Uds L’Aquila: “Un corteo studentesco per tutte le carenze strutturali del sistema scuola”

di Redazione | 19 Novembre 2021 @ 17:57 | POLITICA
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L’AQUILA – Riceviamo e pubblichiamo dall’Unione degli studenti L’Aquila, Uds.

Il 19 novembre gli studenti dell’Unione Degli Studenti L’Aquila sono scesi in piazza a Collesapone per lo sciopero della scuola: investimenti su diritto allo studio e trasporti, didattica alternativa e garanzia del benessere psicologico le maggiori rivendicazioni.

“Per l’ennesima volta siamo rientrati a scuola e tutte le carenze strutturali del nostro sistema educativo si sono mostrate – dichiara Elettra Pace, coordinatrice dell’UdS L’Aquila- scuole pericolanti, trasporti affollati e insufficienti, didattica nozionistica, diritto allo studio negato, sono solo alcuni dei motivi per i quali oggi le studentesse e gli studenti si sono mobilitati a L’Aquila e in tutto il paese”.

Ma le problematiche e le richieste dell’Unione Degli Studenti L’Aquila vanno ben oltre il tema del rientro: “Sono necessari investimenti per la scuola pubblica – Giorgia D’Alessandro- in materia di trasporto pubblico, edilizia e diritto allo studio, ma non solo. E’ necessaria una riforma totale dell’istruzione, che sappia rinnovare la didattica e immaginare un nuovo modello di scuola inclusiva che sappia trasformare la società”

L’Edilizia scolastica, i trasporti, la didattica sono solo alcune delle tematiche al centro delle rivendicazione dell’Unione Degli Studenti L’Aquila, che trovano una cornice nel Manifesto della Scuola Pubblica Abruzzese, frutto della campagna “Cantiere Scuola” e presentato pochi giorni fa a Pescara nello “Spazio 010” e in un incontro al Ministero Dell’Istruzione.

In piazza gli studenti non saranno soli: alle mobilitazioni parteciperanno anche diverse realtà del sociale, le quali hanno anche sottoscritto il Manifesto nazionale della scuola pubblica e il Manifesto abruzzese; tra queste: Arci, ActionAid, Legambiente, FLC, Libera, Priorità alla Scuola, Link – coordinamento universitario e Rete della Conoscenza

Il corteo partirà dalle scuole di Collesapone e arriverà al parco del Castello dove si svolgerà il concentramento: è necessario cambiare la scuola per cambiare il sistema, e non c’è più tempo: siamo il futuro che si ribella”.

MANIFESTO DEGLI STUDENTI ABRUZZESI 

PER LA SCUOLA PUBBLICA 

All’interno del nostro Paese e della nostra Regione la pandemia ha messo in luce le gravi mancanze della scuola pubblica, mettendo in ginocchio i luoghi della formazione e aggravando le disuguaglianze preesistenti. 

Dal caro libri, al costo dei trasporti, da una didattica respingente, al diritto alla connettività, da un’edilizia scolastica fatiscente al diritto allo studio, le istituzioni di questa Regione, sui vari piani, devono aprire tavoli di lavoro e di contrattazione con le organizzazioni studentesche e sociali, soprattutto alla luce della crisi economica, culturale e sociale che il nostro Paese sta attraversando. 

Come studentesse e studenti da anni ci mobilitiamo per chiedere interventi strutturali sul tema della scuola, e da anni rivendichiamo l’importanza della partecipazione studentesca in questo processo. 

Ci avete lasciato una scuola in macerie, adesso la ricostruiamo noi. 

Per questo motivo abbiamo deciso di produrre un Manifesto regionale per immaginare, a partire dalle nostre scuole e dalle nostre assemblee, un’idea di scuola diversa. 

DIRITTO ALLO STUDIO 

“La scuola è aperta a tutti. 

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. 

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.” 

Oggi, a distanza di circa settant’anni, le parole dei costituenti appaiono sempre più contraddittorie e lontane dal realizzarsi. 

