Una Messa ‘specifica per implorare da Dio la fine di questa pandemia’

Dio non abbandona mai il suo popolo nel tempo della prova

di don Daniele Pinton | 02 Aprile 2020, @10:04 | CREDERE OGGI
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‘Non temerai la peste che vaga nelle tenebre’. Con questa citazione tratta dal salmo 90, viene introdotto un Decreto della Congregazione del Culto divino del 30 marzo 2020, a firma del Card. Robert Sarah, Prefetto della medesima Congregazione Vaticana.

Dopo avere esortato ‘ad avere una grande fiducia nell’amore di Dio che non abbandona mai il suo popolo nel tempo della prova’, si ricorda come in questo tempo, che sta colpendo il mondo intero a causa di Covid-19, viene concesso di poter utilizzare un nuovo formulario per la celebrazione della Messa in tempo di Pandemia, ‘in qualsiasi giorno, eccetto le solennità e le domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua, i giorni fra l’ottava di Pasqua, la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, il mercoledì delle Ceneri e le ferie della settimana Santa.

Di fatto, Papa Francesco attraverso la Congregazione del Culto divino ha voluto proporre un nuovo formulario che, dopo la riforma del Concilio Vaticano II, non era stato previsto nella redazione del Messale Romano in uso oggi. Abbiamo antiche testimonianze di preghiere per la cessazione delle pestilenze. Tra queste possiamo segnalare una Messa presente nel Missale Romanum di San Pio V, dove fra le Messe votive ve ne è presente una, intitolata ‘pro vitanda mortalitate vel tempore pestilentiae’. In questo formulario, nell’orazione colletta si sottolinea come Dio abbia a cuore non la morte di coloro che credono in lui ma che facciano penitenza e purificati possano essere liberati dai flagelli dell’ira di Dio. Il nuovo formulario per il Messale Romano di Paolo VI, introdotto con il Decreto del 30 marzo 2020, si proietta invece su una visione nuova del problema. Non si parla più di flagelli e di ira da parte di Dio verso il suo popolo, come indicato sia nelle antifone, orazioni e letture del formulario del Missale Romanum di Pio V, ma ora, l’attenzione viene posta nel chiedere un aiuto che viene richiesto a Dio, ‘provvido rifugio in ogni pericolo’, affinché rivolga il suo sguardo verso coloro che con fede lo supplicano nel momento della tribolazione della pandemia, concedendo il riposo eterno ai defunti, ‘sollievo a chi piange, salute agli ammalati, pace a chi muore, forza agli operatori sanitari, spirito di sapienza ai governanti, e l’animo di accostarsi a tutti con amore per glorificare insieme il nome santo di Dio. Viene qui manifestato il volto amorevole di Dio, che si prende cura dell’uomo e che lo sostiene anche nei momenti in cui la natura ‘si ribella’ all’uomo e produce effetti a volte per lui distruttivi. Ciò che noi troviamo nel nuovo formulario del Messale Romano, accoglie in pieno il pensiero espresso con forza da Papa Francesco durante i suoi interventi delle ultime settimane e in particolare modo durante la celebrazione liturgica avvenuta in Piazza San Pietro venerdì 27 marzo 2020, dove il mondo intero era unito con un ‘cuor solo e un’anima sola’ in preghiera per chiedere la cessazione della pandemia.

Questo pensiero, in linea con quello del Pontefice, lo abbiamo trovato espresso in modo chiaro anche nel Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, il quale, in più occasioni, tra cui l’omelia tenuta per la Messa della V Domenica di Quaresima, celebrata a porte chiuse e trasmessa sui social dalla Cappella S. Pio X del Torrione a L’Aquila, ha sottolineato come l’amore ha sempre l’ultima parola, perché l’amore vince ma anche come Cristo ‘vuole accompagnare le persone che ama oltre la soglia della sofferenza’.


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