Tra sovranità alimentare e mafia nei pascoli, il seminario di Abruzzo Crocevia

di Alessio Ludovici | 05 Dicembre 2022 @ 06:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Tre ospiti d’eccezione all’iniziativa di Abruzzo Crocevia, storica associazione di cooperazione che nel fine settimana ha tenuto un seminario presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’UnivaqAntonio Onorati, membro del coordinamento europeo di Via Campesina, Francesco Maria Pierri, funzionario della Fao, e  Lina Calandra, professoressa di Geografia presso l’Univaq. Ognuno per mettere a fuori un aspetto del tema dell’incontro: “L’accesso al cibo e alla terra”.
Tema non casuale, ha spiegato in apertura Luca D’Innocenzo di Abruzzo Crocevia, perché di sovranità alimentare si è tornati a parlare ultimamente per il nuovo nome del ministero di palazzo dell’Agricoltura a Roma: Ministero dell’Agricoltura e – la novità – della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Il fu Mipaaf oggi presieduto dal’Fdi Francesco Lollobrigida. Una novità che ha suscitato tante polemiche, a sinistra dove la parola sovranità è tabù, ma anche a destra dove qualcuno ha ricordato a Lollobrigida che quello del Sovranismo Alimentare è tema più di sinistra che di destra, più dei movimenti no global che delle convention di Atreju.
Ecco allora la necessità di un approfondimento per rimettere a fuoco la storia di un termine. A farlo è Antonio Onorati, storico rappresentate dei movimenti rurali negli anni di fuoco dei social forum. Onorati ha ripercorso la nascita di quel movimento, che aveva ed ha proprio nella sovranità alimentare un concetto centrale.  Dal fallimento delle politiche agricole industriali degli anni ’70, la cosiddetta green revolution a colpi di monocolture, fertilizzanti e terreni ormai improduttivi negli gli anni ’80 e ’90 esplode il problema alimentare, gli affamati nel mondo riprendono a crescere ed esplodono anche le proteste e le richieste di un modo diverso di fare agricoltura. A metà degli anni ’90 il dialogo tra movimenti, Fao e stati nazionali trova il suo primo momento di sintesi a Roma, siamo nel ’96. Il movimento ormai ha una scala globale, si unisce, plasma e trascina anche quello che sarà il nascente movimento no global. Le politiche neoliberiste vacillano, alcune cose cambiano, in meglio, alcuni paesi, il Brasile di Lula e Dilma Rousself, riescono a tirar fuori centinaia di milioni di persone dalla fame più nera. Dopo arriveranno anni più duri del movimento e si chiuderà una stagione che lascia comunque semi e solchi nella profondi nella società: l’agrobiologia dei programmi agricoli francesi, l’attenzione all’ambiente, la consapevolezza dell’insostenibilità di certi modelli industriali, il valore culturale del cibo e così via. Le idee di quei movimenti hanno fatto breccia nella società, nelle università, nelle case delle famiglie, persino nel marketing e nella politica che ne ha spesso travisato le parole. Una testimonianza in ogni caso della forza di penetrazione di quelle idee. 
A Francesco Maria Pierri, funzionario della Fao, il compito di fare un quadro sulle vicende attuali. L’insicurezza alimentare è tornata ad essere tema rilevante spiega: numeri in crescita e che potrebbero crescere ancora tra guerre, crisi finanziarie e climatiche e il fabbisogno crescente di paesi come la Cina le cui terre, dopo decenni di monoculture e fertilizzanti, hanno ben poco da offrire. A farne le spese proprio i contadini, sono loro, paradossalmente, spiega Pierri, le persone più a rischio di fame. E la situazione potrebbe peggiorare con l’urbanizzazione di vaste fette della popolazione mondiale che non trova però lavoro nei grandi agglomerati urbani. Gli occupati che l’urbanizzazione brucia nell’agricoltura non vengono più riassorbiti nel terziario o nell’industria. 
A Lina Calandra, infine, il compito di accendere una luce sui problemi locali. Un problema macroscopico, grande convitato di pietra di questa città e del territorio: la mafia nei pascoli. Nei pascoli specifica, non dei pascoli. Perché si tratta di organizzazioni criminali vere e proprie che vengono nei nostri pascoli a fare i loro traffici. La Calandra ha spiegato il suo lavoro di ricerca, iniziato quasi per caso con degli studi su altre questioni e con i racconti delle persone che si incontravano tra le nostre montagne che facevano intendere che stesse succedendo qualcosa. Poi ha raccontato il meticoloso lavoro di ricostruzione della vicenda del mercato dei titoli della Pac, i fondi Ue per l’agricoltura che vanno a finire ad agricoltori ed allevatori sulla base di titoli e terre a disposizione. Un settore in cui si sono insediate le organizzazioni malavitose: inchieste, indagini e prime condanne attraversano tutto lo stivale e le prime interdittive antimafia sono arrivate anche in Abruzzo. Le montagne abruzzesi ed aquilane, grazie alla grande disponibilità di terre, diventano infatti uno snodo centrale di una immensa galassia di aziende dalla vita breve che comprano titoli dagli agricoltori e li passano ad altre società, acquisiscono le terre in ogni modo possibile e incassano quindi i contributi dell’Ue: una montagna di soldi che passa sulle nostre terre lasciando spicci la denuncia della Calandra. Nel frattempo personaggi misteriosi si insediano, influenzano, prendono residenze, votano. Di pari passo esplodono le cronache di capi e interi parchi macchine di poveri allevatori locali che spariscono dal giorno alla notte fino a fatti persino più gravi su cui la città si è già trovata ad interrogarsi. Una pagina nera della nostra città che ,oltre ad aspettare il lavoro degli inquirenti, dovrebbe pretendere dalla istituzioni più attenzione a certe vicende. 
 

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