Turi racconta la saga della famiglia Carniti, eccellenza Made in Italy

Dalle telerie ai motori marini, pionieri in Italia. A L'Aquila Turi è conosciuto come fotografo e per il negozio di video-noleggio

di Isabella Benedetti | 21 Novembre 2023 @ 05:34 | PUNTI DI SVISTA
Famiglia Carniti
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Arturo Carniti è uno degli ultimi discendenti di quella famiglia Carniti che, negli anni 60, siglava con la C maiuscola stilizzata i motori marini di propria produzione.

Per L’Aquila, sua città di adozione, Arturo è sempre stato, solo e semplicemente, Turi. Turi, come lo chiamava amorevolmente la zia Rosaura o come lo incalzava con più forza il nonno, quando lo adibiva, già da piccolo, alla catena di montaggio della fabbrica di famiglia, per mitigarne il carattere ribelle e forgiarlo all’ordine e alla disciplina. Si dice che ognuno è artefice del proprio destino, quello di Arturo gli si è cucito addosso come una seconda pelle, con la consistenza delle stoffe delle telerie e gli odori delle miscele dei motori Carniti. Era un destino che correva veloce, andava al massimo della potenza e la direzione l’aveva decisa lui. Più che viverlo, quel destino lo aveva travolto, in un sali scendi adrenalinico, come sulle montagne russe.

Era il 1923 e Arturo Carniti, nonno di Turi, impiantò una fabbrica di macchine tessili ad Oggiono, nella Brianza lecchese. Trent’anni dopo, nel 1953, la passione della famiglia Carniti per i motori ed il sodalizio con il genio dell’ing. Pietro Vassena fece nascere la “Carniti motori marini”, come spin off della azienda preesistente.  Erano gli anni del dopoguerra e si respirava voglia di ripresa. La produzione dei fuoribordo andò subito benissimo, l’azienda registrò un successo dietro l’altro, realizzando motori sempre più potenti e cavalcando l’onda del boom economico degli anni 60. I competitors d’oltreoceano erano Evinrude, Jhonson e Mercury che imperavano sul mercato americano, ma in Italia il primato era dei Carniti che montavano i propri motori su motoscafi da competizione. I marchi del “Sol levante”, invece, presero piede anni dopo. Come il silenzio di “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno”, di manzoniana memoria, era rotto dai colpi pesanti e cadenzati dei remi della barca, che traghettava Lucia Mondella lontano dal suo paesello, così la calma del lago di Annone era infranta dal rombo dei motori Carniti che venivano testati dai piloti, partendo dalla darsena che prenderà il loro nome.

La storia dei Carniti è costellata di competizioni e vittorie.

Ad Oggiono nacque anche un’importante scuola di piloti che preparò molti campioni. Il genio italiano, insomma, portava la C dei Carniti. Furono tra i primi ad utilizzare le carene in vetroresina e, per i motori di piccola cilindrata un’altra idea innovativa prevedeva l’integrazione dei serbatoi direttamente nelle cupole del motore.

Negli anni 70 la produzione dei motori nautici arrivò alla 10mila unità e in fabbrica lavoravano più di mille persone. “Della mia infanzia e adolescenza ho il ricordo dei distacchi, il collegio a Milano e poi in Svizzera. Di mio padre quello di quando portò me e mio fratello in Lamborghini a vedere il Gran Premio di Montecarlo, poi i vuoti, le assenze. Lui era sempre in giro per il mondo, si occupava delle vendite, in famiglia non lo vedevamo mai” racconta Turi. “Io volevo diventare un pilota, come zio Sergio e quando ero in fabbrica i miei occhi erano solo per la sala corse, dove si preparavano i motori per le competizioni, ma le cose, purtroppo, andarono diversamente. Quando i miei si separarono seguii mia madre a Roma. La passione per lo sci mi portò in Abruzzo e ogni tanto accompagnavo all’Aquila mia cugina Caterina Vertova che all’epoca lavorava per il Teatro Stabile”. Molti all’Aquila conoscono Turi, per la sua attività di fotografo e per il negozio di videonoleggio negli anni 80-90, ma in pochi sanno della sua famiglia e la sua storia.

Oggiono e l’Italia intera, però, non ignorano le vicende della “Carniti motori” che, negli anni d’oro del boom economico, hanno reso grande il nostro Paese. A 70 anni dall’inizio dell’attività aziendale nel settore dei motori marini, si moltiplicano le iniziative per ricordarne i fasti e la grandezza. Si è da poco tempo conclusa una mostra allestita a villa Sironi, con il patrocinio del Comune di Oggiono in sinergia con l’Autorità del Bacini del Lario e dei Laghi Minori, del Museo della Barca Lariana e di Enrico Conti, pioniere della nautica. Filmati inediti, fotografie, motori e trofei rispolverano la memoria e la nostalgia di tante persone che in Brianza hanno condiviso scampoli di vita con la Carniti. Un enorme murales raffigurante tre motoscafi da competizione gli è stato dedicato nella loro darsena.

Le vicende di questa famiglia hanno la caratura delle grandi saghe e con ogni probabilità, si vocifera ultimamente, diventeranno oggetto di docufilm o di fiction a cura di Marco Carniti, fratello di Turi, regista e sceneggiatore che ha maturato la sua esperienza al “Piccolo” di Milano. L’avventura dei motori Carniti finì negli anni 70 con il passaggio di consegne alla O.M.A.B. (Officine Meccaniche Alta Brianza). La crisi del comparto tessile aveva inevitabilmente travolto anche il ramo motori, ma è innagabile che, per più di 15 anni, l’azienda ha scritto un’importante pagina di storia nel settore dei motori marini e la famiglia Carniti ha guardato il mondo dalla cima più alta.


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