Una lettera aperta sullo Stadio del Fondo a Rocca di Mezzo

La scrive una tecnica di un Parco Nazionale al Mase e alla regione Abruzzo

di Redazione | 02 Marzo 2024 @ 05:00 | AMBIENTE
Rocca di Mezzo
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L’AQUILA – Pubblichiamo, di seguito e per intero, una lettera aperta al Mase e alla regione Abruzzo sullo ‘Stadio del Fondo’, a Rocca di Mezzo.

“On.le Signor Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica,
Ill.mo Presidente della Regione Abruzzo,

dal 2001 lavoro in un Parco Nazionale come tecnico nell’area scientifica, occupandomi, in particolare degli aspetti floristici e vegetazionali.

Ciò che mi spinge a scrivervi è il fatto che, da un po’ di tempo ho letteralmente “perso la direzione”, e il mio timore è quello che, a seguire, arrivi, drammaticamente, la totale demotivazione, trasformando il mio lavoro (che oggi svolgo con grande passione) in un piatto e vuoto impiego statale come nel peggiore dei cliché.

Mi riferisco alle contraddizioni, alle forzature e ad una superficialità che comincio a credere strumentale, che sempre più spesso noi tecnici ci troviamo a fronteggiare, in particolare nel campo delle Valutazioni di Incidenza Ambientale ai sensi della famosissima Direttiva “Habitat”, di cui tanto si parla e su cui tanto si spende, e che attualmente rappresenta forse il principale strumento normativo in campo di tutela ambientale.

Un esempio su tutti, la vicenda a voi ben nota della realizzazione dello Stadio del fondo ai Piani di Pezza (Comune di Rocca di Mezzo, AQ).

Provo a sintetizzare: Il Comune di Rocca di Mezzo presenta, al Comune di Rocca di Mezzo, un progetto per la realizzazione di un sistema di infrastrutture destinate alla pratica dello sci da fondo, accompagnato da uno studio di Vinca. Il Comune, però, dimentica di pubblicare lo Studio (come previsto dalla legge) saltando così a piè pari l’importantissima fase delle osservazioni. Sulla base del parere favorevole con prescrizioni, dell’Ente Parco Regionale del Sirente Velino, il Comune di Rocca di Mezzo si rilascia parere favorevole, e così iniziano i lavori.

Ma i lavori non passano inosservati…suscitando le reazioni delle Associazioni ambientaliste (pressoché unanimi) e di molti cittadini (fra cui la sottoscritta), che ritengono l’opera decisamente troppo impattante, oltre che di discutibile utilità, e rivendicano la sacrosanta possibilità, come peraltro sancito dalla legge, di presentare osservazioni in merito.

Il Comune di Rocca di Mezzo, al cospetto dell’evidente défaillance, sospende i lavori (ormai parecchio avanzati), e si rimette alla competenza della Regione, che apre un nuovo procedimento (postumo a questo punto) con relativa fase di osservazioni.

Di osservazioni ne arrivano tante…parte anche un esposto. L’Ente Parco conferma il parere favorevole con prescrizioni, la Regione chiede alcune integrazioni, la ditta presenta le integrazioni richieste.

Allora….parto da queste integrazioni, che rappresentano bene tutto lo Studio (su cui, tempo fa, ho già inviato le mie osservazioni), per farvi/farmi/farci alcune domande:

– Si legge in premessa che l’intervento ha “una valenza socioeconomica che ne giustifica ampiamente la realizzazione, rendendo l’opera decisamente favorevole in una analisi che tenga conto del rapporto costi/benefici”. Domanda: ma esattamente quali sono allora i casi in cui si va alla cosiddetta “fase 3” della VINCA? Perché io sapevo che nella fase 2 si valutassero gli impatti, e basta. E che poi, eventualmente, in caso di presunta esistenza di “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico prevalente” (che andrebbero dimostrati con uno studio serio, di proiezione economica e valutazione costi/benefici e non con 4 righe in premessa alle integrazioni rimesse in una VINCA “ripresa per i capelli”) si passasse alla fase 3 con l’individuazione di idonee “misure di compensazione”. La domanda quindi è: dobbiamo prendere per buone, invece, queste argomentazioni nelle prossime Vinca in fase 2? La facciamo noi tecnici una valutazione spannometrica nelle nostre istruttorie di quanto valore ambientale riteniamo di poter sacrificare a vantaggio delle attività economiche, che poi non si bene quali siano perché non quantificate?

