Vaccini, Fials: “Patentino immunità per chi opera in reparti sensibili. Obbligo è sconfitta della ragione”

di Redazione | 18 Gennaio 2021 @ 11:25 | ATTUALITA'
Patentino immunità per chi opera in reparti sensibili.
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ROMA – “L’obbligo di vaccinazione contro il coronavirus potrebbe essere un’ipotesi costituzionalmente praticabile solo attraverso una legge del Parlamento o di un decreto legge del governo che sia poi convertito in legge. Ma è anche vero che ricorrere all’obbligo è sempre un po’ una sconfitta della ragione. Una possibile soluzione sarebbe quella di un mix di promozione e moral suasion. E solo se i risultati non dovessero essere quelli sperati, si potrebbe pensare di inserire una clausola per gli operatori sanitari e rendere obbligatorio il vaccino per quelli a stretto contatto con il pubblico, prevedendo un patentino d’immunità”. Così Giuseppe Carbone, segretario generale del sindacato Fials, sullo stop dei giorni scorsi all’università Cattolica di Brescia ai tirocini per gli studenti infermieri senza vaccinazione.

Una decisione che ha destato scalpore e alla quale altre simili potrebbero presto seguire, soprattutto con l’intento di tutelare le persone più fragili. E proprio per superare questa impasse, Carbone ha parlato del “patentino di immunità, che in un’intesa tra Ministero della Salute, Ordini Professionali e sindacati del personale del SSN, potrebbe essere un requisito per le professioni sanitarie e socio sanitarie che svolgono le loro competenze in reparti più sensibili e critici”. In altre parole, “se si vuole svolgere l’attività in queste aree – sottolinea – devi metterti in condizioni di dare sicurezza”.

“Ritengo opportuno, come richiesto più volte al Ministro della Salute Roberto Speranza, che i sindacati vengano coinvolti in questo percorso di sensibilizzazione alla vaccinazione, specie per gli stessi operatori. Non a caso – ha spiegato il segretario generale Fials – sindacati e ordini professionali sono uniti nell’appello pro vaccino. Uno strumento potentissimo di difesa dei cittadini e della nostra professione che durante la pandemia ha subito troppe perdite. Non dobbiamo assolutamente sottrarci, e non solo perché la deontologia lo impone”.

“Come giustamente afferma il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, la gestione della propria salute – conclude Carbone – è rimessa soprattutto all’autodeterminazione del soggetto, ma va al tempo stesso inserita in un discorso di obbligo di solidarietà e dunque con la previsione della possibilità di dover sottostare a indicazioni dello Stato, che ad esempio renda obbligatori in tempo di pandemia l’uso del vaccino”.

 


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