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Villetta Barrea, i cervi “educati” sulle strisce: ma cosa succede veramente?

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise interviene dopo tre episodi in meno di quindici giorni. L’invito è a cambiare comportamento e a mantenere le distanze, mentre si cerca di capire perché quest’anno gli animali sembrino più confidenti e reattivi

A Villetta Barreaormai può capitare anche questo: due cervi si fermano sulle strisce pedonali, sostano per qualche istante e poi attraversano la strada verso la pizzeria, mentre un altro esemplare si aggira poco più avanti, nei pressi del postamat. Una scena, quella ripresa da Paolo Forconi, senz’altro curiosa e divertente, ma dietro questa presenza sempre più ravvicinata degli animali al centro abitato si nasconde una situazione che ha assunto contorni molto più delicati.

I cervi, infatti, sembrano ormai muoversi con più disinvoltura tra le strade del paese, tanto da arrivare anche sulle strisce pedonali. E agli automobilisti non resta che fermarsi e aspettare che siano loro a completare l’attraversamento.

Ma cosa sta succedendo davvero a Villetta Barrea? Perché quest’anno la presenza dei cervi sembra essere diventata ancora più evidente e, soprattutto, perché si sono verificati episodi di aggressività che in precedenza non si erano manifestati con la stessa frequenza?

A fare il punto è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che ha diffuso un comunicato proprio per cercare di spiegare quanto sta accadendo.

“Tre episodi in meno di quindici giorni. Tre persone attaccate da cervi. E, nell’ultimo caso, ancora una volta è stato necessario il ricovero in ospedale. A questo punto è chiaro che non possiamo continuare a comportarci con questi animali come abbiamo fatto per anni. Tre aggressioni con conseguenze sanitarie serie impongono però anche di capire cosa può essere cambiato”.

Il quadro, dunque, è diverso da quello a cui gli abitanti e i visitatori erano abituati. I cervi fanno da tempo parte del paesaggio di Villetta Barrea, dove la loro presenza è diventata quasi una caratteristica del paese. Ma proprio questa consuetudine potrebbe avere contribuito a modificare il rapporto tra persone e animali.

Il Comune ha nel frattempo emanato un’ordinanza urgente con regole precise sulla distanza da mantenere e sui comportamenti da evitare: “mai avvicinarsi a meno di 25 metri dai cervi, distanza che sale a 50 metri in presenza di femmine con piccoli; non sostare vicino agli animali durante il periodo degli amori; è vietato alimentarli, inseguirli, circondarli, sbarrarne la via di fuga o avvicinarsi per fotografie e video. I cani devono essere tenuti al guinzaglio corto. Le violazioni possono comportare sanzioni da 25 a 500 euro”.

L’ordinanza chiede inoltre al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise un monitoraggio rafforzato della presenza dei cervi nel centro abitato e il supporto tecnico necessario alla gestione della situazione.

Ma la domanda che in molti si stanno ponendo rimane la stessa: perché proprio quest’anno?

Ci sono però diverse ipotesi che potrebbero essersi sommate e aver prodotto una situazione nuova.

“Durante il bramito i maschi sono fisiologicamente molto più competitivi e reattivi. Sappiamo inoltre che la composizione sociale conta molto: età, rango e presenza di altri maschi possono modificare le interazioni agonistiche e il comportamento.
Una delle ipotesi da verificare è quindi che quest’anno sia cambiata la struttura dei gruppi presenti intorno al paese, per esempio con una maggiore presenza di giovani maschi antagonisti intorno ai dominanti. Potrebbe essere cambiata anche la distribuzione degli animali, con femmine e maschi che utilizzano in modo diverso rispetto agli anni precedenti alcune aree del centro abitato e delle sue immediate vicinanze”.

Non sarebbe quindi soltanto una questione di “quanti” cervi ci sono, ma anche di come sono composti i gruppi, quali animali si trovano in determinate zone e quali dinamiche si instaurano tra i maschi durante il periodo riproduttivo.

Un altro elemento è il rapporto costruito negli anni tra gli animali e le persone.

“La letteratura sui cervidi mostra inoltre che non tutti gli individui reagiscono allo stesso modo: alcuni sono più confidenti nei confronti dell’uomo, altri molto meno. E anche il comportamento dello stesso animale può cambiare in funzione dell’età, della competizione, della presenza delle femmine e del contesto”.

“Va anche detto che l’abitudine reciproca può ridurre le distanze”, prosegue il comunicato. “Quando per anni migliaia di persone si avvicinano troppo, li fotografano da pochi metri o li alimentano, contribuiscono a rendere questi animali sempre più confidenti. Durante il periodo riproduttivo, però, quelle stesse distanze possono diventare decisive.”.

È proprio qui che la scena dei cervi sulle strisce assume un significato diverso. Vederli attraversare tranquillamente la strada può sembrare quasi uno spettacolo, ma la loro apparente tranquillità non deve essere interpretata come quella di animali domestici.

“Potremmo trovarci quindi davanti a una combinazione nuova: animali meno inclini ad allontanarsi + persone abituate da anni alla loro presenza ravvicinata + dinamiche sociali diverse + maschi nel pieno della competizione riproduttiva. Forse quest’anno questa combinazione ha superato una soglia”.

La confidenza è nostra. La selvaticità è loro.

La domanda ora è capire che cosa sia cambiato. E, soprattutto, riuscire a ristabilire una distanza che negli anni, forse, si è progressivamente accorciata.