Una settimana di Passione in Abruzzo

di Fausto D'Addario | 05 Aprile 2023 @ 05:26 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Settimana di passione
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Una settimana di Passione: l’Abruzzo, con la sua natura rude e forte, discreta e dalle spalle quadre, dà il meglio di sé nei riti della Settimana Santa. Vestigia di tradizioni stratificate lungo i secoli, manifestazioni sceniche messe in atto dalle comunità locali, il laico e il religioso che diventano inestricabili: i devoti come gli spettatori, i fedeli come i turisti restano affascinati dall’identità religiosa e dalla ricchezza di pratiche secolari, che siano di origini medievali o che abbiano quel gusto di barocco spagnolo.

La Settimana Santa, tempo di lacrime e di dolore, è inizia con il rito dell’intronizzazione del Re, l’entrata trionfale di Cristo in Gerusalemme, per arrivare agli eventi che portano alla morte di croce, fino l’altrettanto trionfale uscita dal sepolcro nella resurrezione.

In questo tempo di preparazione alla Pasqua il teatro del sacro – che se un tempo creava certa repulsione, oggi ritorna con vigore e consapevolezza – si dispiega in tutta la sua forza drammatica: il sangue diventa quel filo rosso che attraversa e lega i riti, dove vita e morte – questo binomio inscindibile – duellano in una coreografia che reivoca il lutto per la passione e la morte di Gesù. Una passione che è anche come liturgia cosmica, perché il mistero di Cristo ingloba tutto il destino del cosmo, tutta la natura che sospira nell’attesa della rinascita.

Tante sono le testimonianze religiose dell’Abruzzo giunte sino ai giorni nostri, in un tessuto rituale ricchissimo, che ci costringe a passare in rassegna solo i riti più noti e spettacolari.

Mercoledì Santo

A Gessopalena (CH), la sera del Mercoledì Santo, il borgo medievale si trasforma in suggestivo palcoscenico della sacra rappresentazione della passione di Cristo. I quadri viventi narrano gli episodi principali della vita di Gesù, coinvolgendo moltissimi figuranti. Le prime scene si svolgono nella piazza principale, ma poi la Via Crucis si snoda lungo il borgo medievale, scavato nella roccia lucente del gesso. La parte più alta di Gessopalena, con l’imponente presenza della Maiella, incornicia le scene conclusive della sacra rappresentazione, dalla crocifissione fino alla resurrezione.

Giovedì Santo

A Scurcola Marsicana (AQ), dopo le funzioni liturgiche del Giovedì Santo, quattro confraternite animano i riti penitenziali, ciascuna con le sue divise e i suoi colori: quella Santissimo Sacramento, della Ss. Trinità, del Suffragio e di San Bernardino da Siena (quest’ultima la più antica, risalente al passaggio del santo a Scurcola), mentre le altre sembrano risalire alla missione marsicana del gesuita Antonio Baldinucci. I confratelli si ritrovano la sera nei loro sodalizi per dare luogo ai cosiddetti Cenacoli, banchetti comunitari a ricordo dell’Ultima cena celebrata da Gesù con i suoi discepoli. Se l’usanza era nata con scopi caritatevoli per rifocillare i poveri, i viandanti e i predicatori, oggi ai Cenacoli partecipano solo i confratelli uomini E servono per rinsaldare i legami dei confratelli dei sodalizi.

A Lanciano, si svolge qualcosa che è unicum in Abruzzo: la processione del Cireneo che, incappucciato e scalzo – uomo senza volto e senza nome – rinnova l’episodio evangelico di Simone di Cirene, che venne scelto tra la folla per aiutare la salita di Cristo al Calvario. Il Priore dell’Arciconfraternita della Morte e dell’Orazione indica chi sarà a portare la pesante croce di venticinque chili per le vie di Lanciano. Una decisione che provoca commozione e pianto in chi viene segretamente designato. La sua identità è nota solo dal libro dei Cirenei, rigorosamente tenuto sotto chiave. I confratellli, con le fiaccole, lo accompagnano incappucciati, mentre gli abitanti del capoluogo frentano assistono e partecipano al suono della banda.

