Una macchina rodata per manipolare l’opinione pubblica e il voto, o almeno per provarci, a tutte le latitudini, dall’Asia ai Caraibi. Al servizio di clienti locali, ma anche di governi occidentali incluso quello britannico. E’ la storia dei ‘trucchi’ elettorali e delle operazioni spregiudicate di ‘orientamento’ del consenso partorite dagli spin doctor di Cambridge Analytica (CA) e di altre società anglo-americane sorelle, secondo la ricostruzione di un nuovo dossier prodotto dal ‘pentito’ Chris Wylie: l’ex analista dai capelli tinti di rosa già protagonista delle denunce sulla raccolta dei dati di 50 milioni di utenti di Facebook che sarebbero stati usati a scopo di propaganda politica. Nei documenti tirati fuori ora da Wylie, a beneficio di Channel 4, ci sono cose vecchie e nuove. Fra le nuove, spiccano rivelazioni potenzialmente esplosive – dopo il gran parlare sul Russiagate – su tentativi d’interferenza elettorale in chiave anti-russa nell’Europa ex sovietica e alle porte di casa di Mosca. Mentre fra quelle già note si parla del ruolo di CA in vista delle presidenziali Usa del 2016: dapprima al servizio delle effimere ambizioni dell’attuale consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton; poi di quelle d’un altro falco, Ted Cruz; e – in ultimo – del ‘cavallo buono’ Donald Trump.

Non mancano poi dettagli sui contratti “di consulenza” firmati della casa madre Scl e da altre agenzie collegate, come Global Science Research o la canadese Aggregate IQ, sia con il ministero della Difesa di Londra sia con quello degli Esteri.

In una lettera di Scl datata 2012 – e resa disponibile anche alla commissione Cultura, Digitale e Media della Camera dei Comuni, di fronte alla quale Wylie ha deposto questa settimana – si fa riferimento a ben 15 progetti di persuasione psicologica condotti dall’azienda per conto della Difesa britannica. Mentre in un altro documento il Foreign Office fa sapere di aver avuto “la gioia di lavorare insieme” in un’operazione condotta a ridosso di un’elezione in Pakistan e presentata come finalizzata a contrastare le influenze del “terrorismo”.

In Nigeria, invece, i clienti della società britannica – alcuni politici graditi a Londra – sarebbero stati aiutati con tecniche mirate a indurre i simpatizzanti dell’opposizione “a non votare”, come la stessa Scl ammette nero su bianco. E a Trinidad e Tobago, risulta essere stato creato artificialmente un “movimento giovanile unito” per influenzare le urne. Ma a colpire, nel clima attuale, è soprattutto il caso della repubblica baltica ex sovietica della Lettonia, membro di Nato e Ue, dove fu ordita una campagna diffamatoria contro la comunità russofona (il 40% del Paese), anche con messaggi segreti che accusavano i russi di “rubare il lavoro” ai lettoni ‘autoctoni’.
Obiettivo? Semplice, “far emergere tensioni etniche latenti” e favorire evidentemente candidati filo-occidentali. (Fonte ANSA)

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