Un anno di Covid in carcere, Nardella: “A Sulmona personale e detenuti esemplari”

di Redazione | 02 Aprile 2021, @11:04 | ATTUALITA'
Uil Pa Polizia penitenziaria: "Personale anziano e insufficiente"
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SULMONA – “Esattamente un anno fa iniziava un autentico calvario per gli “attori” del carcere di Sulmona. Per uno scherzo del destino il primo anniversario della passione vissuta dagli operatori penitenziari e dai detenuti coincide con il venerdì santo, il  giorno del sacrificio massimo fatto da un tal uomo chiamato Gesù. Esattamente il due Aprile del 2020 ci venivano comunicati i primi due casi di positività al Covid di due nostri colleghi. Ricordo perfettamente quel momento e il disorientamento che ci aveva istantaneamente pervaso”.

Lo afferma Mauro Nardella, segretario generale territoriale UIL PA polizia penitenziaria, che aggiunge: 

 
“Io personalmente, insieme a tutti i collaboratori del Nucleo operativo traduzioni e piantonamenti ho vissuto in maniera maledetta quell’istante visto che, contestualmente alla preoccupazione provata per la salute dei mie compagni di lavoro, venivo posto in vigilanza attiva ( una sorta di arresto domiciliare sanitario) per ben 14 giorni. Quello appena citato era stato il primo caso in Abruzzo e proprio per questo vissuto con maggiore incognita. Le giornate non passavano mai. Se c’è stata una cosa che mi ha maggiormente sorretto in quei giorni posso tranquillamente dire che è da identificare nella presenza costante di mia moglie e dalla vicinanza espressa da alcuni colleghi. Tra questi cito soprattutto il comandante di Reparto Sarah Brunetti la quale non ha mancato un giorno dal chiedermi come stavo e se avevo bisogno di aiuto (bellissima storia che si è ripetuta nei confronti di tutti i colleghi colpiti dal Covid) Sarà lei stessa, alcuni mesi dopo, unitamente al Direttore Sergio Romice e a tutti i colleghi di polizia penitenziaria, a fronteggiare la più cruda e drammatica pagina che il carcere di Sulmona abbia mai potuto sperimentare in ambito amministrativo e sanitario. Malgrado avesse 4 figli a cui badare, Sarah Brunetti non ha mai esitato ( a volte anche superando le 12 ore di servizio) a fronteggiare il pericolo  derivante da un possibile contagio armata,  così come lo sono stati tutti miei colleghi di stanza a Sulmona, di scafandro, maschera e guanti. Così come non potrò mai dimenticare il dramma dipinto sul volto dei miei colleghi impegnati a garantire assistenza ed ordine all’interno dei reparti detentivi oltre al raggelante periodo vissuto insieme ai miei colleghi poliziotti nei vari reparti ospedalieri,intenti a garantire sicurezza per via dei tanti detenuti costretti al ricovero,  a diretto contatto con la ” morte” ( solo io ho visto comporre 4 salme). Non posso non risaltare il comportamento pressoché corretto di quasi tutti i detenuti i quali con ordine hanno risposto alle inevitabili  sollecitazioni derivanti dall’emergenza che per molti mesi ha trasformato il penitenziario di piazzale vittime del dovere in un vero e proprio lazzaretto. Non è ancora finita ma l’avvento del vaccino sul quale ho risposto sin da subito  la speranza che potesse essere l’unica arma in grado di sconfiggere questa terribile piaga e per il quale molto mi sono battuto affinché potesse fare presto ingresso  in carcere sono convinto ci porterà a breve fuori dal tunnel. Per il momento non mi resta che ringraziare tutti per il sostegno dato e a tutti inviare i miei più sentiti auguri di Buona Pasqua”.

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