Tomba vs Ciammetti: sfida tra titani a Roccaraso

di Gigi Benedetti

di Redazione | 09 Marzo 2021, @10:03 | RACCONTANDO
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Lo scorso 12 novembre pubblicavamo questo ricordo di Gigi Benedetti dell’incontro tra Ciammetti e Tomba a Roccaraso. La redazione de L’Aquila Blog si unisce al cordoglio per la scomparsa di CIammetti, conosciutissimo e apprezzato protagonista delle vicende della città .

Prologo – Era l’inverno del 1994, caratterizzato dall’assenza di neve. A Roccaraso si dovevano svolgere i campionati italiani assoluti di sci alpino. Gli organizzatori avevano un grosso problema e per risolverlo interessarono il Comando Generale della Guardia di Finanza che, per motivi logistici, decise di inviare il soccorso alpino dell’Aquila. Un compito ingrato che consisteva nel togliere con le pale la poca neve dal bosco per depositarla, con degli appositi scivoli, sulle piste. Si usciva la mattina presto per tornare un attimo prima del calare del sole. La sera eravamo talmente stanchi che avevamo abolito le solite goliardate per andare a dormire il prima possibile. Ma qualcosa doveva succedere. Nel nostro albergo “Il Boschetto” dell’Aremogna oltre a campioni come Ghedina, indimenticato discesista azzurro, fu ospitato anche l’Albertone nazionale al culmine della sua carriera. Arrivò un venerdì mattina per vedere la pista dove avrebbe corso il giorno dopo e fulmineo un piano, per rallegrare la serata, si concretizzò nella mia mente. Ricordando un racconto di “Ciammettone” che molti anni prima, a Sella Nevea, aveva sfidato a braccio di ferro un Tomba poco più che ragazzo, decisi di organizzare un nuovo incontro tra i due. L’occasione si presentò a pranzo. Il campione sedeva alle mie spalle, mi alzai da tavola e gli dissi: conosco uno che già ti ha battuto nel Friuli e se ti prende ora ti spezza un braccio. Egli mi guardò infastidito perché avevo interrotto la sua conversazione e perché avevo messo in discussione anche la sua forza. Da buon guascone disse con l’accento bolognese: fallo venire. Lo scoglio più difficile era superato, ma mancava lo sfidante. Emilio (Ciammettone) era rimasto all’Aquila perchè afflitto, da una settimana, da un fastidioso “mal di pancia”, chissà che aveva mangiato e in che quantità!. Alzai il telefono titubante, anche lui, nonostante tutto, era a pranzo. Andai direttamente al dunque raccontando che Tomba, dopo averci visto e riconosciuti nella nostra divisa, si era vantato che in Friuli aveva sonoramente battuto un finanziere abruzzese. Ci fu un attimo di silenzio, un sospiro e poi disse ”dì a su cacaturo che massera  arrio”.

