Un uomo coerente. San Massimo D’Aveia

di Fra Piero Sirianni | 11 Giugno 2024 @ 05:00 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – «San Massimo D’Aveia è stato un uomo coerente. Il martire è il testimone del Vangelo». Il cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo di L’Aquila, ha presieduto la santa messa nei Primi Vespri della solennità di San Massimo D’Aveia, diacono e martire, Patrono dell’Arcidiocesi e della Città aquilane, nella chiesa di Santa Maria del Suffragio. Molto numeroso è stato il popolo di Dio, insieme ai sacerdoti della Arcidiocesi, alle religiose e ai religiosi. Al termine della celebrazione eucaristica, nella stessa chiesa delle Anime Sante, i cori cittadini si sono esibiti in un “omaggio a San Massimo”.

L’Arcivescovo, nella sua omelia, ha delineato i tratti della figura del Santo aquilano: giovane e coraggioso nella testimonianza del Regno divino, saldo nella persecuzione, seme che Dio ha sparso in questa terra per la buona raccolta della evangelizzazione.

Petrocchi ha messo in evidenza – a partire dalla Parola di Dio proclamata nella liturgia – la doppia reazione che può nascere di fronte al martirio: ritenerlo una sconfitta o la vera gloria. La Prima Lettura, infatti, affermava: «Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti» (Sap 3,1-9). Sua Eminenza ha presentato la figura del Santo Martire alla Chiesa diocesana, come modello e intercessore; insieme a Maria, Regina dei Martiri. Al termine della santa messa, coralmente, abbiamo tutti pregato: «O Confessore della fede San Massimo, a te ricorriamo per implorare il tuo aiuto e la tua protezione. Dal cielo volgi il tuo sguardo su noi e fa’ che, imitando il tuo esempio, possiamo disprezzare le cose terrene per aspirare alle celesti».


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