Venezia festeggia oggi la festa della Madonna della Salute

Per ricordare la fine dell'epidemia di peste che l'ha devastata nel 1630

di Lorenzo Mayer | 21 Novembre 2021 @ 06:07 | EVENTI
Madonna della salute - Venezia
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VENEZIA – Venezia festeggia, anche quest’anno, con devozione e sentimento vero come avviene da secoli, domenica 21 novembre, la Madonna della Salute, una ricorrenza molto sentita in città che ricorda, proprio in questo giorno, un momento importante della sua storia, la fine dell’epidemia di peste che l’ha devastata nel 1630. E’ la festa più amata da tutti i veneziani e richiamerà migliaia di pellegrini da tutto il Comune e perciò anche dalla terraferma.

Le celebrazioni hanno avuto inizio da giovedì 18 con l’inaugurazione del ponte votivo di barche da parte del Patriarca monsignor Francesco Moraglia dalle autorità civili e militari. Il ponte rimarrà allestito fino alle ore 6 di lunedì 22. Tra gli appuntamenti più significativi, sabato 20, alle 18.15 l’avvio del Pellegrinaggio dei giovani, e poi, domenica 21, il grande pontificale della festa presieduto in Basilica alle ore 10 dal Patriarca Francesco.

Anche la più importante e prestigiosa squadra di basket della città l’Umana Reyer con le sue due prime squadre, maschile e femminile, con le ragazze campionesse d’Italia, non è voluta mancare a questo appuntamento di devozione popolare.    

 Non c’è vento, pioggia o neve che tenga, alla Salute è un dovere andare ad accendere una candela in chiesa, attraversare il ponte votivo che collega il sestiere di San Marco con quello di Dorsoduro, mangiare una frittella negli stand gastronomici e per i più piccoli, compare il palloncino del proprio personaggio dei cartoni preferito.

Il legame tra Venezia e la peste è fatto di morte e di sofferenza, ma anche di rivalsa e di volontà e forza di lottare e ripartire. La Serenissima ricorda due grandi pestilenze, delle quali la città porta ancora i segni. Episodi drammatici che causarono in pochi mesi decine di migliaia di morti: tra il 954 e il 1793 Venezia registrò in totale sessantanove episodi di pestilenze. Tra questi, la più importante fu quella del 1630, che portò poi all’edificazione del tempio della Salute, a firma di Baldassare Longhena, e che costò alla Repubblica 450 mila ducati.

La peste si diffuse a macchia d’olio, prima nel rione di San Vio, poi in tutta la città, aiutata anche dall’incoscienza dei mercanti che rivendevano gli indumenti dei morti. Gli allora 150 mila abitanti vennero presi dal panico, i lazzaretti erano stracolmi, negli angoli delle calli venivano abbandonati i cadaveri dei morti da contagio.  Il patriarca Giovanni Tiepolo ordinò che dal 23 al 30 settembre del 1630 si tenessero delle preghiere pubbliche in tutta la città, specialmente nella cattedrale di San Pietro di Castello, allora sede patriarcale. A queste preghiere si unirono il doge Nicolò Contarini e tutto il Senato. Il 22 ottobre si deliberò che per 15 sabati si dovesse svolgere una processione in onore della Maria Nicopeja. Ma la peste continuava a mietere vittime. Solo nel mese di novembre si registrarono quasi 12 mila vittime. Intanto si continuava a pregare la Madonna e il Senato deliberò che, così come accadde nel 1576 con il voto al Redentore, si facesse voto di edificare una chiesa da dedicare alla “Vergine Santissima, intitolandola Santa Maria della Salute”. Inoltre, il Senato deliberò che ogni anno, nel giorno ufficiale della fine del contagio, i dogi dovessero andare solennemente a visitare questa chiesa, a memoria della gratitudine verso la Madonna. Furono stanziati i primi ducati d’oro e nel gennaio del 1632 si cominciarono a smantellare le mura delle case vecchie nell’area adiacente a Punta della Dogana. La peste, finalmente decrebbe. Con quasi 50mila vittime solo a Venezia, il morbo aveva messo in ginocchio anche tutto il territorio della Serenissima, registrando circa 700 mila morti in due anni. Il tempio venne consacrato il 9 novembre del 1687, dopo mezzo secolo dal propagarsi del morbo, e la data della festa fu spostata ufficialmente al 21 novembre.  Solo per una settimana all’anno, in occasione della Madonna della Salute, si può infatti gustare la “castradina”, un piatto a base di montone che nasce come un omaggio ai Dalmati. Perché durante la pandemia solo i Dalmati continuarono ad approvvigionare la città trasportando nei trabaccoli la carne di montone affumicata. La spalla e la coscia del castrato o agnellone venivano preparate quasi come i prosciutti di oggi, salate e massaggiate con una concia fatta da un mix di sale, pepe nero, chiodi di garofano, bacche di ginepro e fiori di finocchietto selvatico. Dopo la preparazione, i pezzi di carne venivano asciugati e affumicati leggermente e appesi all’esterno dei camini per almeno quaranta giorni.  La Festa si caratterizza anche quest’anno per il dono dell’indulgenza plenaria concessa dalla Santa Sede: avrà una estensione che andrà dal 18 al 21 novembre, sia per i fedeli che pregheranno piamente per congruo tempo alla Salute che per coloro che si recheranno in pellegrinaggio presso una qualsiasi delle altre chiese di tutto il territorio del Patriarcato, sia parrocchiali che rettorali (compresi, quindi, cappelle, oratori e piccoli santuari). Anche gli infermi o coloro che sono accolti presso ospedali, case di riposo, infine anche i carcerati delle case circondariali, potranno ottenere l’indulgenza, se pregheranno il Santo Rosario dinanzi ad una immagine della Vergine. L’indulgenza plenaria comprende, ovviamente, anche la S. Messa del 21 presieduta dal Patriarca, sia per i fedeli presenti che per coloro che partecipano attraverso i nuovi mezzi di comunicazione sociale, come ad esempio la diretta sulla pagina Facebook di Gente Veneta. L’indulgenza sarà concessa alle solite condizioni: esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale, confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Si tratta perciò di un dono ampio, che la Santa Sede ha esteso con particolare larghezza, in modo da poter abbracciare tutti i fedeli della Diocesi, soprattutto quelli che non potranno recarsi alla Salute. Ricordiamo la confessione sacramentale e la comunione possono essere ricevute sia otto giorni prima, sia entro giorni dopo l’atto connesso all’indulgenza. Le Sante Messe: l’Eucaristia sarà celebrata alla Salute, ma con un numero di celebrazioni ridotte rispetto agli altri anni. Si suggerisce di vivere la Santa Messa di domenica 21 nelle parrocchie. Presso la Salute, il 21 novembre, i fedeli avranno la possibilità di partecipare ad alcune Messe al mattino presto e alla sera, nel limite dei posti disponibili in chiesa. 

Le regole di contingentamento imporranno alcune accortezze ulteriori: sarà possibile partecipare alle Sante Messe previste dall’orario, ma solo nel limite dei posti disponibili in chiesa: potranno essere presenti 75 fedeli nei posti a sedere. Sarà possibile offrire una candela alla Madonna, ma non vi sarà assembramento presso le cosiddette “torciere”: infatti alcuni volontari saranno impegnati nell’accendere simbolicamente una parte delle candele appositamente raccolte nei contenitori posti in basilica. Come già si è fatto l’anno scorso, tutte le candele saranno fuse e il ricavato della cera venduta sarà destinato alla Caritas Veneziana. Così l’offerta votiva si trasformerà in un gesto di carità.

 

 


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