***

Come in un miracolo iniziò a nevicare in tutto l’Abruzzo. Prima di cena c’erano sulla strada almeno 40 cm di neve fresca e la grande sfida sarebbe saltata per la mancanza di un contendente. Intenti a un lauto pasto non ci accorgemmo dell’arrivo di una macchina nel parcheggio. La porta della sala si aprì e un emaciato Emilio seguito dal fido scudiero Leone entrò sbattendo le scarpe innevate. La serata era salva. Invitammo i nuovi arrivati alla nostra tavola, il nostro campione declinò l’invito. “Vieni Emilio, è tutto pagato.” Con voce stentorea, senza preoccuparsi della presenza degli altri commensali delle squadre nazionali, rispose deciso: “none tengo la caxxxla”. A lato della porta, in piedi e con le braccia incrociate aspettò pazientemente l’arrivo dello sfidante, anche se ogni tanto era costretto ad allontanarsi per soddisfare le improrogabili esigenze corporali. Ormai erano passate quasi due ore quando il portone dell’albergo si aprì e con una folata di vento freddo entrò l’Alberto nazionale, che dopo uno sguardo distratto nella nostra direzione e un cenno di saluto, stava per dirigersi verso la reception. “Ue stengo ecco” disse alle sue spalle Emilio. Il campione si girò e dopo aver incontrato gli occhi di Emilio provò la sua stretta di mano. Mascherò a mala pena un grido di dolore, riprese fiato e disse preoccupato “ei big jim stai calmino”. “Straffacemo che me ne tengo rejj” incalzò il finanziere, avendo già capito quale sarebbe stato l’esito della sfida. Con la scusa del disbrigo di alcune faccende urgentissime a Roccaraso, Tomba uscì dall’albergo promettendo che sarebbe tornato il prima possibile. Senza una parola, a braccia conserte, come ”vedetta insonne ai confini della Patria”, Ciammettone riprese il suo posto anche se ogni tanto doveva violare la consegna per soddisfare l’umore nero del suo intestino. Per più di un’ora aspettammo pazientemente continuando a gozzovigliare, quando, timidamente, la testa del grande campione si affacciò sull’uscio. Guardò verso di noi e non trovò lo sfidante, guardò nella direzione dove era posizionato precedentemente e non trovandolo si decise a entrare baldanzoso credendo che fosse ripartito e il pericolo scampato. Emilio si era solamente allontanato per quel suo problemino e, rientrando nella hall, cogliendo ancora di spalle il nazionale disse “Ue stengo ecco”. Tomba si sentì perduto, ormai la sfida si doveva fare, troppe persone stavano aspettando il momento. Fu sparecchiato un tavolo del ristorante e i due ‘giganti’ si sedettero l’uno di fronte l’altro. Sembrava una lotta fratricida tanto la conformazione, il colore di pelle e capelli, il collo taurino si somigliavano tra loro. Si agguantarono le mani lanciandosi occhiate torve. Iachini, nostro comandante, diede il via alla tenzone. Il braccio del campione tentò un inutile balzo laterale. Il finanziere per nulla intimidito e senza sforzo apparente chiese irriverente “compà che sci iniziatu“. Tutti noi capimmo l’inevitabile sentenza dell’incontro. Il braccio dell’abruzzese aveva cominciato a spingere inesorabilmente guadagnando gradi su gradi rispetto a quello dell’avversario che opponeva una timida resistenza. Prima di soccombere definitivamente, con la scusa pretestuosa che Emilio avesse la leva più lunga, il bolognese si divincolò dalla presa. La gara fu sospesa e provvide mani passarono un volume delle pagine gialle della provincia di Chieti, che fu sistemato sotto il gomito dello sciatore. Le ostilità furono riprese ma nonostante l’indubbio vantaggio acquisito le sorti non sembravano potessero cambiare. Per una seconda volta le lamentele del campione di sci sulla differenza della lunghezza delle braccia causarono un ulteriore stop.

Fu sistemato un altro elenco telefonico sotto l’appoggio del carabiniere. Il suo vantaggio era ormai evidente, come evidente era l’insofferenza di Ciammettone nei confronti dei piagnistei dell’avversario. Il suo polso si trovava ora in posizione di netta inferiorità, mentre i suoi occhi erano iniettati di sangue a causa delle interruzioni. La sfida riprese ma sempre con meno resistenza e il polso dell’Albertone si avvicinò sconfitto alla superficie del tavolo. “Basta, basta domani ho i campionati nazionali e devo andare a dormire“ svincolarsi da Emilio, alzarsi dal tavolo senza salutare e avviarsi verso le sue stanze fu tutt’uno. Cadde un silenzio improvviso nella stanza, la delusione fu tanta per non aver assistito al trionfo inequivocabile del nostro campione. A toglierci dall’imbarazzo fu proprio lui che alzandosi in piedi, guardandoci negli occhi con l’ indice destro roteante nell’aria disse perentorio “lo sete vistu tutti e colla caxxxxxla…. jamo leo’“.

La notte lo inghiottì non prima di aver fatto un’altra visita alla solita toilette.

12.11.2020


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