Una presunta frode transnazionale nel settore del trasporto merci su gomma, con 95 posizioni lavorative in nero e circa 6 milioni di euro sottratti a tassazione.
È quanto emerso da un’indagine condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Chieti, sotto la direzione della Procura della Repubblica, sul fenomeno della somministrazione fraudolenta di manodopera.
Secondo gli investigatori, sarebbe stato costruito un sistema finalizzato all’evasione fiscale e contributiva che, partendo dall’Abruzzo, avrebbe assunto una dimensione nazionale.
L’indagine ha preso il via dagli approfondimenti di polizia economico-finanziaria svolti dalle Fiamme Gialle del Gruppo, diretto dal tenente colonnello Vito Casarella.
Gli accertamenti hanno fatto emergere i primi sospetti sull’impiego irregolare di manodopera extra-Ue, principalmente di nazionalità albanese, da parte di alcune società teatine attraverso un utilizzo ritenuto strumentale del distacco internazionale.
Le indagini sono quindi proseguite attraverso i canali di cooperazione internazionale e di mutua assistenza amministrativa fiscale, con il coinvolgimento della General Directorate of Taxation albanese.
Il distacco transnazionale consente a un’azienda estera di impiegare temporaneamente i propri dipendenti presso un’altra impresa, garantendo ai lavoratori le condizioni e i diritti previsti dalla normativa.
Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, nel caso oggetto dell’indagine i contratti sarebbero stati invece fittizi.
Le imprese estere utilizzate per il distacco del personale sarebbero risultate società schermo prive di una reale struttura operativa, impiegate, secondo gli investigatori, per reclutare autisti riducendo i costi fiscali e contributivi.
La documentazione acquisita nel corso delle indagini avrebbe quindi celato una somministrazione fraudolenta di manodopera, dalla quale le imprese italiane avrebbero tratto vantaggio attraverso minori costi contributivi, previdenziali, assistenziali e fiscali.
Le società italiane sono state pertanto individuate dagli investigatori come gli effettivi datori di lavoro degli autisti, le cui posizioni sono state qualificate come lavoro in nero.
Complessivamente sono risultate coinvolte 18 società, quattro delle quali di diritto estero e cinque operanti nel Chietino.
A queste ultime sono state contestate anche violazioni in materia di responsabilità amministrativa degli enti per la presunta mancata adozione di adeguati protocolli interni di prevenzione.
Al termine delle attività, 14 persone sono state deferite all’Autorità giudiziaria perché ritenute responsabili, a vario titolo, di reati tributari e societari, somministrazione fraudolenta di manodopera e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Le contestazioni formulate si trovano nella fase delle indagini e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
Sul versante fiscale, la Guardia di Finanza quantifica in circa 6 milioni di euro l’evasione contestata alle sole società teatine tra imposte dirette e indirette.
Gli accertamenti hanno inoltre rilevato l’emissione di fatture per operazioni ritenute inesistenti per oltre 3,5 milioni di euro.
Sono 95 le posizioni lavorative in nero individuate, con un’evasione contributiva, previdenziale e assistenziale stimata complessivamente in oltre 1,2 milioni di euro.
Secondo il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Chieti, colonnello Massimo Otranto, l’operazione si inserisce nell’attività di contrasto alle frodi fiscali e al caporalato transnazionale, a tutela del bilancio dello Stato, degli enti previdenziali e delle imprese che operano nel rispetto delle regole e della concorrenza.