L’esercizio del diritto allo studio rimane un’utopia ostacolata da problematiche di natura politica, economica, infrastrutturale, sanitaria ma soprattutto sociale: viviamo una scuola più proiettata verso il nozionismo che lo sviluppo del senso critico, più attenta a improbabili responsabilità che all’inclusione, più rivolta verso l’impresa che la persona. Contraddizioni queste ulteriormente radicalizzate dalla pandemia che sembra aver riacceso le

anacronistiche logiche meritocratiche e competitive. Difatti, la scuola non funge da ascensore sociale ma crea una forbice sempre più ampia di disuguaglianze. 

Non esiste ad oggi una tutela effettiva all’interno delle classi di chi soffre di Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), soggetti che il sistema scuola, tagliando il problema alla radice, tende a escludere e a 

non tutelare, ignorando il rispetto dei loro diritti inalienabili e ignorando l’attuazione di forme didattiche e valutative differenti, affinché gli alunni possano conseguire il 

successo formativo. 

Disparità e spaccature presenti anche tra chi ha la possibilità di pagare le relative spese scolastiche e chi no, infatti un’altra strada da imboccare per raggiungere una scuola inclusiva e accessibile a tutti e tutte è quella verso l’abbattimento del muro che ostacola la gratuità dell’istruzione pubblica. 

In media una famiglia spende intorno ai 400 euro a studente ogni anno e solo per i libri, unitamente al costo di trasporti pubblici, gite e materiali didattici necessari soprattutto per gli indirizzi Artistici e per gli Istituti tecnici o professionali. Il problema peggiora se si pensa alla frequenza con cui testi vengono aggiornati, rendendo meno fruibile l’usato. 

La pandemia è solo una cartina tornasole che ci ha fornito la prova inconfutabile che, anche in tempi normali, i meccanismi di funzionamento del sistema scolastico (ri)producono incessantemente, e in modi quasi automatici, le disparità sociali. Il corollario è un elitismo e un classismo che si espandono a macchia d’olio: studenti e studentesse di serie A e di serie B, elevato coefficiente di dispersione scolastica, con conseguente aumento di sacche di povertà e microcriminalità, disuguaglianza tra scuole del centro città e delle periferie e, dunque, perdita definitiva della funzione sociale degli istituti. 

Una strada spianata col fine di remare contro la tutela del diritto allo studio. 

Per questo motivo noi studenti e studentesse chiediamo che venga riesaminata la Legge regionale sul diritto allo studio, in quanto non soddisfa le esigenze di una scuola che è profondamente mutata nel corso degli ultimi decenni, anche in rapporto alla crisi economica e pedagogica che il nostro Paese sta vivendo, ma anche in virtù del più grande piano di finanziamenti pubblici mai erogato nella storia repubblicana, il Recovery Fund; e il PNRR. 

Chiediamo che la Regione si assumi la responsabilità politica di aprire tavoli di lavoro che coinvolgano le rappresentanze sociali e studentesche per riesaminare la legge. 

Per rispondere ai problemi di accesso all’istruzione e per lottare contro la dispersione e l’abbandono scolastico proponiamo il Reddito di Formazione su scala regionale, affinché argini questi fenomeni e assicuri l’emancipazione dei soggetti in via di formazione; con la seguente articolazione:

DIRITTI/SERVIZI 

FORME DI TUTELA 

REDDITO DI FORMAZIONE

 

ABITARE 

Studenti medi: collegi. 

Studenti universitari e accademici: case dello studente e scarse 

agevolazioni affitti.

Studenti medi: estensione dei collegi a tutti quelle città dove sono presenti scuole assenti in altri territori della Regione (o provincia nel caso di province ampie). 

Altre categorie/indigenti: case dello studente.

MOBILITÀ 

Agevolazioni per età e per reddito.

