Vicenda Dompè, il presidente del Consiglio comunale Tinari: “La città non può perdere occupazione”

di Redazione | 28 Luglio 2021 @ 12:06 | ATTUALITA'
Roberto Tinari
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L’AQUILA – “Le notizie allarmanti, sotto il profilo della perdita di posti di lavoro, che provengono dallo stabilimento aquilano della Dompè devono preoccupare tutti. A cominciare dalla classe politica, che, senza divisioni di alcun genere, è tenuta ora più che mai a scendere in campo per scongiurare questo dramma. L’azienda farmaceutica in questione ha più che raddoppiato i ricavi in 3 anni e ha ottenuto fondi per l’ampliamento del sito aquilano. Nonostante questo, 30 contratti di somministrazione non saranno rinnovati e il premio di partecipazione non sarà pagato al personale”.

Lo afferma Roberto Tinari, presidente del Consiglio comunale dell’Aquila.

“Una situazione assurda, che non può lasciare indifferenti. Nessuno pensi che, siccome si tratta di rapporti contrattuali che non comportano dipendenza diretta dall’azienda, la cessazione di tale rapporto non crea perdita di lavoro – aggiunge Tinari -. Qui parliamo di 30 addetti, molti dei quali con un bagaglio professionale acquisito in azienda con anni di sacrifici, e di altrettante famiglie che rischiano di trovarsi improvvisamente sul lastrico. E un apparato di dipendenti che vedono ridursi il salario, per via del mancato rinnovo dell’integrazione che prevede la premialità per il raggiungimento degli obiettivi. Con i tempi che corrono, è grave. Con tutte il rispetto per il prestigio di una delle principali industrie farmaceutiche internazionali, ma la motivazione resa ai sindacati secondo la quale queste decisioni hanno, come presupposto, una congiuntura economica sfavorevole, non regge. Il fatturato, come detto, è salito: quale sarebbe la situazione negativa?”

Tinari conclude: “Il consigliere regionale Pietrucci già ha sollevato il problema, insieme ai sindacati. Ma della questione devono farsi carico tutti, con una condivisione di azioni significative che vedano coinvolti i parlamentari e le istituzioni, a cominciare da Regione e Comune. La politica deve farsi carico di affrontare la questione, a fianco delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, con determinazione e con la convinzione di riuscire nell’intento di salvare i salari. L’abbiamo detto e ripetuto migliaia di volte: L’Aquila non è una città come tutte le altre. Tra terremoto e pandemia sono 12 anni che lotta ogni giorno per rinascere. Dare una spallata al reddito di 270 persone, tra dipendenti e somministrati, è un colpo durissimo ai danni di centinaia di famiglie e di un’intera comunità. Se ne renda conto la Dompè e non dimentichiamolo noi”.


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