Tutela dell’ambiente o della persona? Non tutta la plastica nuoce alla salute

Fino al 31 dicembre 2020 potremmo produrre tra 160 mila e 440 mila tonnellate di rifiuti derivanti dall’uso dei dpi

di Cristina D'Armi | 26 Ottobre 2020 @ 06:27 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Possiamo fare a meno di bottiglie, piatti, bicchieri, sacchetti e  pellicole di plastica ma non possiamo ridurre l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per contrastare la diffusione del Covid-19.

Dopo tutte le campagne di sensibilizzazione e proteste per diminuite l’utilizzo della plastica, l’anno 2020 ha cambiato le priorità, mettendo al primo posto la tutela della salute di ogni cittadino che, quotidianamente è chiamato ad utilizzare i dispositivi di protezione spesso realizzati con questo materiale che rappresenta la soluzione più semplice ed economica con un imbattibile rapporto tra prezzo ed efficacia. Detto ciò, l’inquinamento da plastica rimane un problema globale senza precedenti che minaccia non solo l’ambiente ma anche la nostra salute.

Non c’è dubbio che il Coronavirus abbia creato un enorme impatto ambientale: da una parte il lockdown  ha portato a una  riduzione dell’inquinamento da polveri sottili, d’altra parte, però,  questo periodo ha inciso notevolmente sull’inquinamento causato dai dispositivi monouso.  A causa dell’emergenza Covid19, infatti,  è aumentato esponenzialmente l’utilizzo di quei materiali utilizzati in ambito sanitario, come visiere, mascherine, guanti e camici. L’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale stima che fino al 31 Dicembre 2020 potremmo produrre tra 160 mila e 440 mila tonnellate di rifiuti derivanti dall’uso dei dpi.  A Wuhan,  città della Cina da dove si è espanso il virus, il volume dei rifiuti sanitari si è quadruplicato a oltre 200 tonnellate al giorno. Questo è un esempio di disastro ambientale cui potremmo andare incontro.

Proprio in questi giorni è stata sospesa la “Plastic tax” per evitare di aggravare una situazione già complicata per l’economia italiana. Se ne riparlerà il 1° Luglio 2021 anche se, in realtà, si tratta di un impatto limitato:  in discussione circa 520 milioni  contro il compromesso che sposta poco meno di 400 milioni.


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