Un ricordo del Papa Emerito Benedetto XVI, che riaffiora dopo la sua morte

di don Daniele Pinton | 02 Gennaio 2023 @ 06:05 | CREDERE OGGI
Un ricordo
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L’Aquila. Un ricordo del Papa Emerito Benedetto XVI, che riaffiora dopo la sua morte. E’ un ricordo di Mons. Giuseppe Molinari, Arcivescovo emerito di L’Aquila, della visita di Benedetto XVI a L’Aquila, il 28 aprile 2009, apre spiragli nuovi sul rapporto del Papa emerito, non solo con la Città di L’Aquila, colpita dal sisma del 2009, ma anche ‘sul suo incontro’ nella basilica di S. Maria di Collemaggio con Papa Celestino V e sulla scelta coraggiosa e di amore alla Chiesa, che il Papa anacoreta fece il 13 dicembre 1294.

Non è necessario, aggiungere nulla a ciò che con generosità mons. Molinari, ha voluto trasmettere al nostro giornale. La sua conosciuta chiarezza e linearità è occasione di scoprire particolari significativi di quella carezza spirituale che il Papa emerito, ha voluto donare alla Città di L’Aquila e alla popolazione provata dal sisma del 2009. 

Riportiamo ora il testo integrale di Mons. Giuseppe Molinari, dal titolo ‘IN RICORDO DI PAPA BENEDETTO’:

Nel 2016 è stata pubblicata, dal teologo Elio Guerriero, una biografia di Benedetto XVI, dall’indovinatissimo titolo: “Servitore di Dio e dell’umanità”.

Peter Seewald, amico personale di Papa Benedetto, ha intervistato tante volte Papa Ratzinger, fin da quando era Cardinale.

Recentemente (nel 2020), dopo aver intervistato circa cento testimoni e aver consultato tantissimi libri, ha scritto la biografia definitiva di Papa Ratzinger. E nell’introduzione così scrive: «Benedetto XVI è stato il pontefice e il protagonista di una svolta epocale; in quanto tale rappresenta la fine di qualcosa di vecchio e l’inizio di qualcosa di nuovo, un costruttore di ponti tra mondi diversi. Ha mostrato che religione e ragione non sono in contrapposizione. Che proprio la ragione e ciò che garantisce di non cadere in fantasie folli e nel fanatismo. Ratzinger ha affascinato con i suoi modi nobili, il suo spirito elevato, l’onestà delle sue analisi, la profondità e la bellezza delle sue parole. Il suo messaggio può anche essere scomodo, ma è fedele all’insegnamento del Vangelo, alla dottrina del Padri della Chiesa e alle riforme del Concilio Vaticano II».

Ho avuto varie occasioni di incontrare il Cardinale Ratzinger e, successivamente, l’ho incontrato quanto è diventato Benedetto XVI. E ho ricordi personali molto belli.

Ora che Papa Benedetto è tornato alla casa del Padre, mi piace, soprattutto, ricordare la sua venuta all’Aquila, il 28 aprile 2009, qualche settimana dopo la tragedia che devastò la nostra città e il suo territorio.

Il 14 aprile 2009, mentre ero in riunione con i Vescovi dell’Abruzzo e Molise, presso la Chiesa di S. Francesco a Pettino (l’unica che si era salvata dal terremoto), il mio segretario don Alessandro venne a chiamarmi. Portava il cellulare in mano e insisteva che io rispondessi alla chiamata. Reagii quasi urtato …. Poi, mi informò che la telefonata arrivava dal Vaticano, dalla segreteria particolare del Santo Padre ed era il Papa stesso che voleva parlarmi. Uscii dalla tenda dove si svolgeva la riunione. In giro c’era molta confusione. Ma riuscii a percepire chiaramente la voce di Benedetto che mi annunciava la sua visita all’Aquila. Ero emozionatissimo! Riuscii solo a rispondere: «Grazie, Santità. Venga presto, l’aspettiamo».

I giorni precedenti furono di frenetica attesa e, per quanto ci è stato possibile, di grande lavorio per accogliere il S. Padre. In quella tragica notte del 6 aprile 2009 io avevo perso tutto e anche le cose più semplici diventavano complicate… ma grazie al mio segretario riuscii a recuperare una veste talare per potermi presentare davanti al Papa.

