Un aquilano a Stoccolma, in Svezia metà vittime dell’Italia senza lockdown

di Marco Signori | 24 Aprile 2020 @ 07:29 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Da marzo solo licei e università chiuse, gente in strada seppur con qualche accortezza e per i bar solo il divieto di servire al bancone. La Svezia affronta la pandemia senza lockdown e fa registrare meno della metà delle vittime rispetto alla popolazione di quante ce ne siano state in Italia.

Stile di vita, tipo di società e aspetto demografico sembrano fare la differenza, come racconta Mauro Angelantoni, 45enne dell’Aquila che da 12 anni vive a Stoccolma e ha anche realizzato un video reportage che racconta come il paese nordeuropeo stia puntando all’immunità di gregge, cioè la capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione, verso la quale una grande proporzione dei membri del gruppo è immune, per cui una parte significativa della popolazione finisce con il fornire una tutela anche agli individui che non hanno sviluppato direttamente l’immunità.

“Con l’inizio della pandemia, il premier Stefan Lofven ha deciso di sposare una linea soft rispetto ai colleghi dei vicini Paesi scandinavi e del resto d’Europa: negozi, palestre, bar e ristoranti aperti, nessuna restrizione agli spostamenti e nessun confinamento a casa. Asili nido, materne e scuole primarie sono rimasti aperti, mentre superiori e università hanno chiuso i battenti privilegiando corsi ed esami online. Anche alcune industrie”, dice Mauro, “hanno fermato la produzione, come la Volvo, i cui 20mila dipendenti svedesi torneranno al lavoro in questi giorni dopo settimane di chiusura. Inoltre, sono state vietate riunioni ed eventi con più di 50 persone”.

“Vivo a Stoccolma con la mia compagna svedese Sofia, con cui ci siamo conosciuti a Milano nell’estate ‘mondiale’ del 2006 – racconta – . Mi sono trasferito a Stoccolma per oppurtunità lavorative. Mi occupo di fotografia di interni e qui c’è molta richiesta”.

“Ho studiato fotografia sul campo, prestandomi come assistente fotografo negli anni d’oro della Milano da bere collaborando coi nomi più prestigiosi della fotografia, da Mario Testino e Patrick Demarchelier“.

In Svezia “in tanti contestano il fatto che la strategia del governo si è dimostrata fallimentare per le fasce più deboli della popolazione”, fa osservare Mauro, “gli anziani e le famiglie più povere, per lo più immigrati o di origine straniera”.

“Nelle case di cura si è registrato un alto numero di contagi. Anche in altri Stati in lockdown, i centri per anziani sono stati duramente colpiti, ma l’accusa mossa al governo svedese è di non aver dato indicazioni al personale di queste strutture su come comportarsi per evitare la diffusione della malattia tra i pazienti”.

“L’altro elemento di critica riguarda il fatto che il modello svedese si adatta alle condizioni sociali degli autoctoni (in media più ricchi e istruiti, con una quota di single pari al 50%), mentre è poco efficace con la popolazione straniera o di origine straniera, che rappresenta il 25% della popolazione. Gli immigrati provenienti dalla Somalia, dall’Iraq, dalla Siria e dall’Afghanistan sono fortemente sovrarappresentati tra i decessi legati al Covid-19”, evidenzia il fotografo.

“Ciò è stato in parte attribuito alla mancanza di informazioni nelle lingue degli immigrati. Ma un fattore più importante – aggiunge – sembra essere la densità abitativa in alcuni sobborghi ricchi di immigrati, rafforzata da una più stretta vicinanza fisica tra le generazioni. Non a caso, nell’area di Stoccolma, dove vi è una maggiore presenza di immigrati rispetto al resto del Paese, contagi e decessi sono stati più alti, circa un terzo di quelli registrati in tutta la Svezia”.

“Più della metà delle famiglie svedesi è costituita da una sola persona”, fa osservare Mauro, “il che facilita il distanziamento sociale. Più persone lavorano da casa che in qualsiasi altra parte d’Europa e tutti hanno accesso a Internet veloce, che aiuta grandi gruppi di forza lavoro a rimanere produttivi lontano dall’ufficio. Queste caratteristiche potrebbero tornare utili anche nel caso di una seconda ondata di Covid-19. E starebbero già aiutando oggi a far ripartire l’economia più velocemente che altrove. Con buona pace di anziani e immigrati”.

“Io da italiano a Stoccolma apprezzo le linee guida del governo svedese, mi fido di loro. Il mio lavoro risente solo in parte, è diminuito di intensità ma allo stesso tempo si lavora più in sicurezza”, dice ancora.

“Cosa mi piace della Svezia? Semplicemente un modo di vivere diverso, in cui, pur sicuramente con qualche difficoltà di adattamento, mi trovo più a mio agio – afferma – . Stoccolma è tutta meravigliosa, in estate raggiunge il culmine della sua bellezza, ristoranti, bar e tramonti incredibili. Per lavoro parlo in inglese e la città ha un taglio internazionale”.

“Non mi sento di consigliarla a quelli che avrebbero difficoltà ambientali: chi ama il caldo ed è terrorizzato dall’idea di giornate con pochissima luce, allora la Svezia di inverno non fa per lui. Mi sento di consigliarla a chi è dotato di apertura mentale e voglia di mettersi in gioco”.

“L’aquila mi manca cosi tanto che me la sono tatuata sul braccio nella sua totale bellezza – conclude – . Torno ad agosto come la tradizione vuole in occasione della Perdonanza!”.


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