Vicolaccio, D’Antonio: “E’ mancato un progetto, va dato un senso a questa arteria”

di Alessio Ludovici | 11 Aprile 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Prosegue il percorso partecipativo dell’associazione Urban Center L’Aquila, che ha ideato e organizzato “QUID – Un quartiere di idee”, un tentativo di proporre, insieme ai cittadini, un progetto di rigenerazione urbana del quartiere di Fontesecco. 
Lo ha ribadito venerdì la presidente dell’Urban Center, Giulia Tomassi, introducendo la presentazione del libro Il vicolaccio dell’Aquila. Storie e immagini della città perduta”. Presentazione pubblica ma tenuta online a causa delle restrizioni Covid e alla quale hanno partecipato come relatori anche i professori Romolo Continenza e Carla Bartolomucci. Il testo di Maurizio D’Antonio ripercorre le vicende di due interventi urbanistici che hanno profondamente modificato il centro dell’Aquila, via Duca degli Abruzzi e via Sallustio. L’eccezionale documentazione fotografica a corredo del testo è fornita da Pio Elia. 

“Via Sallustio – ha innanzitutto spiegato D’Antonio – conosciuta in modo dispregiativo come il “vicolaccio” si è chiamata in modi diversi. Prima via Italo Balbo, poi Giacomo Matteotti dopo la guerra e quindi via Sallustio. La strada era concepita con lo scopo di collegare più efficacemente il centro cittadino con la stazione ferroviaria. L’operazione però è avvenuta sacrificando un’estesa area ricca di storia e di monumenti come Santa Caterina, la Beata Antonia e altri che furono totalmente o parzialmente demoliti. “

Il testo in qualche modo è esemplificativo di un tema che ha una sua vivissima attualità ha spiegato l’architetto. “E’ la conservazione del tessuto edilizio minore, che sostanzia il carattere dei centri storici” e che è stato la vera vittima di quell’intervento. D’Antonio ne ha quindi ripercorso la vicenda storica, che inizia dalla seconda metà dell’800 quando “si afferma un’esigenza di ridisegnare la città per favorirne lo sviluppo economico”. “Fino ad allora le operazioni di modifica dell’assetto urbanistico erano dovute ai terremoti con l’eccezione della costruzione del castello e l’istituzione del collegio dei gesuiti”.

Nella seconda metà dell’800 c’è l’allargamento del corso e nasce via XX Settembre, all’epoca strada per la stazione, e di lì a pochi anni si comincia a parlare dell’ipotesi di un asse di penetrazione da via XX settembre.

Idea che sarà formalizzata subito dopo il terremoto del 1915 con una proposta di una commissione del comune. L’intento però, racconta D’Antonio, era anche quello di “cancellare una parte di città ritenuta poco igienica.” Decisione all’epoca fortemente criticata da Cesare Rivera. Per Rivera lo sventramento era inutile e contestava anche l’esistenza del problema igienico, da cui il “vicolaccio” appunto. Rivera è anche il primo ad ipotizzare il cavalcavia, che noi oggi conosciamo come Ponte Belvedere.

E la storia, secondo D’Antonio, gli ha dato perfettamente ragione. Via Sallustio si è dimostrata inutile rispetto agli scopi e la gestione dell’intervento è stata a dir poco disordinata. 
“Un processo di demolizione lungo 10 anni e che solo nel 1951 troverà una definizione urbanistica definitiva”. Ma con un alto prezzo da pagare. “Abbiamo perso in tutto o in parte strade storiche, via delle Malve, degli Scarabei, dell’Ortica e parte di via Angioina, via Sassa, via Patini, ecc. Ma soprattutto abbiamo perso il tessuto edilizio minore. E’ mancata un’idea che è mancata anche dopo la ricostruzione odierna.”

In questa ricostruzione, concordano Carla Bartolomucci e D’Antonio, sarebbe servita un’armonia che “cercasse di dare un senso a una strada che un senso non ce l’ha”. Era un quartiere vivo Fontesecco, spiega invece Continenza nel suo intervento. Continenza si sofferma a lungo sui particolari di vita che anche le foto raccontano, con bambini e persone ovunque.

Ed è un po’ questo il senso di Quid, il percorso partecipativo di oggi sul cosiddetto vicolaccio. Un senso a questa arteria non gli è stato dato neanche con la nuova ricostruzione ma si può provare ancora ad immaginarne un assetto e una funzione. L’obiettivo di Quid è proprio fornire all’Amministrazione, insieme ai cittadini e alle cittadine che parteciperanno, validi spunti per migliorare il quartiere. Per dare il proprio contributo basta si può partecipare al questionario. Scade proprio oggi 11 aprile: https://bit.ly/3lLYm4C oppure è possibile iscriversi ai tavoli partecipativi che si terranno il 16, 17 e 18 aprile: https://bit.ly/3d5AHIv


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