Zaki, ennesimo rinvio: “Libertà è quando sarò a Bologna”

L'attivista e studente dell'Università di Bologna è ancora sotto processo con l'accusa di aver diffuso "false notizie"

di Redazione | 28 Settembre 2022 @ 08:42 | ATTUALITA'
zaki
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ROMA – E’ stata nuovamente rinviata, questa volta al 29 novembre, l’udienza del processo di Patrick Zaki, attivista e studente dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum, a lungo detenuto in carcere in Egitto e rilasciato lo scorso dicembre, ancora sotto processo con l’accusa di aver diffuso “false notizie” in merito a un articolo pubblicato nel 2018 sulle violenze contro i cristiani copti in Egitto. Lo ha comunicato ieri lo stesso attivista sul suo profilo Facebook. A confermarlo anche il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, che segue la vicenda di Zaki fin dall’arresto dello studente, avvenuto nel febbraio 2020, come riporta l’agenzia di stampa Dire.it. 

“Rinviata al 29 novembre, grazie a tutti del sostegno”, ha scritto in arabo l’attivista sul suo profilo Facebook, aggiungendo nella versione italiana del messaggio: “Libertà quando sarò a Bologna“.
“Ennesimo rinvio per Zaki. Prossima udienza il 29 novembre. Come se stesse già scontando una condanna senza mai essere stato condannato”, ha commentato Noury.

Impiego appieno ogni momento della mia vita come se fosse l’ultimo“, consapevole che “la battaglia per mantenere la pace e la sanità mentale è quella più difficile”: lo scrive su Facebook Patrick Zaki.
“Oggi una nuova udienza, ovviamente provo sempre della preoccupazione in queste occasioni: da quando sono uscito cerco di lavorare su me stesso per riabilitarmi dopo una lunga esperienza di reclusione che ha avuto un impatto non facile su anima e corpo“, ha raccontato sul suo profilo social l’attivista, 31 anni, collaboratore della ong Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr).

Zaki ha riferito inoltre di alcuni suoi programmi per il prossimo futuro, come l’iscrizione a un torneo di calcio e l’inizio di un corso per apprendere una nuova lingua, per “potermi adattare alla ibertà ritrovata e sviluppare tutte le mie competenze”. Resta però sempre una traccia d’ansia che “non permette a nessuno di godersi questi momenti fino alla fine”.

Da ultimo, lo studente dell’università di Bologna “si è detto grato a tutti coloro” che lo hanno sostenuto per “l’amore e la simpatia” espressi, che “mi hanno permesso di adattarmi più velocemente” di quanto si aspettasse. L’attvista ha chiesto infine a tutti di “augurargli buona fortuna” in vista dell’udienza.

L’Egitto ospiterà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27) “con Patrick Zaki ancora in queste condizioni inaccettabili”, ancora vittima di quella che è, di fatto, “una condanna preventiva”. Così il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, commentando il rinvio al 29 novembre dell’udienza al processo di Zaki.

Quello di oggi, emesso da un tribunale di Mansura, la città natale di Zaki, è l’ennesimo rinvio dell’udienza del processo. Noury, in un video messaggio all’agenzia Dire, sottolinea che le tempistiche di questa ultima proroga coincidono con l’inizio della Cop27 egiziana, prevista dal 6 al 12 novembre prossimi a Sharm El Sheikh, nota località turistica affacciata sul Mar Rosso.
Non è l’unica congiuntura temporale rilevante però. “Il governo uscente e quello entrante non devono perdere l’occasione di fare qualcosa per fare uscire Zaki da questo incubo“, afferma l’attivista in riferimento alle elezioni di domenica scorsa e alla formazione del prossimo esecutivo, che dovrebbe giurare entro metà novembre.

Noury denuncia poi che quella a cui è stato sottoposto Zaki “è di fatto una condanna preventiva: 22 mesi di carcere preventivi e poi nove mesi di processo e di limitazioni alla libertà personale, come quella che gli impedisce di tornare a Bologna, senza che sia stata emessa una condanna”, spiega Noury.

Zaki, nel suo tweet al termine dell’udienza, ha scritto che “sarà libero solo quando sarà a Bologna- sottolinea la docente- ed è così anche per noi”. Oltre al rinvio, ragiona ancora Monticelli, “fa male vedere che viene ancora una volta leso il suo diritto a difendersi. E’ una strategia, che mette a dura prova la sua psiche“. Per questo, insiste la docente, “bisogna sollecitare le Istituzioni perchè prendano una posizione forte: anche per loro questa situazione è una sconfitta. La difesa di Patrick è la difesa generale dei diritti umani. Se non continuassimo a sostenerlo sarebbe come abdicare alla difesa dei diritti umani”, ammonisce Monticelli.

(DIRE.IT)


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