Videosorveglianza privata, le regole del Garante per evitare il far west

di Alessio Ludovici | 09 Febbraio 2022 @ 06:31 | LA LEGGE E LA DIFESA
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L’AQUILA – Ormai ovunque anche a L’Aquila, i sistemi di videosorveglianza privata sono però regolati da una rigida normativa. Regole spesso e volentieri disapplicate, tanto che il Garante della Privacy si è visto nuovamente costretto a sollecitare le regole per un corretto utilizzo di questi strumenti.

L’installazione di strumenti di videosorveglianza, infatti, non è solo un problema tecnico, ma anche e soprattutto di privacy. In ogni città, compresa L’Aquila, è purtroppo normale vedere telecamere private puntate ovunque, su piazze, strade, pertinenze comuni di condomini, ecc. Nulla di più sbagliato.

Per sensibilizzare ad un corretto utilizzo della tecnologia il Garante Privacy ha pubblicato una scheda informatica che in pochi semplici passaggi spiega cosa si può fare e cosa no, secondo le indicazioni sulla normativa per la videosorveglianza privata. La scheda ha finalità meramente divulgative ed è disponibile, insieme alla normativa, sul sito istituzionale del Garante, alla pagina tematica https://www.gpdp.it/temi/videosorveglianza.

La guida intanto ribadisce che i sistemi di videosorveglianza possono essere installati senza alcuna autorizzazione e formalità. Ma questo a patto che si rispettino i successivi requisiti.

Le telecamere devono essere idonee a riprendere soltanto le aree di propria esclusiva pertinenza.

Devono essere attivate misure tecniche per oscurare porzioni di immagini ogni volta che, per tutelare  adeguatamente la sicurezza propria o dei propri beni, sia inevitabile riprendere parzialmente anche aree di terzi.

Infine, per non incorrere in violazioni delle norme sulla privacy, che nei casi in cui sulle aree riprese insista una servitù di passaggio in capo a terzi, sia acquisito formalmente e una tantum il consenso del soggetto titolare di quel diritto.

Le sanzioni: civili, amministrative e penali

Installare un sistema di videosorveglianza privata senza attenersi alle regole previste dalla legge può esporre il proprietario a sanzioni relative all’illecito trattamento dei dati personali ma può anche esporre a conseguenze penali.  Sotto il profilo penalistico, infatti, riprendere soggetti terzi senza la loro autorizzazione può integrare il reato di interferenze illecite nella vita privata. Per la fattispecie  è prevista la sanzione della reclusione da 6 mesi a 4 anni, e sul piano civilistico, il risarcimento del danno morale cagionato a colui che è stato spiato.


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