E venne quell’indimenticabile 28 aprile. Insieme ad alcune autorità e a molti fedeli si aspettava che il Papa arrivasse in elicottero a Onna, una delle comunità più provate, dove il sisma ha fatto tante vittime. Poiché quella mattina c’era molta nebbia, all’ultimo momento fu annullato il viaggio in elicottero. E il Papa arrivò, con un comprensibile ritardo, accompagnato in auto, percorrendo l’autostrada Roma-L’Aquila.

Ricordo l’incontro molto paterno con i fedeli di Onna. Papa Benedetto cercava di stringere le mani a tutti e di donare conforto a tutti. Soprattutto ai familiari delle vittime visitando anche le rovine del paese distrutto. E sono stati momenti davvero toccanti dove la commozione travalicava i cuori di tutti i presenti.

A Onna era già pronto il Papa-mobile. Salii anche io su quella Jeep coperta. E durante il breve tragitto verso la Basilica di S. Maria di Collemaggio ebbi la possibilità di parlare con il Papa. Raccontai, tra l’altro, la storia di S. Celestino (che egli già conosceva) e accennai anche alla famosa rinuncia al Pontificato. Fu in quel momento che Papa Benedetto bisbigliò delle parole che io, purtroppo, non ho potuto ascoltare bene. Non ricordo se, facendo allusione alla vicenda di Celestino, dicesse: «E’ una cosa che fa pensare», oppure: «E’ una cosa a cui pensare». Ma il messaggio era chiaro. Sono certo che già da quel giorno Papa Ratzinger stesse pensando alla sua “rinuncia”, che sarebbe avvenuta il giorno 11 febbraio 2013.

I Vigili del Fuoco avevano predisposto l’urna con il corpo di S. Celestino subito appena varcata la Porta Santa della Basilica. Papa Benedetto si fermò a pregare e posò sull’urna il Pallio indossato il giorno della solenne liturgia di inizio Pontificato, lasciandolo come suo personale ricordo alla Chiesa e alla città dell’Aquila.

Terza tappa del breve e doloroso pellegrinaggio fu davanti alle rovine della Casa dello Studente, dove tanti giovani universitari avevano trovato la morte. Qui incontrò l’allora giovane parroco della parrocchia universitaria don Luigi Epicoco con una piccola delegazione di giovani universitari. Il Papa ebbe parole di vicinanza e condivisione. Fu anche quello un momento toccante, ma colmo di straziante dolore.

L’ultima tappa fu il piazzale della Scuola della Guardia di Finanza. Qui ci fu l’incontro con il popolo, con i sacerdoti e i sindaci. Cercai di presentare al Papa sacerdoti e sindaci uno ad uno. E il segretario del Papa, don Georg, si meravigliò che ricordassi i nomi di tutti.

Nel mio breve saluto, ricordai una pagina del libro degli Atti degli Apostoli. Gli Apostoli predicavano Gesù Risorto e facevano anche molti miracoli. E la gente portava i malati e speravano che almeno l’ombra di Pietrosi posasse su di loro. Dissi al Papa che la sua venuta era come «l’ombra di Pietro» che in quel momento guariva i nostri cuori spezzati e portava a tutti consolazione e conforto.

Nel 1996, quanto Ratziger era ancora Cardinale e Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Peter Seewald, il giornalista già ricordato, fece una lunga intervista al Cardinale. E al termine gli chiese: «Quante strade esistono per andare a Dio?». Ratzinger rispose: «Tante quanti sono gli uomini e le donne che vivono sulla faccia della terra».

La via di Joseph Ratzinger verso Dio è stata una via bellissima, permanentemente illuminata dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Perennemente illuminata da un grande amore per Dio e per l’uomo. Papa Benedetto è stato veramente un servitore di Dio e dell’umanità. Gesù di Nazareth, che Benedetto ha amato immensamente, se ne ricorderà.

Preghiamo per Papa Benedetto. Egli costantemente pregherà per noi, per la Chiesa e per il mondo intero.

 

L’Aquila, 31 dicembre 2022

Memoria di S. Silvestro I Papa

 


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