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TSA. Vincenzo Olivieri insegna la bellezza parlando d’Abruzzo

Lingua, tradizioni e peculiarità della regione più variegata al mondo

TSA. Vincenzo Olivieri insegna la bellezza parlando d’Abruzzo
Vincenzo Olivieri, comico caratterista, andato in scena ieri sera al Ridotto del Teatro Comunale con lo spettacolo “Non è mai troppo Abruzzo: Vi insegno la bellezza!”

L’AQUILA – La storia di un popolo non è data solo dalla geografia e dal territorio che lo ospita, ma anche dal prodotto di quella terra, dalla sua voce, dalla sua “lingua terra”. E l’Abruzzo, solcato dall’Appennino Centrale, che ne divide la parte interna montana da quella costiera, di “lingue terra” ne ha tante. A raccontarcele ci ha pensato Vincenzo Olivieri, comico caratterista, andato in scena ieri sera al Ridotto del Teatro Comunale con lo spettacolo “Non è mai troppo Abruzzo: Vi insegno la bellezza!”, una produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo e Stefano Francioni Produzioni.

Uno spettacolo che regala risate, ma non solo. Quella di Olivieri è una vera e propria lezione-spettacolo alla scoperta della storia, delle tradizioni ma, soprattutto, della lingua di una regione che, in fatto di bellezza, non si fa mancare nulla: mare e montagna, azzurro e verde, senza tralasciare tutti i colori delle sue fioriture. Protagonista è, dunque, l’Abruzzo con tutte le sue peculiarità linguistiche, anche quelle che con la modernità hanno iniziato a sbiadire.

Dopo un prologo nostalgico su vecchi usi e costumi che va dal telefono con il filo all’attesa che si creava intorno all’accensione della tv in bianco e nero, dalla severità dei genitori di un tempo alle mamme che riuscivano a scovare ogni segreto leggendo il diario durante il bagno dei figli, Olivieri inizia i suoi tre moduli della lezione: storia, geografia e, ovviamente, linguistica.

Ma perché approdare al dialetto? La risposta risiede nella memoria storica che questa forma di cultura immateriale conserva dentro di sé. Dietro ad una parola apparentemente obsoleta si cela un mondo di tradizioni e di storie, di dominazioni e migrazioni, di scambi commerciali e contatti linguistici. In ogni termine che fuoriesce dalla bocca delle nostre nonne c’è un pezzo di mondo che le ha viste bambine, e quando quel termine smette di risuonare, quel pezzo di mondo se ne va per sempre.

Ma, in Abruzzo, a fare la differenza è proprio quel solco montuoso che sembra fare da “sparti terra” tra i paesini delle aree interne, spesso isolate, e i centri costieri aperti sull’Adriatico. La varietà linguistica si deve proprio a questo e nutre la dialettologia. Se nell’aquilano domina l’abruzzese occidentale di area mediana, con caratteristiche vicine al laziale e all’umbro, nella fascia costiera e collinare di Pescara e Chieti troviamo l’abruzzese orientale adriatico, con un sistema vocalico molto ricco e numerosi tratti condivisi con i dialetti molisani e pugliesi. Nel Vastese, invece, l’abruzzese meridionale è più vicino ai dialetti meridionali estremi e vede la conservazione di gruppi consonantici arcaici e un lessico a tratti peculiare.

Partendo dall’Abruzzo e dalle sue lingue, Vincenzo Olivieri, “dialettofilo” esperto, conduce una divertente quanto sofisticata indagine antropologica e linguistica per ricostruire il prototipo perfetto dell’italiano medio, mettendone a nudo vizi e virtù, senza sconti. Perché a Rimini i casellanti autostradali sono così gioviali e in Abruzzo di poche parole? Perché loro hanno Riccione, Cattolica, Bellaria…e qui c’è la rabbia nei nomi delle città? Olivieri scherza su detti e situazioni. Accanto a battute, sketch divertenti e caricature, intende però insegnarci qualcosa in più della cultura abruzzese, in modo semplice e leggero, con tanto di slides alla mano, e rubandoci non poche risate.

Pare, infatti, che tutte le lingue del mondo derivino dall’abruzzese e che l’Abruzzo sia l’unica regione al mondo a parlare con dei monosillabi. E se qualcuno non ci crede perché non ha ascoltato la lezione… NZ’ TOSC!