Violenze fisiche e verbali, per la prof. si aprono le porte del carcere

La Cassazione ha confermato la condanna

di Redazione | 01 Marzo 2021 @ 06:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
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Tre mesi di reclusione, una condanna per abuso di mezzi di correzione. E’ quello che è successo ad un’insegnante di una scuola superiore. L’abuso consisteva nel trattare male gli studenti, la professoressa alzava il dito medio agli studenti o chiamava “cagne” le ragazze e “marciume” i maschi. 

Ma non finiva qui, la professoressa era anche solita parlare in modo dispregiativo del futuro dei suoi alunni, prevedendone un futuro da mantenute in cambio di favori sessuali, ad esempio, che era anche solita specificare. Ad aggravare ancora di più la situazione lanci di oggetti e spinte, studenti colpiti con libri e registri contro gli studenti di un istituito superiore.

La Cassazione ha confermato la condanna. Secondo la Corte, la professoressa metteva a rischio la salute dei ragazzi. Il processo era iniziato con la testimonianza di una collega e le tante segnalazioni di genitori e alunni. Alla professoressa non è stata riconosciuta alcuna attenuante. 

Violenze verbali e fisiche, umiliazioni “anche con riguardo alla sfera sessuale, che avevano determinato – sentenzia la Cassazione – un concreto pericolo per la salute mentale e fisica dei giovani alunni, adolescenti e perciò ancora tendenzialmente fragili sotto l’aspetto psichico”.

“Nell’abuso di mezzi di correzione o di disciplina la nozione di malattia è più ampia di quelle concernenti l’imputabilità o i fatti di lesione personale, estendendosi fino a comprendere ogni conseguenza traumatica e rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo”.


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