Gratuità del TPL in base al reddito. Agevolazioni per tutti, con particolare occhio di riguardo a chi risiede lontano dal luogo di studio, dalle biblioteche e dagli altri centri culturali.

ACCESSO ALLA 

CULTURA

Sconti per studenti o per età anagrafica. Carta IoStudio per studenti medi

Gratuità completa per mostre, musei, scavi archeologici, teatri e cinema comunali.

1LIBRI, DISPOSITIVI E MATERIALI PER LO STUDIO 

Rari casi di comodato d’uso dei libri di testo e2dispositivi 

Possibilità di avvalersi del comodato d’uso dei libri di testo, dispositivi e materiale tecnico. 

1Uno dei punti più importanti da variare nella Legge regionale sul diritto allo studio. La regione Abruzzo stanzia 3.000.000 di euro per garantire l’uso dei libri di testo agli studenti e alle studentesse del territorio, che non risultano però abbastanza per coprire una soglia ISEE di 22.000 euro. 

2 Molti studenti e studentesse rischiano di non poter seguire le lezioni a causa della mancanza di dispositivi e/o di connessione. Questo a riprova della differenza sostanziale che intercorre tra il “regolamentare” e il “verificare”, tra il “dire” e il “fare”. È necessario un monitoraggio capillare per garantire il diritto alla connettività che, ad oggi, non può che coincidere con il diritto allo studio. 

Chiediamo inoltre: 

  1. Investimenti e fondi da destinare all’erogazione di borse di studio
  2. Il supporto agli studenti portatori di handicap attraverso un piano di immissione in ruolo dei docenti di sostegno, rimuovendo gli ostacoli di diversa natura e utilizzando strumenti acustici, libri con alfabeto braille; facendo progetti di inclusione. 
  3. L’accesso rapido e gratuito ai test per individuare la dislessia e disturbi dell’apprendimento. 

A causa di lunghe tempistiche gli studenti e le studentesse che intendono accedere ai test sono costretti a rivolgersi ai privati e alle loro tariffe. 

  1. Misure per proteggere la multiculturalità e favorire l’integrazione degli immigrati attraverso corsi di alfabetizzazione a scuola che li supportino prima, durante e dopo l’ingresso nella comunità scolastica. Rivolti anche ai genitori, al fine di agevolare la comunicazione tra istituzioni scolastiche e famiglie.
  2. L’istituzione di sportelli di orientamento ai percorsi formativi, per disincentivare le scelte tardive e meno consapevoli. 

DIDATTICA 

La didattica a distanza ha messo in evidenza la necessità di rinnovare le modalità di intendere e fare scuola. 

All’interno delle nostre scuole i metodi di apprendimento sono ancora basati su una didattica frontale e uno studio nozionistico che non favorisce lo sviluppo della coscienza critica e costringe le studentesse e gli studenti ad un ruolo puramente passivo. La didattica deve tener conto della continua evoluzione della scuola e soprattutto di chi la vive e deve avere alla base una continua riflessione pedagogica che permetta alle studentesse e agli studenti di crescere, apprendere, costruire consapevolezza di sé e capacità critica. Ad oggi nonostante numerosi pedagogisti sostengono la necessità di mettere in pratica nuove modalità didattiche, di fatto all’interno delle nostre aule si continua a fare scuola come un secolo fa. 

I nostri obiettivi sono: 

-Promuovere la scrittura collegiale del POF, Piano dell’Offerta Formativa, attraverso la discussione all’interno di Commissioni Paritetiche. 

Crediamo sia importante che gli studenti e le studentesse vengano coinvolti in ciò che devono studiare e che abbiano la possibilità di discutere con il corpo docente i programmi e le attività didattiche da svolgere durante l’anno. Per questo chiediamo la formazione di commissioni paritetiche, composte da egual numero tra studenti e docenti. 

