Domenica 29 marzo i cittadini di un piccolo borgo ai confini dell’Abruzzo decideranno sul futuro del loro territorio
È tempo di referendum. In questo caso si tatta di un piccolo borgo della Ciociaria, che si prepara a prendere una decisione destinata a segnare il proprio futuro. Domenica 29 marzo, la comunità di Pescosolido sarà chiamata alle urne per un referendum consultivo su una scelta cruciale per la comunità: l’ingresso di una porzione del territorio montano comunale nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Affacciato sulla piana di Sora, su uno sperone di roccia alle pendici di un massiccio calcareo appenninico, Pescosolido è un luogo profondamente immerso nella storia e nella natura. Provato dai terremoti del 1653 e del 1915, conserva ancora tracce preziose del suo passato, come la Porta Codarda e le caratteristiche “cone”, piccole cappelle votive disseminate tra i vicoli del borgo medievale. Oggi è abitato da una comunità vivace e tra vino, olio EVO, miele e tartufi, racconta un territorio autentico e ancora profondamente legato ai suoi ritmi naturali e del tutto simili a quelli di tanti borghi abruzzesi.
È proprio questo legame che il referendum mette al centro. Il sindaco Donato Enrico Bellisario, nella sua lettera ai cittadini, ha voluto chiarire il senso profondo della consultazione:
“Non è una sfida tra schieramenti, né un giudizio su persone o amministratori, ma un momento per fermarci, ascoltarci e condividere con sincerità ciò che immaginiamo per il futuro del nostro Paese”.
Parole che restituiscono il valore di uno strumento di democrazia diretta, capace di coinvolgere l’intera comunità.
“Il referendum consultivo non vincola l’Amministrazione comunale, ma costituisce un prezioso strumento di ascolto”, sottolinea ancora il sindaco, evidenziando come l’obiettivo sia comprendere davvero l’orientamento dei cittadini. E l’invito è chiaro e diretto:
“Qualunque sia la vostra posizione, vi invito ad andare a votare con serenità, senza pressioni e senza timori”.
Una partecipazione che diventa responsabilità collettiva. Perché, come ricorda Bellisario, “partecipare significa avere cura della nostra comunità”, anche quando le opinioni divergono.
Ma perché questo referendum è così importante?
L’eventuale ingresso nel Parco rappresenterebbe una scelta strategica di lungo periodo. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è uno dei simboli della tutela ambientale in Europa, habitat di specie rare come l’orso bruno marsicano e modello di sviluppo sostenibile per molte aree appenniniche.
Entrarvi significherebbe rafforzare la protezione degli ecosistemi locali, contribuire alla salvaguardia della biodiversità e inserirsi in una rete virtuosa di territori che puntano su ambiente e qualità della vita.
E oltre alla tutela, anche opportunità. Molti comuni dell’Appennino hanno dimostrato come la presenza del Parco possa diventare un volano economico, soprattutto nel turismo naturalistico. Pescosolido, con il suo patrimonio paesaggistico ancora in parte inesplorato, potrebbe attrarre nuovi visitatori, stimolare attività locali e offrire prospettive concrete ai giovani. Strutture oggi inutilizzate potrebbero rinascere come centri di accoglienza e promozione, contribuendo a ridare slancio all’economia del borgo.
In questo percorso si inserisce anche l’impegno dell’associazione Salviamo l’Orso, già attiva sul versante laziale del Parco. L’ipotesi di collaborazione con il Comune apre scenari concreti: dalla creazione di una foresteria per volontari al monitoraggio dell’orso marsicano, fino alla manutenzione dei sentieri e al supporto alle attività locali per una convivenza sicura con la fauna selvatica. Un progetto che guarda a un equilibrio possibile tra uomo e natura, tra tradizione e innovazione.
Lo ribadisce lo stesso sindaco nella sua lettera, indicando la portata della scelta:
“Non si tratta di una scelta puramente amministrativa, ma di un passaggio cruciale che riguarda la tutela della biodiversità, lo sviluppo sostenibile e il futuro stesso della comunità locale”.
Il 29 marzo, dunque, Pescosolido voterà su una visione, su che tipo di comunità vorrà essere in futuro, su come custodire, valorizzare e trasmettere il proprio territorio. E, soprattutto, su come continuare a chiamarlo casa.









