Troppi alberi in Abruzzo, la proposta di legge forestale che fa discutere

di Alessio Ludovici | 19 Marzo 2021, @06:03 | AMBIENTE
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L’AQUILA – E’ approdato nelle Commissioni  del consiglio regionale il progetto di legge della consigliera La Porta, della Lega, per “semplificare e sburocratizzare” il settore forestale. L’obiettivo è modificare la Legge Regionale 4 gennaio 2014, n. 3, Legge organica in materia di tutela e valorizzazione delle foreste, dei pascoli e del patrimonio arboreo della regione Abruzzo. Nella relazione della proposta si parla di promuovere “la gestione attiva e sostenibile delle foreste, nell’ottica di un rilancio della foresta come risorsa da usare a beneficio della collettività”.

A giustificare l’intervento normatico ci sarebbero, secondo i proponenti, anche i dati. “In Abruzzo ci sono 475.093 ettari di bosco, pari al 44,00% del territorio” e non c’è, si spiega sempre nella relazione, un problema di deforestazione perché le superfici boscate sono cresciute. E non è una buona notizia, si spiega sempre nella stessa relazione, perché “i boschi vecchi assorbono meno CO2 e sono più soggetti a patologie”. 

“La situazione di degrado derivante da questa legge – si legge nella Relazione – ha addirittura portato la Regione ad eliminare dal PSR due misure indispensabili ed innovative quali la Misura 16.8 e la Misura 16.6.1 (Biomassa)”. Le modifiche sarebbero urgenti ed indispensabili, secondo la relazione, per salvaguardare i 500 addetti del settore, dipendenti di consorzi e cooperative. 

Le modifiche proposte interessano un po’ tutto l’articolato testo normativo abruzzese. Dai ritocchi alla consulta forestale alla semplificazione degli iter di approvazione dei piani di gestione. Dalle semplificazioni per gli interventi di taglio fino alla realizzazione di nuove strade per le attività forestali. In terza commissione sono state ascoltate associazioni ambientaliste, i rappresentanti dei consorzi e delle coooperative, gli Ordini e le associazioni di categoria degli agricoltori. 

La preoccupazione delle associazioni

La preoccupazione delle associazioni ambientaliste, si legge in una nota di Italia Nostra, è per “l’eliminazione del ruolo programmatorio della Regione” e  per “una visione limitata, parziale, riduzionista dei nostri boschi.  Non si tiene conto, infatti, del ruolo che hanno i boschi nella regolazione del ciclo dell’acqua, nella purificazione dell’aria, nella difesa idrogeologica. Nell’essere spazi di vita e di biodiversità, del fatto che sono i nostri migliori alleati nel contrastare la crisi climatica grazie all’assorbimento dell’anidride carbonica operata dalla fotosintesi. Né si considera che sulla bellezza del paesaggio vi sono altre attività economiche legate all’ecoturismo, che verrebbero danneggiate.”

A ben vedere, la situazione delle foreste italiane ed europee è tutt’altro che rosea. Al di là dei numeri. Questi dimostrano un aumento o una diminuzione semplicemente a seconda del periodo storico con cui li si confronta. A pesare, oltre al cambiamento climatico o l’abbandono delle terre agricole, è soprattutto la ridottissima estensione delle foreste vergini, quelle in cui processi naturali del bosco la fanno da padrone e l’intervento dell’uomo punta ad assecondarli con interventi molto selettivi. Sono proprio loro, le foreste vergini, o quelle che ne riproducono le caratteristiche, a garantire quelle dinamiche positive sull’ambiente. Le più innovative politiche forestali hanno seriamente messo in discussione quelle più tradizionali legate agli “appezzamenti”. Lì tutti gli alberi hanno la stessa età e non è un bene. Né lo sono le monoculture che sviluppano apparati radicali più fragili e sono più facilmente preda dei parassiti.

Gli alberi sono vecchi?

Gli alberi più sani, i terreni più ricchi, le radici più solide crescono bene proprio all’ombra di quegli alberi che sbrigativamente chiamiamo “vecchi”. Sono anche quelli con più Co2 immagazzinata, che è tale veramente solo se l’albero muore naturalmente, non certo se finisce al fuoco. La discussione è solo iniziata, le modifiche al testo di legge risentono sicuramente di un approccio al momento a senso unico. L’economia forestale è certamente anche una risorsa ma probabilmente ne va anche immaginata una nuova funzione e ragionare solo di quanta legna si taglia non aiuta. Gli “alberi vecchi” nel nord europa sono persino diventati tombe per i defunti. Forse uno sforzo di immaginazione serve anche da noi.


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