Un masterplan per Fontesecco, approvato il protocollo d’intesa con l’Urban Center

di Alessio Ludovici | 13 Luglio 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Prove tecniche di urbanistica partecipata. E’ stato approvato dalla Giunta comunale dell’Aquila un protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale e l’Urban Center dell’Aquila. Il protocollo sancisce le modalità di collaborazione tra l’Amministrazione del Comune dell’Aquila e l’Urban Center nella progettazione della riqualificazione del quartiere Fontesecco.

Il protocollo d’intesa arriva al termine del percorso di partecipazione “Quid-Un quartiere d’idee, immagina con noi il futuro di Fontesecco” , ideato dallo stesso Urban Center e dal quale sono emerse numerosissime proposte e strategie per la rigenerazione urbana ed ambientale di un’area che comprende via Sallustio, Fontesecco, l’area al di sotto del Ponte Belvedere, l’incrocio con via XX Settembre, il parco delle Acque con il Borgo della Rivera. 

Proposte dei cittadini dunque, che gli assessori Raffaele Daniele e Daniele Ferella, durante la presentazione dei risultati di Quid, si erano detti disponibili a valutare e sostenere al fine di arrivare, anche attraverso il reperimento di appositi finanziamenti, a realizzare un vero piano di rigenerazione urbana dell’area che accompagnerebbe coerentemente anche il rifacimento del ponte Belvedere. 

Tanti gli spunti e le proposte emerse sia dal questionario predisposto dal gruppo di lavoro dell’Urban Center che si è occupato del progetto, sia nei cinque tavoli tematici organizzati in seguito e che hanno permesso ai cittadini di confrontarsi su diversi aspetti dell’area oggetto del progetto: soluzioni e ipotesi per riconnettere il borgo della Rivera al resto del centro storico, percorsi pedonali e ciclabili, salvaguardia dei corridoi ecologici insistenti nell’area ma anche valorizzazione dei percorsi storici e delle emergenze storico-urbanistiche presenti, arredi urbani a misura di un quartiere che vuole essere vivo e vissuto e idee e proposte, infine, per valorizzare la residenzialità che caratterizza la zona. 

Un tentativo coraggioso e di qualità per mettere a sistema un’area molto importante della città, spesso sottovalutata anche negli anni del post sisma e che aveva tre grossi nodi da sciogliere: il ponte, il civico 29 che il Comune aveva intenzione di eliminare e l’assetto urbanistico dell’area. L’impasse sul ponte, il degrado e i ritardi nella ricostruzione, la mancanza di progettualità e di ricucitura del tessuto urbanistico sono una pesante eredità per i cittadini rientrati o arrivati a vivere il quartiere.

Sul ponte è stato il Comune a fare le sue scelte, anche alla luce delle indicazioni emerse in due affollate assemblee organizzate dall’Urban Center in cui sostanzialmente i cittadini si erano espressi contro progetti troppo impegnativi e impattanti sull’area che pure erano in campo. E’ di questi giorni l’aggiudicazione definitiva dei lavori da parte del Comune dell’Aquila, lavori che quindi dovrebbero cominciare a breve.

C’è poi la questione del Civico 29, sul quale l’Urban Center si è detto pure disponibile a fare un approfondimento del percorso partecipativo, ma prima c’è bisogno che Comune dell’Aquila e Ater chiariscano le proprie rispettive intenzioni in merito al futuro dell’edificio. Per un certo periodo è sembrato che si dovesse arrivare ad una eliminazione del palazzo concordando delle soluzioni abitative equivalenti per gli abitanti. Ad oggi tra Comune, Ater e proprietari non sembra essersi trovata una quadra.

C’è, infine, un quartiere, i cui cittadini avevano segnalato la necessità di voler ripensare e riqualificare l’area. Necessità intercettata dall’Urban Center L’Aquila che ha deciso dapprima di aprire una sede operativa proprio al piano terra del civico 29 e quindi di organizzare il percorso partecipativo per ripensare la zona. Scelte di cui oggi si raccolgono i primi frutti proprio con la formalizzazione dell’accordo con il Comune. Questi si impegna con il Protocollo d’intesa a concordare con l’Urban Center le modalità per dare un seguito e un iter amministrativo al protagonismo dei cittadini al fine di concordare insieme le scelte “destinate ad avere un impatto sull’intera area”.

Uno scenario di lavoro innovativo ed interessante in una città in cui spesso i conflitti sembrano insanabili. Un’esperienza che potrebbe fare da apripista ad altre iniziative simili e far fare un salto di qualità alla spesso complicata interazione tra istituzioni, quale che ne sia il colore, cittadini e portatori di interesse. “Il bisogno di farsi comunità”, così Giulia Tomassi, presidente dell’Urban Center L’Aquila, aveva sintetizzato l’esperienza di Quid: un bisogno potente e ancora largamente inesplorato in città. 

 


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