Tra tutela e sviluppo, a L’Aquila il confronto sui boschi di uso civico

di Alessio Ludovici | 25 Settembre 2021 @ 06:25 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Si è tenuto ieri mattina, presso la Fondazione Carispaq, il XVII convegno annuale del Centro Studi delle Proprietà collettive e la cultura del giurista “Guido Cervati” dell’Università degli studi dell’Aquila con il sostegno della stessa Fondazione Carispaq.

“Domini collettivi e patrimonio forestale” il tema di quest’anno. Ad aprire i lavori l’avvocato Fabrizio Marinelli, uno dei massimi esperti di demanio pubblico, che ha ripercorso questi 17 anni di studi sugli usi civici: “Volevamo permettere agli operatori del centro Italia di avere un punto di riferimento. Nei nostri convegni ci siamo occupati soprattutto della legge 1766 del 27 e poi della 168 del 2017, dall’anno scorso abbiamo pensato di andare avanti con questa ricerca con due iniziative, quella dedicata all’acqua e quella di quest’anno, dedicata al bosco. Un lavoro di ricerca che quindi si è spostato dalla norma ai temi.”

“L’anno scorso, introducendo i lavori sull’acqua, parlavo del suo carattere sacro e si può dire la stessa cosa del bosco, anche il bosco rappresenta una identità forte dei popoli antichi e moderni.” Ma è anche un tema forte della letteratura giuridica che, spiega Marinelli, attraversa diverse prospettive del diritto civile, dal diritto fondiario ai diritti delle comunità, e più recentemente i grandi filoni della tutela del paesaggio e dell’ambiente. “Chi è proprietario del bosco ne è un po’ il custode” continua l’avvocato che con un esempio esemplifica il rapporto del bosco con l’uomo. Si tratta del Bosco del Chiarino. I cittadini di Arischia erano e sono legatissimi al loro bosco. Verso la fine dell’800 il barone Cappelli ne reclama la proprietà e ne nasce una lunga causa che finisce nel ‘900. “I cittadini di Arischia perdono la causa ma fanno una colletta e ricomprano quindi il bosco, il Chiarino è l’identità degli arischiesi e questo rapporto ci spiega perché dopo tanti decenni siamo ancora qui a discutere di boschi e usi civici”.

Un rapporto complesso però quello tra boschi e uomo, e lo ha ricordato Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale, che negli ultimi anni ha dedicato grande attenzione al tema. “Elogio del Bosco” è uno dei suoi ultimi lavori dato alle stampe. Flick ha aperto il suo intervento con un grande classico, Il segreto del Bosco vecchio di Dino Buzzati da cui l’omonimo film di Ermanno Olmi con Paolo Villaggio. Flick, parlando della tutela dei boschi, non ha perso l’occasione per stigmatizzare i continui attacchi alla Costituzione, “non inattuale come afferma chi cerca alibi, ma inattuata”.

Aggredita anche da quella frenesia umana che la globalizzazione ha accentuato. “Il tema del bosco e quello della città sono gli emblemi del nostro modo schizofrenico di vivere una realtà in cui la logica del profitto sembra voler prevalere sulla logica della natura”.

Flick e poi il professor Fabrizio Politi, e prima anche lo stesso Marinelli, hanno ripercorso il quadro normativo e costituzionale delle nostre foreste e di quelle di demanio civico. Le prime norme di tutela dei boschi, “seppur ideologizzate”, risalgono agli anni ’20 del novecento, e trovano quindi una più compiuta sistemazione nel dettato costituzionale. E’ negli anni ’70, con l’istituzione delle Regioni, che viene posta particolare enfasi agli aspetti produttivi del bosco, enfasi attenuata dalla legge Galasso prima fino alla più recente sentenza della Corte Costituzionale del 2008, che ribadiscono che il bosco è anche una essenziale parte del paesaggio. E’ una delle “complessità” del tema.

“Da un punto di vista del diritto costituzionale – argomenta il professo Politi – ci sono due direttrici di problemi, spesso in conflitto tra di loro: il rapporto stato e regioni e quella tra pubblico e privato“. L’art 117 costituzione nella versione originaria assegnava alle regioni la potestà legislativa di agricolture e foreste e gli usi civici vengono poi compresi in quella dizione. La riforma del 2001 assegna allo stato la tutela e alle regioni la valorizzazione, ed in qualche modo ha aumentato la conflittualità del sistema. Il Tuf, di cui mancano ancora gran parte dei decreti attuativi, ripropone in buona sostanza le stesse contraddizioni. 

L’altro aspetto problematico è il rapporto tra pubblico e privato. “Funzione ambientale e funzione economica, un tema sul quale ci scontriamo quotidianamente. Gli usi civici devono avere una funzione economica, servivano alla sopravvivenza delle popolazioni, ma dagli anni 80 c’è anche questa valenza ambientale che è servita anche a difendere questi assetti fondiari ma che al contempo ci ha quasi costretto a non fare certe cose che sono sempre state fatte”. E’ in questo perimetro di riflessioni che intervengono gli altri relatori, il Prof. Antonio Masi, de La Sapienza di Roma, che si  è soffermato sull’evoluzione storica della disciplina dell’usufrutto del bosco e Walter Giulietti, Maria Cristina Cervale e Alessia Fonzi che hanno inquadrato gli aspetti amministrativi e normativi del bosco ed in particolare del bosco di uso civico. 

“Abbiamo un disperato bisogno di decisioni politiche – ha affermato Politi – di decisioni valoriali per la tutela dell’ambiente e dei valori delle comunità.” E’ dalla corretta gestione di questa complessità che passa un pezzo importante della tutela ambientale e dello sviluppo delle aree interne. 


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