Val di Sangro, lavoratore con la febbre torna a casa in bus: Fiom “Rischio aumento contagi”

di Redazione | 03 Maggio 2020 @ 14:37 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Si stava dirigendo al lavoro in fabbrica con la febbre a 38 e, non potendo prendere servizio, è salito sul primo autobus assieme ad altri colleghi per tornare a casa.

È avvenuto nei giorni scorsi ad un operaio della Val di Sangro. La vicenda è stata resa nota dalla Fiom Cgil Chieti che in una lettera aperta al presidente della Regione Marco Marsilio e agli assessori regionali, ha evidenziato come la ripartenza “deve essere accompagnata da regolare chiare e nulla doveva essere lasciato al caso”.

“La Regione avrebbe dovuto far fare il test sierologico o il tampone, si sarebbero dovuti fare 10 mila test a tutti i dipendenti dell’industria e dei servizi della Val di Sangro, degli autisti che portano persone – ha detto Alfredo Fegatelli, segretario generale provinciale della Fiom di Chieti -. Siamo stati fermi quasi un mese e mezzo e ce la facevano a farli. Zaia ha fatto un test a tappeto su tutta la Regione e non è che la regione Veneto sia più piccola dell’Abruzzo. Se fossi stato il presidente della Regione, preoccupato della mia popolazione avrei preso una tenda, un presidio di controllo in accordo con la Protezione Civile, e l’avrei messa nei vari nuclei industriali dove, se succede un caso del genere, prendo la persona, la porto lì dentro, gli faccio il test e riporto il lavoratore a casa o trovo un sistema per riportare il lavoratore a casa. Se a causa di negligenze organizzative dovesse impennarsi la curva del contagio, non solo sarà un danno alla salute per molti cittadini, ma si metterà a rischio l’intero sistema produttivo”.

MARCOZZI: “GRAVI CARENZE NEL SISTEMA DI SICUREZZA REGIONALE”

“È bastata meno di una settimana dalla riapertura dell’area industriale della Val di Sangro perché si palesasse la prima, enorme, falla nel sistema di sicurezza per la salute dei lavoratori a cui avrebbe dovuto lavorare la Giunta Lega-Fdi-Fi. La notizia che, pochi giorni fa, un lavoratore si sia presentato in azienda con la febbre a 38 e, dopo avergli impedito di iniziare il turno, gli sia stato consentito di tornare a casa a bordo di un pullman come nulla fosse, col rischio di essere un vettore del Coronavirus, dimostra come il protocollo di sicurezza studiato da Regione Abruzzo – sperando che ce ne sia uno – sia completamente da rivedere. Siamo costretti a lasciare col fiato sospeso centinaia di persone in attesa del risultato del tampone che, grazie alla totale disorganizzazione del centro destra abruzzese, ha tempi medi di attesa di circa 15 giorni. E se dovesse risultare positivo, il potenziale danno sarebbe incalcolabile, visto l’enorme numero di persone che lì lavorano. Per questo, depositerò un’interpellanza urgente per conoscere dal Presidente Marsilio in ogni minimo dettaglio come siano andati i fatti e per capire quale organizzazione abbia stilato il centro destro a tutela dei lavoratori”.

Lo annuncia il capogruppo M5s in Regione Abruzzo Sara Marcozzi, che prosegue: “La prima reazione arrivata dalla Giunta per voce dell’assessore Febbo, che si è limitato ad accusare il lavoratore, è perfettamente in linea col modus operandi di Marsilio, della Lega, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia: scaricare responsabilità e colpe su altri, sia esso una singola persona o direttamente il Governo nazionale. La verità è che lo scaricabarile fatto anche in questa circostanza da parte di chi ha il dovere di amministrare la nostra Regione e garantire la salute di chi ci lavora, lascia trasparire tutta l’inadeguatezza nella gestione delle emergenze”.

