Videosorveglianza dei lavoratori, in certi casi anche senza accordo sindacale

di Redazione | 07 Maggio 2021, @06:05 | LA LEGGE E LA DIFESA
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Nuova pronuncia sulla videosorveglianza, la cui presenza sempre più invadente finisce sempre più spesso per nelle aule di tribunale. Con la sentenza n. 3255 del 27.01.2021, la Corte di Cassazione, infatti, si è pronunciata sulla leicità o meno di un sistema di videoserveglianza di un’azienda.  Le telecamere erano state installate senza accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro. L’ispettorato, anzi, ne aveva vietata l’installazione.

La Corte ha però riconosciuto la liceità dell’impianti perché rivolto verso gli scaffali dove veniva spesso a mancare della merce e le casse e quindi strettamente funzionale alle attività dell’azienda, non al controllo dei lavoratori. 

L’imprenditore in prima istanza veniva condannato dal Tribunale di Viterbo per aver violato lo Statuto dei Lavoratori che stabilisce quanto segue in materia: “Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali.”
Misure che servono quindi a salvaguardare la dignità e la riservatezza del lavoratore. Nel caso specifico però è stato considerata l’ipotesi dei controlli difensivi da parte dell’imprenditore, ossia di quei controlli diretti ad accertare la commissione di illeciti da parte del lavoratore. L’imprenditore sosteneva infatti di aver installato l’impianto di videosorveglianza solo a seguito della riscontrata mancanza di merci.

La Corte di Cassazione gli ha dato ragione e ha annullato la condanna nei confronti del datore di lavoro


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