-Inserire nuove metodologie didattiche: l’educazione fra pari, l’autoformazione, l’indagine a partire da strumenti multimediali e mediatici e molto altro. Vogliamo una didattica davvero di qualità dove esiste un rinnovamento dei metodi, per renderli più inclusivi, così da non lasciare indietro nessuno. È necessario coniugare una didattica più interattiva, in cui lo studente sia partecipe e non solo una scatola vuota da riempire praticando metodi di didattica alternativa, non frontale e nozionistica ma volta all’apprendimento di nozioni e pratiche sempre finalizzate alla costruzione di un pensiero. 

-Garantire interdisciplinarietà e superare l’approccio storicista. 

Troppo spesso le singole discipline sono affrontate per compartimenti stagni, è necessario uscire da questa logica garantendo una maggiore interdisciplinarietà. 

Diviene inoltre necessario superare l’approccio storicista alle discipline, retaggio della pedagogia gentiliana. Chiediamo inoltre che all’interno dei nostri programmi venga superato l’approccio etnocentrico per decolonizzare la didattica in chiave antirazzista e antifascista, in quanto la storia deve essere trattata in ottica critica. 

-Chiediamo che nell’ambito della valutazione venga affiancato alla valutazione numerica un commento che giustifichi e dia ragione del voto, evitando che la valutazione sia punitiva ma strumento di crescita collettiva per la componente studentesca e per il corpo docenti.

-Riteniamo necessaria l’introduzione all’interno delle scuole della Carta dei diritti in dad, uno strumento di tutela necessario in questo periodo storico. 

-Riteniamo necessario, a partire dalla risoluzione dei limiti del nostro sistema scolastico, l’immaginazione di una scuola innovativa che si dia l’obiettivo di trattare temi strettamente attuali e rilevanti, come l’educazione sessuale orientata al piacere, alle differenze e al consenso, che per troppo tempo è stata relegata ad una posizione secondaria o, purtroppo, completamente assente nei programmi scolastici. 

E’ necessario promuovere l’educazione alle differenze e in particolare alle differenze di genere, che nelle scuole si inizi a trattare di sessualità, che vengano approvate le Carriere alias per l’autodeterminazione e il rispetto delle indentità, che ci si impegni a prevenire ogni forma di violenza e discriminazione verso i diritti umani. 

Bisogna incentivare e sostenere progetti che educhino alle differenze, che siano antissessiti e che si muovano contro tutte le discriminazioni. 

-La scuola deve essere e rappresentare un luogo sicuro per tutte le studentesse e tutti gli studenti. È dunque necessario prevedere sportelli psicologici gratuiti garantendo la privacy alle studentesse e agli studenti che vi accedono. 

TRASPORTI 

Il pendolarismo è un aspetto presente in tutte le scuole della nostra regione, ma non viene ancora presentato un piano che dia agli studenti e alle studentesse un reale diritto alla mobilità. Dagli orari alla qualità dei servizi, è necessario un piano di investimenti strutturale sul trasporto pubblico in Abruzzo. 

Trasporto pubblico: Il diritto allo studio non è più tale, se non viene offerto un efficiente servizio di trasporti per gli studenti e per le studentesse. I costi dei trasporti sono eccessivi nelle nostre provincie e spesso rappresentano un ostacolo per completare il proprio percorso di studi. La regione deve necessariamente presentare agli studenti un’offerta che impedisca situazioni di disagio economico e che li permetta di raggiungere le proprie sedi scolastiche, rendendo dunque il servizio di trasporti pubblico e garantito. 

Orari a servizio delle scuole: Non può essere la scuola ad adattarsi agli orari delle agenzie di trasporti, ma devono essere queste ad adattarsi a quelli della scuola. Sono troppi i casi in cui studenti e studentesse si ritrovano a dover affrontare ritmi insostenibili e che non gli permettono di avere tempo necessario per studiare o socializzare quanto vorrebbero. E’ necessario un dialogo costante con le agenzie di trasporto che definisca un piano di azione su tutto il territorio e che risponda alle esigenze di tutte le scuole. 