Si legge di seguito: “La Regione…chiede di indicare con maggior dettaglio la metodologia ed i risultati dei monitoraggi effettuati fra maggio e luglio 2022”. Noi tecnici sappiamo che i “monitoraggi” si fanno sul campo, con una raccolta dati a più riprese nell’arco della stagione fenologica, riportando un set minimo di informazioni (data, coordinate, dati stazionali, specie rilevate, copertura, perturbazioni, nome del rilevatore ecc…). Non c’è nulla di tutto ciò in quanto presentato. Ed ecco la domanda: ma quindi dobbiamo considerare ricevibili Studi di Vinca svolti solo a tavolino? O no? Perché se non sbaglio c’è anche una procedura di infrazione in atto per la scarsa qualità degli Studi. Allora, cosa si intende esattamente per “scarsa qualità degli Studi”?

Sempre nelle integrazioni, si legge un’articolata disamina (totalmente priva anch’essa di dati di campo) che mette in discussione la corretta attribuzione nella Carta degli Habitat allegata al Piano di gestione dell’habitat 6210 (addirittura prioritario) nel sito di intervento. Da svariati mesi ci è richiesto di dimostrare (Progetto ministeriale“Mettiamoci in Riga” per la revisione dei formulari standard Natura2000) che questi habitat non hanno subito riduzioni dal 1992 ad oggi, e a quanto pare le nostre giustificazioni sugli evidenti errori metodologici dell’epoca (quando la cartografia si faceva con i pastelli sui tavoli luminosi) non siano ora ben viste. La domanda è: la discussione (senza dati di campo eh…solo considerazioni e deduzioni) sulla Carta degli habitat redatta al massimo 10 anni fa, invece va accettata? E se poi un domani dimostriamo, dati alla mano, che gli habitat si sono effettivamente ridotti per gli interventi che ne portano via frazioni giudicate “infinitesimali” ogni volta? Ve lo ricorderete di queste Vinca chiuse in fase 2 dunque senza misure di compensazione?

La specie Jacobaea vulgaris subsp. gotlandica, nello Studio non veniva citata, poi però nelle integrazioni si dice che “le osservazioni e i monitoraggi eseguiti in loco in corso di sopralluoghi durante il periodo compreso tra maggio e luglio 2022 con cadenza quasi settimanale, hanno escluso la presenza”. In sostanza, un professionista viene incaricato di fare uno Studio di Incidenza su habitat e specie animali e vegetali nel luogo dove insiste un’importante e nota popolazione di una specie rarissima e di Interesse Comunitario..ma non la cita nello Studio. Poi però, su specifica richiesta, viene fuori che si, certo, i monitoraggi erano stati svolti…ma anche qui nessun tipo di dato di campo viene scritto sulle integrazioni. E qui la domanda è piuttosto provocatoria: ci fidiamo quindi? I rilievi li avevano fatti…non li avevano riportati però. Ma non li riportano neanche adesso…

Sempre su Jacobaea… si legge che “gli studi specifici eseguiti da professionisti abilitati nell’ambito di apposito progetto LIFE ne hanno escluso la presenza nell’area di intervento, individuandola in altre località, tutte georeferenziate, nonché monitorate e protette tramite apposita segnaletica e recinzione da parte del Parco su indicazione dei professionisti suddetti.”. Allora…io so, e lo so per certo che: 1) i professionisti abilitati non hanno affatto escluso la presenza della Jacobaea nel sito di cantiere (e infatti anche loro hanno presentato osservazioni sulla potenziale presenza della specie nel sito già scavato), semmai hanno prodotto una mappatura (che risale a qualche anno fa) che bisogna anche saper usare e interpretare (un botanico lo saprebbe) 2) la Jacobaea è specie bienne e quindi la mappatura prodotta quest’anno, l’anno prossimo va aggiornata 3) le località non sono né tutte monitorate né tutte recintate (casomai un paio sono state protette dal sovrapascolo e segnalate a scopo didattico.

Mi scuso se mi sono dilungata, ma le domande sarebbero ancora parecchie (non sono entrata nel merito, ad esempio, del problema della mancata sdemanializzazione…non serviva? E quella sentenza del Consiglio di Stato che diceva un no secco alle Vinca postume…vale o no? E tutta la questione della “transizione ecologica”, le preoccupazioni e le ingenti risorse per il “climate change” come si sposano con la realizzazione dell’ennesimo impianto di innevamento artificiale?

Il procedimento è ancora aperto, e io resto a guardare perché non posso fare altro…ma guardo con attenzione, perché in questo procedimento troverò alcune delle risposte alle mie domande e, quindi, indicazioni implicite su come procedere, in futuro, in casi analoghi”.

Grazie e buon lavoro,
Un tecnico di area scientifica di un’Area Protetta sensu L. 394/91


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