Venerdì Santo

A L’Aquila, piegata sulla memoria del lutto, con ancora i segni tangibili del sisma del 6 aprile 2009, la città si ritroverà per la partecipatissima processione del Cristo Morto. Dal 1954 il Venerdì Santo la solenne processione parte dalla Basilica di San Bernardino, da dove escono i simulacri di Remo Brindisi, che simboleggiano la Passione di Cristo, e si snoda lungo le vie delle città, illuminata dai ceri dei partecipanti, nel silenzio rotto solo dai cori che intonano il Miserere. Da allora si è tenuta tutti gli anni, tranne che nel 2009: il Venerdì Santo di quell’anno coincise con il giorno dei funerali delle vittime del terribile terremoto, che aveva distrutto la città nella notte fra la Domenica delle Palme ed il Lunedì Santo. 

Sulmona (AQ) è uno di quei luoghi che vantano più tradizioni legate alla Pasqua, non solo in Abruzzo, ma in tutta Italia. I riti sono gestiti dall’Arciconfraternita della Ss. Trinità e dalla Confraternita della Madonna di Loreto. Il Venerdi Santo vede due processioni, la principale è quella delle ore 20.00 ma verso le ore 17,00, dalla Chiesa di S. Maria della Tomba si svolge la processione pomeridiana, con i confratelli vestiti di nero in segno di lutto che accompagnano al suono della banda le statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata, vestita di nero. La processione serale dei trinitari parte non appena cala l’ultimo riverbero di luce: la prima fila apre il corteo con i fanali (lampade di forma sferica), seguiti dal Tronco, una croce settecentesca foderata di velluto e tralci di vite; segue il coro dei trinitari, le statue del Cristo morto, adagiata su un lettino, e dell’Addolorata, seguita dalle consorelle vestite a lutto. Arrivati nei pressi di Piazza Garibaldi, si giunge nel territorio della Confraternita della Madonna di Loreto e le statue vengono cedute ai confratelli lauretani della Tomba. La processione è caratterizzata dal suggestivo struscio, il passo che i confratelli tengono durante la processione: passi lenti e cadenzati, a imitare una persona che procede in catene o in un incedere penitenziale, così il fiume di sai color porpora sembra quasi ondeggiare lungo Corso Ovidio, unendosi alle note del Miserere.

Moltissime le altre processioni del Venerdì Santo che in tutto l’Abruzzo. A Teramo, nelle prime ore della mattina ha luogo l’antichissima processione, detta Desolata, perché ricorda il dolore della Madonna per la morte del Figlio: in una città buia e silenziosa, la statua della Madonna, portata a spalla dalla Confraternita dei Cinturati, al canto delle melodie struggenti dei pianti della Madonna, va alla ricerca del Figlio per le vie della città. Anche A Chieti si tiene una processione che è forse tra le più antiche in Italia e che vede sfilare i confratelli delle varie congreghe cittadine, coperti da un cappuccio bianco, portare i sette simboli della passione. L’orchestra e i coro eseguono il Miserere composto da Saverio Selecchy, che nel XVIII secolo fu maestro di cappella della Cattedrale di San Giustino di Chieti e le cui note risuonano in molte processioni del Venerdì Santo in Abruzzo. A San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE), si svolge il caratteristico corteo dei tre caciarotti (in dialetto, spauracchio), penitenti scalzi e incappucciati, che portano la croce sulle spalle; i tre sono legati da una pesante fune alla vita e al collo. A seguire un corteo composto di sole donne, vestite a lutto, porta la statua della Madonna addolorata, che poi incontrerà quella del Cristo morto; insieme faranno rientro nel duomo della città. 

Sabato Santo.

È un giorno di silenzio e di preparazione alla prossima Pasqua, ma a Barrea (AQ) è ormai tradizione dal 1987 la rappresentazione della Passione Vivente: vengono inscenati gli ultimi momenti dell’esistenza terrena di Gesù, dall’entrata trionfale a Gerusalemme fino alla crocifissione, che ha luogo alle luci del tramonto che colorano di rosso le acque del lago. Per un giorno Barrea rievoca, grazie all’associazione culturale Antologia e agli stessi abitanti, la Gerusalemme del I secolo d.C. e ogni edizione è diversa e rivisitata, perché si aggiungono sempre scene e costumi nuovi.

Nel giorno di Pasqua il rituale abruzzese più significativo è la Madonna che scappa in piazza di Sulmona. Ma questa è un’altra storia che vi racconteremo.


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