Univaq, niente Dad per i corsi in presenza: ma così si rischia il caos

di Alessio Ludovici | 01 Ottobre 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Sta generando un po’ di caos la scelta dell’Ateneo di non garantire la Didattica a Distanza per i corsi che dovrebbero ripartire in presenza: il 5 ottobre è fissata la ripartenza ufficiale dell’anno accademico.

Una forzatura che sembra al momento sembra creare più confusione che altro. Tante le lamentele, anche sui social, e in un lungo documento, inviato agli organi accademici, l’Udu ha fatto il punto sulle criticità che pone una simile scelta.

La Dad per i corsi in presenza, per lo più quelli dei primi anni, è garantita al momento solo per particolari tipologie di studenti, quelli cosiddetti fragili ossia con condizioni di immunodepressione. “Non è altrettanto chiaro – scrivono gli studenti – se la condizione di studente fragile potrebbe essere applicata – ad esempio – allo studente con parente immuno-compromesso o che ha, in maniera diretta o indiretta, contatti con individui immuno-compromessi”. E’ solo uno degli esempi che viene rappresentato nel documento, una delle miriade di fattispecie che potrebbero presentarsi: c’è chi dovrà seguire un corso in presenza un’ora e poi uno a distanza un’ora dopo ma senza poter rimanere in Ateneo, chi magari è oggetto di tampone, chi in sorveglianza attiva o magari con i coinquilini in sorveglianza attiva, o semplicemente con un sistema di relazioni in città con dei casi positivi, e gli studenti di relazioni ne hanno parecchie, basti pensare agli autobus. 

Con tutte queste “rigidità” per l’accesso alla Dad rischia di diventare anche molto complesso gestire quotidianamente la “lista” di chi può accedervi.

Un percorso ad ostacoli reso ancora più complesso dalle rigide norme sull’accesso ai corsi in presenza, dovrebbe essere pronta la app dell’Ateneo per gestire prenotazioni ed accesi. “Da parte nostra – scrivono gli studenti – è compreso e condiviso quanto la presenza degli studenti sia vitale per il tessuto economico-sociale della città dell’Aquila” ma chiedono, lungi dal voler fare un ateneo telematico, di evitare anacronistiche limitazioni in questa fase, “come avviene in quasi tutti gli atenei d’Italia”. L’Università sta cercando di trovare una quadra, ieri si è riunito il Cda e qualche avviso pare abbia chiarito almeno la fattispecie del parente immunodepresso. Qualche problema anche sui tirocini e sui diversi profili di responsabilità, quello dei docenti ad esempio che, lo riporta la professoressa Pitari, saranno responsabili non solo di quello che succede nell’aula in cui tengono la lezione ma anche di quella doppiata in teleconferenza.

Print Friendly and PDF

TAGS