Un museo della sanità alla De Amicis, la proposta dal convegno su San Giovanni da Capestrano

In un convegno dell'Accademia Medica dell'Aquila la grande storie della sanità aquilana

di Alessio Ludovici | 20 Settembre 2021 @ 06:24 | CULTURA
museo della sanità
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L’AQUILA – Un museo della sanità aquilana e una biblioteca medica al pian terreno del vecchio ospedale maggiore, l’edificio più noto come ex scuola De Amicis. E’ la proposta emersa nel convegno promosso dall’Accademia Medica della Provincia dell’Aquila “Salvatore Tomamsi” sul tema “San Giovanni da Capestrano e le origini della Sanità all’Aquila”.

E’ la prima iniziativa in presenza della giovane, è nata a settembre del 2020, Accademia  ed è stata anche l’occasione per presentarsi pubblicamente alla città con gli interventi del Presidente Ettore Martini e di uno dei soci fondatori, il vulcanico Franco Marinangeli. Una onlus con finalità solidaristiche e culturali, “aperta a tutti” ha specificato Marinangeli. A portare i propri saluti all’associazione il rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, e tra i soci fondatori egli stesso, Edoardo Alesse, l’assessore regionale Guido Quintino Liris, l’onorevole Stefania Pezzopane, Daniele Di Sipio, rettore della Basilica di San Bernardino e Cristina D’Alfonso, presidente del centro studi dedicato al santo nella suo comune di nascita. 

Il museo, ha spiegato lo stesso Marinangeli, verrebbe completato con una sala polivalente a disposizione della città e un info Point per raccontare le figure di San Giovanni da Capestrano e San Bernardino da Siena.

Sulla figura di San Giovanni da Capestrano hanno dialogato gli storici Walter Capezzali, Stefano Boero e Silvia Mantini. Capezzali e Boero hanno ripercorso gli aspetti della vita di una delle figure chiave del cattolicesimo europeo. A Silvia Mantini, invece, il compito di un excursus sulla sanità aquilana. 

E’ proprio al monaco guerriero che si deve infatti la nascita dell’Ospedale Maggiore in città. All’epoca all’Aquila ci sono una decina di ospedali, si tratta di piccole strutture di assistenza gestite da ordini religiosi. Nel tempo i più importanti, ricorda Silvia Mantini, si sono andati specializzando, alcuni si occupano dei poveri e dei bisognosi, altri degli orfani e dei “buttatelli”, quello di Sant’Antonio è una sorta di reparto di malattie infettive ante litteram dove si curano i lebbrosi o chi manifesta il “fuoco di Sant’Antonio” appunto. San Vito ospitava i convalescenti del maggiore ed era lebbrosario e lazzaretto nei momenti di necessità.

La svolta arriva nel 1447. La bolla papale di Niccolò V aggregava all’ospedale maggiore San Salvatore i patrimoni di tutti gli altri ospedali urbani. Il San Salvatore nasce per volontà di San Giovanni e anche delle spinte laiche della città. A testimonianza di ciò la sua particolare gestione, affidata a una sorta di Cda. Ma è un Cda particolare ricorda la professoressa Mantini, vi siedono quattro cittadini aquilani, uno per ogni quarto amministrativo. E’ il primo vero ospedale della città, un ospedale municipale con circa duecento posti letto. Nasce contestualmente e di fianco alla basilica di Bernardino da Siena, santo pochi anni dopo la morte proprio grazie all’influenza di San Giovanni. 

Un recupero importante quello della memoria della sanità aquilana. Il primo di una serie di appuntamenti ed eventi dell’Accademia. A breve, grazie al contributo della Fondazione Carispaq, arriverà in libreria anche un volume sulla storia contemporanea del San Salvatore. 


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