TSA, Chiara Becchimanzi costringe gli aquilani ad una “Terapia d’urto”

di Eleonora Iacobone | 08 Febbraio 2024 @ 06:00 | EVENTI
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L’AQUILA – Proseguono gli appuntamenti di Stand Up Comedy del Teatro Stabile d’Abruzzo, fortemente voluti dal direttore artistico Giorgio Pasotti, e dedicati ad un pubblico che ama divertirsi con intelligenza. Il secondo appuntamento vede sul palco dell’Auditorium del Parco l’attrice, autrice, regista e stand up comèdienne Chiara Becchimanzi che, dopo aver girato l’Italia con “Terapia di Gruppo”, ci propone una “Terapia d’Urto” con il sottotitolo “Dio Patria e Famiglia”: un modo esilarante di scagliarsi contro tutto ciò in cui crediamo di credere.

Ma cos’è questa “Terapia d’Urto”? E da cosa dovrebbe salvarci? Beh, da noi stessi! Salvarci dall’autodistruzione o, intelligentemente, portarci ad accettarla come conseguenza estrema della nostra cattiva condotta. Come si dice “se con le buone non funziona…”, magari ci si riesce con le maniere forti. E la Becchimanzi fa questo, ci porta sul palco verità dissacranti con l’obiettivo di “svegliarci”. Perché prima ti svegli, prima guarisci: la terapia d’urto funziona così! E quale lente è più efficace dell’ironia per mettere a fuoco le nostre contraddizioni?

I temi affrontati sono tanti: dai disturbi alimentari alla maternità, dall’ossessione dal corpo agli stereotipi di genere di cui sono intrisi letteratura e classici Disney. Quello della Becchimanzi è un lungo flusso di coscienza che può facilmente entrare in collisione con il parere della platea ma, in fondo, è esattamente quello che vuole.

Entra in scena vestita da “Papa” e smaschera alcune delle incoerenze della Chiesa cattolica ricordando la Papessa Giovanna che per tutta la vita si finse uomo pur di arrivare a ricoprire quella carica. Cosa la tradì? Una gravidanza!

Ripercorre il suo percorso di attrice tra difficoltà e successi, e quando parla dell’occupazione del Teatro del Lido di Ostia, dove vive, ne va particolarmente orgogliosa, perché “il teatro è il pronto soccorso dell’anima” e in quel caso lei ha contribuito a “rianimarlo”.

Non ha timore di aprirsi al pubblico e parlare del suo difficile rapporto con il cibo, sensibilizzando a temi come anoressia e bulimia, ma lo fa in modo leggero perché, non neghiamolo, tutti almeno una volta nella vita abbiamo avuto a che fare con quella mostruosissima parola: DIETA.

Tra una Belle con la sindrome di Stoccolma, una Ariel che rinuncia a se stessa per “amore” e una Biancaneve che sorride anche quando stanno per ammazzarla, Chiara Becchimanzi ci invita ad essere delle Cenerentole che si svegliano, non come la Bella Addormentata per sposare uno sconosciuto, ma per gettare pugni di cenere negli occhi delle sorellastre invidiose. Il rischio in cui si incorre restando addormentate è quello di finire in una delle tante relazioni tossiche figlie dei retaggi del patriarcato.

E così sfata l’ultimo mito, per cui meriterebbe una targa a caratteri maiuscoli, secondo il quale una donna si vestirebbe sempre e comunque con l’obiettivo di risultare attraente agli occhi dell’altro sesso. Rivolgendosi al pubblico maschile chiede: “Ma se voi foste dei muratori, lavorereste bene solo per compiacere i vecchietti che guardano il cantiere?”. Touché!

Lo spettacolo si chiude invocando l’autodistruzione del genere umano. Ma, aspettate, non c’è proprio soluzione? Beh, una ci sarebbe: rispettarsi. Allora la prossima volta che incontriamo quell’amica dopo mesi, magari evitiamo di dire “come sei magra!”, “che hai fatto ai capelli?”, “sei ingrassata?”, “hai messo troppo trucco!”. Come direbbero a Roma: “fateve ‘na cofana d’affari vostra!”. AMEN!


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