di Maria Cattini – Nessuno si è stupito più di tanto delle finte dimissioni del sindaco dell’Aquila Biondi. Sia per le risibili accuse al governo nazionale, che Biondi si era dimenticato di aver lui stesso smentito in un polemica a distanza con l’on. Pezzopane solo tre giorni prima, sia perché Biondi (FdI), a differenza del neo Presidente della Regione Marsilio (FdI) – ancora senatore in carica – non ha alcun paracadute e, nella fantasiosa ipotesi si dimettesse davvero, tornerebbe a fare l’impiegato dell’anagrafe al Comune di Ocre.
A cogliere di sorpresa in molti, invece, è stata l’inattesa “mano tesa” del suo avversario alle scorse elezioni, il candidato sindaco del centro sinistra Amerigo Di Benedetto.
Neo consigliere regionale della lista Legnini Presidente, Di Benedetto ha riunito il consiglio direttivo del Passo Possibile, il gruppo politico di riferimento in Comune, per avanzare la proposta di un sostegno esterno a Biondi, purché il sindaco ricomponga un esecutivo di salute pubblica, una giunta tecnica di alto profilo svincolata dai partiti. Anche questa incredibile proposta di aiuto da parte di un esponente di centro sinistra al Sindaco di destra-destra come Biondi, è stata giustificata (Chomsky docet) davanti al popolo da nobili motivi: “scongiurare l’ipotesi di un commissariamento proprio in coincidenza con il decennale del terremoto”.
Scusa molto labile che ha colto di sorpresa anche il Pd, tanto che il segretario regionale, Renzo Di Sabatino, si è sentito subito di condannare la proposta indecente: “due anni fa gli aquilani con il loro voto,- ha scritto in un comunicato stampa- hanno scelto chi dovesse amministrarli e chi dovesse, invece, andare all’opposizione. Non è pensabile, oggi, mescolare le carte invocando una fantomatica giunta di salute pubblica, che risulterebbe incomprensibile agli occhi dei cittadini”.
A stretto giro di posta, un piccato Di Benedetto (un tempo renziano della prima ora) gli ha risposto: “sono stato candidato a Sindaco dell’Aquila non dal Pd. Questo lo sanno anche le pietre in città e non solo. Tranne lui (rivolto a Di Sabatino, ndr).” Per poi aggiungere che: “a L’Aquila non esiste una coalizione di opposizione (fu sciolta il giorno dopo la sconfitta. La mia, chiaramente…) e quindi nessuno, men che meno il Passo Possibile è sotto l’egida, la supervisione e il “direttorio” del Pd ancor meno se regionale.”
Insomma, par di capire che nel giro di pochi giorni gli aquilani hanno dovuto digerire le finte dimissioni di Biondi, le finte primarie del Pd, la finta opposizione di Di Benedetto e le finte polemiche con il Governo.
Chi invece conosce bene le piccole miserie della politica italiana sa bene che, ogni qual volta vengono inscenate queste invereconde pantomime, in realtà, si stanno preparando le basi per operazioni trasversali. I rumors nei palazzi, infatti, dicono che le reali motivazioni della mano tesa di Di Benedetto non vanno cercate nel Comune dell’Aquila ma in Consiglio regionale. Lì, Di Benedetto è collega e vicino di banco di Giovanni Legnini, con il quale forma, appunto, il gruppo politico reazionario “Legnini Presidente”. Ed è proprio Legnini- riferiscono dal Consiglio- che sarebbe disposto a tutto pur di ottenere il posto di Presidente della Commissione di Vigilanza, con l’appoggio convinto, per ora, solo di Forza Italia visto che gli altri partiti non sono così entusiasti di questa scelta. E Legnini per ottenere la nonima ha disperatamente bisogno del voto di Fratelli di Italia, di cui Biondi e Marsilio sono i maggiori rappresentanti in Abruzzo.
 Sarebbe la prima volta che un candidato Presidente, trombato alle ultime elezioni, venga premiato con un ruolo di ampia visibilità, soprattutto con le Europee alle porte. Nessuno dei predecessori sconfitti si era mai sognato di chiedere un riconoscimento del genere. Inoltre, se oggi Di Bendetto ricorda bene a Di Sabatino di rappresentare il gruppo di opposizione più numeroso al Comune dell’Aquila, in Consiglio regionale, dopo il Movimento 5 Stelle, il gruppo più numeroso è quello del Pd e non quello di “Legnini Presidente”. Con quali argomentazioni allora, Legnini, pretende di scavalcare il Movimento 5 Stelle e lo stesso Pd? Ma come replica Di Benedetto, piccato oltre modo dall’attacco imprevisto del segretario democratico, tutto si deve compiere sempre in nome del bene supremo dell’Aquila, dell’Abruzzo, dell’Italia e, tra un paio di mesi, anche dell’Europa.

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