Usca, triage telefonico automatico e attese infinite. La testimonianza di una mamma

Controlli medici con centralino automatico: "Ha febbre? ha tosse? Digiti 1 per si 3 per no"

di Cristina D'Armi | 02 Dicembre 2020 @ 07:00 | RACCONTANDO
triage usca covid
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L’AQUILA – Scrive a Laquilablog una lettrice, cittadina aquilana, che ha dovuto prima assistere al contagio delle persone a lei più care, e poi vivere sulla sua pelle l’esperienza del coronavirus. Un’esperienza di solitudine e “cattiva gestione di ogni servizio”,  così ha definito “i suoi quasi 40 giorni di malattia”.

Mia figlia è risultata positiva al covid con tampone del 24 ottobre. La comunicazione ufficiale, tramite chiamata Asl, è arrivata SOLO il 29 ottobre, dopo ben 5 giorni.  Quel giorno  – spiega – anche io stavo male: febbre, tosse e altro”, Con sintomi così evidenti l’addetta al tracciamento voleva prenotarmi un tampone, da fare presso il drive in di Collemaggio, solo il 2 novembre. Ho insistito, stando male, non potendo uscire e avendo anche due patologie pregresse  importanti, per una visita da parte delle famose Usca e per fare il tampone a domicilio.

E come ha reagito il sistema sanitario?

Per farla breve l’Usca prenotata in urgenza e sollecitata ben 3 volte da me e dal  mio medico, si è presentata a casa il giorno 9 novembre. Dopo ben 11 giorni, periodo in cui io avevo già fatto un tampone (positivo) e la terapia datami dai  medici che mi seguono per altre patologie. Un medico USCA che non sapeva nulla di cosa dovesse farmi, che entra in casa senza saturimetro , fonendoscopio o altro, solo con Tampone, perché nulla gli era stato comunicato sulla mia situazione. Mi chiedo – prosegue –  se il mio medico non fosse stato tempestivo nel curarmi e prescrivere i farmaci, senza aspettare l’usca che fine avrei fatto io? 11 giorni per una visita e per iniziare una terapia  sono una indecenza,  soprattutto con il covid che ha effetti talvolta letali in pochi giorni.  Si chiede tanto di non intasare il pronto soccorso e di non andare in ospedale ma se un paziente covid a casa non ha la minima assistenza e non sta bene cosa dovrebbe fare?.

Un racconto che fa comprendere le incongruenze e le difficoltà che caratterizzano questo periodo.

In tutti questi giorni di malattia (circa 35) – continua nel racconto – il controllo della Asl è consistito in 3 chiamate da centralino automatico  dove alle domande “hai febbre? hai tosse?  ” bisogna digitare 1 per si 3 per no… ma è plausibile gestire un malato con un centralino automatico???  Vogliamo parlare dei tempi per il referto di un tampone? 4/5 giorni  di attesa sono una vergogna, come è vergognoso chiamare il call center senza risposta (occupato , in attesa e dopo 3 minuti cade la linea) […].

Si percepisce tanto dolore dalle parole della nostra lettrice ma, in tutta questa vicenda, non mancano i medici che non distolgono mai l’attenzione dal paziente.

Mi sento in dovere di ringraziare gli unici tre Medici che, pur non potendomi visitare, mi hanno curato diligentemente,  ascoltato,  supportato e guarito. Il mio medico di base Carlo de Mattia, il nefrologo Giancarlo Marinangeli e – conclude –  Il reumatologo Francesco Carubbi.

La presenza di personale affidabile e generoso ha costituito il punto di riferimento non solo dei malati, ma anche e soprattutto dei familiari.


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