Come politico, Ottaviano Del Turco è stato sfortunato: fino al 2008 era governatore d’Abruzzo, poi fu arrestato per tangenti e dovette dimettersi. Ma come imputato è fortunatissimo: è raro trovarne un altro che sia stato oggetto di tanti pellegrinaggi di politici bipartisan in carcere e poi agli arresti domiciliari, di tante difese d’ufficio in tv e sulla grande stampa. Il suo caso è un’ottima cartina al tornasole sullo stato dell’informazione all’italiana. Ogni tanto salta su qualcuno e decide al posto dei giudici che Del Turco è innocente. Due anni fa, in simultanea, vari giornali titolarono a fotocopia. La Stampa: “Crollano le accuse a Del Turco”. Corriere della sera: “Del Turco paga il suo passato socialista’”. Il Giornale: “L’accusatore di Del Turco meritava la galera”. I lettori pensarono: toh, l’hanno assolto. Invece era in corso l’udienza preliminare. Si disse che c’era una “prova nuova”. Invece era un vecchio dossier del Nas sulla spesa sanitaria, ampiamente citato dalla Procura di Pescara nella richiesta d’arresto per Del Turco e gli altri indagati (36 in tutto), che non provava nulla: Del Turco non è imputato per avere speso, ma per aver intascato 5,8 milioni di mazzette dal ras della sanità privata Vincenzo Angelini (reo confesso). Eppure Pigi Battista scrisse sul Corriere: “La giustizia ha decapitato la giunta abruzzese e si è dimostrata ingiusta. Se il processo appurasse ciò che appare sempre più evidente, si sarà scritta un’orribile pagina della magistratura e della politica”. Un vero veggente: infatti Del Turco & C. furono rinviati a giudizio.

Ora l’orchestrina degli assolutori a mezzo stampa s’è rimessa a suonare. Il “la” l’ha datol’Unità, con un’”inchiesta” di due pagine dal titolo definitivo: “Del Turco, dopo 4 anni cadono i vecchi indizi e l’inchiesta fa acqua”. Accipicchia – diranno gli eventuali lettore del giornale fondato da Gramsci, ora edito da un altro sardo (Soru) e diretto da Claudio Sardo – Del Turco è stato assolto. Macchè: il processo è in pieno corso. Ma l’Unità, in esclusiva mondiale, già conosce la sentenza: “gli indizi cadono” perché “l’accusa è ancora tutta da dimostrare” (in effetti i processi si fanno per questo) e “dei 6 milioni di mazzette non ci sono tracce”. Antonio Polito conferma sul Corriere: “Il castello di accuse è fragile perché i pm non han trovato i soldi”. Questi giuristi per caso credono che i processi per corruzione si facciano solo se si trova il bottino in tasca al corrotto (e quelli per omicidio solo quando si trova l’assassino con l’arma in pugno). Il fatto che il corruttore abbia confessato e il principale coimputato abbia patteggiato 3 anni è un dettaglio: forse sono innocenti, ma si autoaccusano per lo sfizio di incastrarlo. Angelini ha addirittura fotografato le mazzette mentre le portava a Del Turco: ma – svela il segugio dell’Unità – “le immagini non sono nitide, si vedono ombre e non c’è gente” (strano: uno di solito si fa l’autoscatto con le tangenti nella piazza principale del paese). Folgorato da prove tanto schiaccianti, Violanteipotizza sull’Unità “un errore giudiziario grave”, nel qual caso “il magistrato inquirente deve risponderne personalmente”.

Proprio come prevede la legge appena votata da Pdl e Lega. E pazienza se il magistrato inquirente non arresta nessuno: lo fa il gup. E – tra pm, gip, gup, vari collegi di Riesame e Cassazione – l’inchiesta su Del Turco & C. è stata convalidata da 50 giudici di diverse sedi e funzioni. Che, fra l’altro, hanno sequestrato all’ex governatore due case, a Roma e in Sardegna. Del Turco, sempre sull’Unità, tuona contro Angelini (“un bancarottiere che ha instaurato la dittatura della follia”): ma perché l’ha ricevuto a casa sua 19 volte in due anni? Poi deplora i tempi lunghi del processo: ma perché non ha chiesto il rito abbreviato per essere giudicato sulle carte dei pm che “fanno acqua”? E perché si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere? Con i giudici, s’intende: con tv e giornali è loquacissimo, s’è fatto intervistare persino da “Diva e Donna”. Tutto ciò, naturalmente, non esclude che venga assolto. Ma sarebbe il caso di lasciarlo decidere ai giudici. A meno che queste campagne non preparino il teorema del complotto perfetto: se Del Turco viene assolto, si grida al complotto; se viene condannato, invece, pure.

di Marco Travaglio  [Carta Canta – l’Espresso, 10 febbraio 2012]

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