“La necessità di riaprire e di ripartire a tutti i costi, pur di anticipare il Governo nazionale, rischia di fare male alla salute degli abruzzesi se non è accompagnata da una pianificazione seria. Già il caos delle ordinanze emanate da Marsilio per il weekend del primo maggio, con le passeggiate di Pescara che si sono riempite di migliaia di persone non a distanza di almeno un metro l’una dell’altra, hanno creato un precedente molto grave. Adesso si aggiunge questo caso che colpisce anche il mondo del lavoro. La speranza è che il tampone al lavoratore risultati negativo, ma è inaccettabile che un Governo regionale debba affidarsi alla fortuna quando di mezzo c’è la salute dei cittadini. Pretendo di avere risposte chiare, e chi ha sbagliato se ne dovrà assumere le proprie responsabilità davanti agli abruzzesi”, conclude.

FEBBO: “FALLA SUL PROTOCOLLO”

“L’episodio accaduto ieri in val di Sangro alla Sevel, al di là del comportamento irresponsabile del lavoratore che con 38 di febbre ha preso un mezzo pubblico per recarsi in azienda mettendo a rischio contagio migliaia di colleghi e la stessa azienda, ha fatto emergere una “falla” rispetto al rigido protocollo nazionale del 14 marzo e quello ancora più sensibile del 9 aprile sottoscritto tra Fca e Oo.Ss”.

È quanto ammette l’assessore alle attività produttive Mauro Febbo.

Febbo spiega che “Il lavoratore è stato prontamente rintracciato dalla Asl di Lanciano Vasto Chieti e assoggettato a tampone e sono stati rintracciati i colleghi di viaggio (solo andata perché per il ritorno il concessionario ha garantito il rientro in isolamento) che saranno anch’essi assoggettati a tampone”.

L’assessore prosegue dicendo:”Provvederò a convocare anche il collega del Molise affinché stesso protocollo sia recepito anche da loro poiché molti lavoratori della Val di Sangro provengono dalla regione limitrofa.

FIOM:”FEBBO CONTRO I PIU’ DEBOLI”

“Ancora una volta l’assessore Febbo ha perso un’occasione. Come sempre capita, la colpa è sempre degli altri e sempre dei più deboli. L’assessore Febbo, sa che ci sono Lavoratori che per andare a lavorare in Val di Sangro escono di casa alle 3.30 di mattina e devono prendere più autobus e fare più di 2 ore di viaggio? Visto che la febbre non viene a comando, l’assessore, ha valutato che la temperatura corporea in due ore può subire delle variazioni?”.

E’ la risposta di Alfredo Fegatelli, segretario regionale Fiom dopo i fatti del lavoratore al lavoro con la febbre alla Sevel.

“Se un Lavoratore dovesse manifestare dei sintomi durante il viaggio, la Regione ha previsto quale deve essere il comportamento che si deve adottare? – si chiede fegatelli – Egregio assessore, la Fiom si è sempre distinta per essere avanguardia, è lei con quella risposta difensiva che ha dimostrato di essere retroguardia. Perché non avete previsto di misurare la temperatura prima di salire sugli autobus? Perché non avete previsto di fornire un servizio immediato di diagnosi in questi casi? Non aver accolto il nostro invito a coordinarsi con il Molise è stato un grave errore. Forse l’assessore pensa che il virus arrivato al confine dell’Abruzzo magicamente sparisce?”.

Per Fegatelli “noi non solo evidenziamo le criticità ma facciamo anche delle proposte.

È tanto interesse delle aziende quanto quello vostro di lavorare per salvaguardare la salute dei Lavoratori, e visto che voi amministratori spesso subite il fascino del mondo imprenditoriale preoccupatevi almeno di salvaguardare il futuro del tessuto industriale. Un’ultima considerazione: quello che è successo a Pescara il Primo Maggio, secondo lei è colpa dei cittadini Pescaresi o della confusione che avete generato per affermare di essere più bravi nella riapertura anticipando la Fase 2?


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