non c’è un repertorio chiuso. Ogni pezzo cambia formazione, ogni musicista porta qualcosa e lascia spazio al successivo. Il risultato è una staffetta musicale che tiene insieme generi, età e percorsi diversi, con l’aria un po’ ruvida delle cose fatte davvero, non lucidate per sembrare migliori.
Al Bivacco
La serata al Bivacco si è aperta con l’open mic, affidato ad Azzurra Miele, N’Emy e Vlada Shamova. Poi spazio all’ospite speciale Lingue, prima del concerto collettivo. Subito dopo il soundcheck si sono esibiti anche i Project Orange.
Il locale di Piazza Duomo ha fatto da punto di raccolta per una comunità musicale che negli ultimi mesi ha attraversato diversi luoghi della città, dalla Bottiglieria Lo Zio al San Basilio, fino al Chiosco della Fenice nel Parco del Castello. Ogni tappa ha aggiunto persone, strumenti, fotografie, contatti, prove improvvisate e ritorni sul palco. Insomma, tutto quello che di solito non entra nei comunicati, quindi quasi sempre la parte interessante.
La scaletta
Il concerto collettivo ha attraversato rock, funk, blues, cantautorato e pop italiano. In scaletta “Una vita da mediano” di Ligabue, “Impressioni di settembre” della Pfm, “Phantastica” dei Verdena, “Virtual Insanity” dei Jamiroquai e “Hoochie Coochie Man” di Muddy Waters.
Poi “This Love” dei Maroon 5, “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, “Smoke on the Water” dei Deep Purple, “Demon Host” dei Timber Timbre e “Funkytarro” degli Articolo 31. Nella seconda parte spazio anche a “Leaving of Liverpool” dei Pogues, “Roadhouse Blues” dei Doors, “Michelle” dei Beatles, “Una storia disonesta” di Stefano Rosso, “Salirò” di Daniele Silvestri, “Prima di andare via” di Neffa, “La musica non c’è” di Coez e “Qualcosa di grande” dei Lunapop.
Una scaletta larga, non allineata, per fortuna. Dentro ci sono pezzi da sala prove, canzoni da cantare in coro, classici che ogni musicista prima o poi incrocia, brani che sembrano lontani tra loro e invece sul palco trovano un punto di contatto.
La rete
Tra i fondatori e promotori di SonaMò c’è Lorenzo Di Pasquale, oggi Lorenzo Dipas. Con lui ci sono Federico Serio, Valerio e Riccardo Giuliani, insieme a una rete di musicisti locali che ha dato continuità al progetto.
Tra i jammers della prima ora figurano anche Jackson Bizimana, Federico Luzi, Davide Talucci, L’Ode e Federico Serpietri, che alterna macchina fotografica e batteria con una naturalezza che fa quasi venire voglia di chiedergli di scegliere, per decenza verso gli altri.
SonaMò resta un progetto musicale, ma anche un modo pratico di usare la città. Più che proclamare rinascite o promettere rivoluzioni culturali a ogni passaggio, porta strumenti, monta un palco, chiama musicisti, fa girare brani. La parola comunità la lascia lavorare nei fatti: in chi suona, in chi ascolta, in chi si ferma davanti a una canzone. Per una sera Piazza Duomo ha smesso di essere solo luogo di passaggio. È diventata una sala prove aperta, con il pubblico davanti.












