Vigilante condannato, per aver perquisito l’intimo di un cliente

di Redazione | 24 Aprile 2021 @ 06:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
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Vigilante condannato. La Cassazione ha confermato la condanna per un vigilantes impiegato presso un negozio Decathlon. Una perquisizione un po’ troppo “scrupolosa” secondo la suprema Corte, che ha interessato anche la biancheria intima. La contestazione era di violenza sessuale, il primo giudice aveva il fatto come violenza privata e la Corte d’Appello derubricato il tutto ad usurpazione di una funzione pubblica.

La Cassazione confermando la sentenza della Corte d’Appello, ha ribadito i limiti di dette perquisizioni, ben diverse da quelle che può fare un agente di pubblica sicurezza ad esempio. Gli addetti alla vigilanza possono controllare gli ingressi e bloccare chi non è munito di regolare scontrino. A denunciare il vigilantes erano gli stessi ragazzi fermati. Questi hanno descritto il vigilante e lo hanno riconosciuto da una foto. I ragazzi infatti sono stati a diretto contatto con lui nel corso della perquisizione che si era svolta in un bagno dell’esercizio commerciale. La Cassazione conferma anche la scelta di negare le attenuanti generiche, per «per le modalità odiose e prevaricatrici della condotta».


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