Tornerà la movida, ma i Comuni rischiano di pagare i danni per il troppo rumore

di Redazione | 31 Marzo 2021 @ 06:33 | LA LEGGE E LA DIFESA
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Il Tribunale di Torino ha accolto il ricorso di un gruppo di cittadini, 29 per l’esattezza, contro il Comune. L’accusa nei confronti dell’ente era di non aver adottato negli anni provvedimenti idonei per limitare rumori e schiamazzi della cosiddetta movida. Il tribunale ha riconosciuto ai cittadini il risarcimento del danno da inquinamento acustico.

I cittadini chiedevano di ordinare al Sindaco, in base a quanto previsto dall’art. 844 c.c., di far cessare le immissioni sonore eccessive, di ordinare al Comune, ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c., di pagare una penale in favore di ciascun attore di 48,00 euro per ogni giorno di ritardo dell’adempimento suddetto. Chiedevano inoltre di condannare il Comune a risarcire a ciascuno un danno non patrimoniale da liquidarsi in via equitativa in misura non inferiore a 62.400 euro in relazione al periodo di danno precisato. Risarcimento ad ogni modo non inferiore a 12.480,00 euro ciascuno.

Tutto è cominciato, spiegavano i cittadini, dopo i giochi olimpici del 2006, organizzati proprio a Torino. Con l’occasione la zona dove abitano era diventato un punto nodale dello svago cittadino con ristoranti, bar, ecc. 

“Nel 2013 l’ARPA e la Polizia Municipale individuarono venti locali dove, soprattutto per gli schiamazzi dei clienti che sostavano per strada, i limiti di immissione sonora erano superati con eccedenze comprese tra 13 e 19,5 dB (A); le punte massime (da 65 a 74 dB) A) si registravano tra la mezzanotte e le due del mattino.” I cittadini hanno più volte richiamato l’attenzione delle autorità coinvolte, ma senza ottenere molto evidentemente. 

Nel procedimento richiamano l’art. 8 della convenzione europea. Questo salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che tutela il diritto di ciascuno al rispetto della propria vita privata e familiare (…). Inoltre si fa riferimento alla corposa normativa sull’inquinamento acustico.

Il Comune ha basato la sua difesa sul difetto di legittimazione, in quanto “il principale elemento di disturbo proviene dagli esercizi commerciali e dal comportamento abnorme degli avventori e di coloro che, in genere, popolano le strade della movida.” Insomma, non deve essere il Comune a risarcire. 

DI tutt’altro avviso il Tribunale che ha pienamente accolta la domanda dei cittadini e condannato il Comune a risarcirli. Il Comune, ha spiegato il Tribunale, ha si attenzionato il problema ma in pratica non ha fatto assolutamente nulla per limitarlo. Anche le Sezioni unite della Cassazione hanno precisato che “il danno non patrimoniale conseguente a immissioni illecite è risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico documentato, quando sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione e al diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini quotidiane, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall’art. 8 della convenzione europea dei diritti dell’uomo, norma alla quale il giudice interno è tenuto a uniformarsi.” P


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