Violenza di genere, interventi dei Carabinieri raddoppiati nell’aquilano

di Alessio Ludovici | 29 Maggio 2024 @ 06:00 | CRONACA
Nicola Mirante
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L’AQUILA – E’ stato il colonnello Nicola Mirante, comandante provinciale dei Carabinieri dell’Aquila, a fare il punto, ieri in una conferenza stampa, sull’azione di contrasto alla “violenza di genere” ed in particolare sugli effetti del cosiddetto Codice rosso, la legge che dal 2019, impone rafforza la tutela dei soggetti più fragili ed esposti alla violenza.

“Il codice rosso è dedicato a tante fragilità” ha esordito Mirante, “ma le donne sono chiaramente le più colpite e i dati sono allarmanti”. Gli interventi dei Carabinieri sono aumentati del 100%, segno certamente di una maggiore capacità di denuncia da parte delle vittime ma anche di un fenomeno che sembra non accennare a diminuire.

“È importante denunciare” ha insistito Mirante che ha presentato i dati. Le richieste di intervento sono aumentate così come le misure cautelari. “Non bisogna avere paura. Venire da noi vuol dire uscire da una situazione di soprusi, il problema del resto è culturale prima ancora che giudiziario”.
Non tutti gli interventi producono immediatamente una denuncia, ma proprio per ovviare a questo “numero oscuro”, esiste un software interforze, chiamato Scudo, che tiene tutte le segnalazione in modo da accendere dei warning le segnalazioni su un individuo aumentano. E’ solo una delle possibilità della tecnologia. Mirante ha invitato anche a scarica l’app Where are You che consente di chiamare e chattare o inviare una chiamata muta. L’app è connessa alla centrale unica di emergenza 112 e con due semplici click si può inviare una richiesta d’aiuto.

La violenza di genere, che spesso si sviluppa all’interno dell’ambiente familiare, resta un crimine particolarmente odioso non sopportabile per una società civile ha ribadito Mirante.

Con l’entrata in vigore del “codice rosso” (L. 19 luglio 2019, n. 69), che ha introdotto nuovi articoli al codice penale, disciplinandone anche l’iter processuale, è stato messo a punto un meccanismo di “accelerazione procedimentale” e di tutela alle vittime di violenza di genere e domestica. Lo stesso meccanismo, a fine anno 2023, è stato ulteriormente rafforzato con il c.d. decreto Roccella (L. 168/2023), che introduce ulteriori strumenti di contrasto al ripudiante fenomeno in sensibile accrescimento. Particolarmente efficaci si sono rivelate le ristrette tempistiche d’intervento da parte della magistratura e polizia giudiziaria, che possono adottare immediati provvedimenti cautelari e pre-cautelari, come l’allontanamento dalla casa familiare. Altrettanto efficaci il ricorso al braccialetto elettronico e l’arresto in flagranza differita anche per la violazione dei provvedimenti in tema di allontanamento dalla casa familiare e divieto di avvicinamento. 

L’analisi dell’Arma è stata fatta sulla base del patrimonio informativo proveniente dalle cinque compagnie carabinieri che operano sull’intera provincia, che non consente una valutazione del “sommerso” (sebbene possibile) costituito dai casi non denunciati e nemmeno conosciuti.      

I reati per i quali i Carabinieri, a vari livelli, sono stati chiamati a intervenire durante l’anno appena trascorso ed i primi cinque mesi di quello corrente, dimostrano un trend in generale aumento. Allo scopo di avere una cognizione sulle proporzioni del fenomeno analizzato, raffrontando i periodi che vanno da gennaio a maggio per ciascuno degli anni considerati (2023 – 2024), risulta praticamente raddoppiato il numero degli interventi effettuati. Infatti, si è passato da 29 a 59 richieste di pronto intervento, un accrescimento quasi proporzionale al numero delle segnalazioni, in fumus di reato, raccolte e comunicate alle competenti procure della Repubblica presenti sul territorio (L’Aquila, Avezzano e Sulmona), che passano da 42 a 49 denunce per le quali si è proceduto a piede libero (+ 16,6%). In aumento anche gli arresti in flagranza, da 12 a 22 (+ 83,3%). Parimenti aumentate le ordinanze di custodia cautelare, emesse dall’A.G. a culmine delle indagini preliminari devolute ai reparti dell’Arma, da 18 a 24 misure cautelari personali eseguite (+ 33%) tra permanenza domiciliare e carcere, queste ultime leggermente prevalenti.    

Fortunatamente, spiegano dall’Arma, non si registrano casi di irreparabile gravità, sfociati nel femminicidio o nelle le lesioni personali di deformazione dell’aspetto della persona. A novembre scorso, si ricorderà, in un caso di particolare urgenza, una pattuglia di una stazione dell’aquilano, è intervenuta in soccorso di una donna accoltellata in casa dal marito. L’uomo venne immediatamente arrestato con l’accusa di tentato femminicidio. 

Recentemente, e in netta controtendenza, è stato registrato un solo caso di atti persecutori che vede la parte vessata essere rappresentata dal genere maschile. In tal caso si è optato per il ricorso all’istituto dell’”ammonimento” diretto all’ex compagna, richiesto direttamente dalla parte offesa.       

La guardia alzata contro la “violenza di genere”, non sempre caratterizzata da atti di particolare gravità o aggressività, come ad esempio le liti verbali, subdole azioni o atteggiamenti lesivi, che pure potrebbero assumere un rilievo penale, resta comunque alta. 

Al fine di identificare tali fenomeni, che spesso rimangono sepolti al di’ sotto di una apparente normalità, anche l’ascolto delle vittime assume una prioritaria importanza. A tal fine è particolarmente curata la formazione e la sensibilità del personale schierato. In diverse caserme state allestite apposite stanze che possano agevolare un approccio informale ed empatico con le vittime, affinché possa facilitarsi l’inizio di una difficile cicatrizzazione del vulnus subìto dalle stesse vittime.  


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