Trasporto ecologico: Parlare di sostenibilità nelle scuole è contraddittorio quando questa non viene applicata di fronte i nostri occhi. Dai luoghi del sapere deve partire l’insegnamento e l’educazione alla sostenibilità e alla difesa dell’ambiente, a partire dai mezzi con i quali andiamo a scuola. Nella riforma della legge regionale sul diritto allo studio la sostenibilità e dunque il trasporto ecologico, devono essere temi centrali.

Trasporti di qualità: troppe sono le denunce di situazioni di disagio all’interno dei trasporti a servizio degli studenti e delle studentesse. Il diritto alla mobilità va rispettato in tutte le forme che esso implica, a partire dalla qualità dei servizi. Questa è fondamentale anche e soprattutto per la salute e la sicurezza di noi studenti, e dunque anche su questo è necessario un piano di investimenti che risponda alle situazioni di disagio che viviamo all’interno dei mezzi di trasporto. 

Sovraffolamento nei trasporti: La pandemia ha evidenziato una problematica già presente da troppo tempo all’interno del trasporto pubblico: il sovraffolamento. Nonostante sia prevista la distanza di almeno un metro, i casi di sovraffolamento esistono e la politica non ha ancora presentato una reale risposta a riguardo. Questo mette a rischio la sicurezza di noi studenti e di conseguenza bisogna presentare un’alternativa al più presto. 

EDILIZIA SCOLASTICA 

L’edilizia scolastica rimane un tema mai affrontato seriamente dalle istituzioni nazionali e locali. 

Uno studio del 2015 del Consiglio Nazionale dei Geologi ha rilevato che 31mila scuole su 42mila presenti sul territorio italiano, sono a rischio sismico o esposte a dissesto idrogeologico. Oltre una scuola su due è a rischio. 

La pandemia ha riproposto, con inconfutabile chiarezza, le tante falle di un sistema scolastico già precario e disastrato. 

Sono infatti migliaia gli edifici che, sul territorio abruzzese, restano “non a norma” e non vengono sottoposti a quegli urgenti interventi di manutenzione e messa in sicurezza. A 11 anni dal terremoto a L’Aquila non esiste un piano complessivo di ricostruzione delle scuole pubbliche, mentre la prima scuola ad essere stata ricostruita è stata proprio una scuola privata. 

L’unico episodio in cui le amministrazioni sono state messe con le spalle al muro è il caso del Liceo Cotugno, che dopo cinque anni ancora è diviso in quattro Musp e aspetta la riconsegna della sede principale. 

Tutte le altre scuole della città continuano tuttavia a non disporre di spazi adeguati per una didattica davvero di qualità. Chiediamo fortemente che siano aperti tavoli di lavoro con tutte le parti sociali per la ricostruzione delle scuole, la messa in sicurezza, la manutenzione, e tutto ciò deve avvenire nell’ottica di mettere fine anche alle classi pollaio, dannose per la salute in questo periodo storico e per l’apprendimento da sempre. 

Anche la provincia di Pescara non è esente da problematiche di questo tipo. Il Liceo Marconi ormai diviso in varie sedi, anch’esse non adatte a svolgere una didattica di qualità e la situazione del MiBe: Liceo artistico, musicale e coreutico. 

Studenti e studentesse sono chiamati a districarsi in un arcipelago di sedi, spesso non adatte alle esigenze di una scuola che ha esigenze specifiche.(si fa riferimento soprattutto al musicale-coreutica). 

Per questo chiediamo l’apertura di tavoli di lavoro con le parti studentesche e sociali per il monitoraggio consapevole degli istituti nella nostra Regione.

Chiediamo inoltre un piano di investimenti straordinario per la messa in sicurezza degli edifici e per la riqualificazione degli spazi, non vogliamo solo scuole sicure, vogliamo anche scuole che rendano possibile una didattica davvero di qualità, usufruendo di laboratori, biblioteche e aule studio.

 


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