Breaking News

5 mesi ago
12esima edizione della ‘Granfondo alte cime d’Abruzzo’
5 mesi ago
Riflessioni a margine (ma non troppo) del “caso Palamara”
5 mesi ago
Scandalo #Csm, nuove rivelazioni, #Legnini a Il Fatto Quotidiano: “Non ricordo”
5 mesi ago
#CSM, #IlFattoquotidiano pubblica tutte le intercettazioni: Legnini era a conoscenza degli intrighi tra politica e magistratura
5 mesi ago
Il ritorno di Dècade, un seminario e una festa: le iniziative per il decennale dello Spazio Nobelperlapace
5 mesi ago
L’Aquila, con Switch Off, l’estate è in piazzetta
5 mesi ago
L’Aquila made in Italy: valori e progetti dieci anni dopo il sisma
6 mesi ago
L’Aquila: Stars – Le Stelle della Memoria, dal 21 al 23 giugno in piazza Duomo
6 mesi ago
STORICAMPUS – memoria, scrittura, racconto. Campus itinerante dal 20 al 27 luglio 2019
6 mesi ago
Dalle formiche ai robot. Al #GSSI dell’Aquila i maggiori esperti di sistemi distribuiti
6 mesi ago
Al GSSI cinque giorni di grande matematica e la Medaglia Fields Martin Hairer
6 mesi ago
L’Aquila, Bando decennale: quale idea per lo sviluppo culturale?
6 mesi ago
L’Aquila, commissioni consiliari senza numero legale. L’opposizione insorge
6 mesi ago
L’Aquila, #terremoto: Convegno “Riprendersi dalle catastrofi ed oltre. 10 anni dopo…”
6 mesi ago
#Rotary: Bike for babies
6 mesi ago
#Sanità: 19,6 milioni di italiani costretti a pagare di tasca propria per ottenere prestazioni essenziali prescritte dal medico
6 mesi ago
Accord Phoenix: una guerra tra poveri quanto emerge dal Consiglio comunale
6 mesi ago
L’Aquila, sinergia di competenze per una ricostruzione hi-tech
6 mesi ago
Inaugurazione della Chiesa di San Silvestro a L’Aquila
6 mesi ago
L’Aquila, Convegno “Latte nelle scuole”
6 mesi ago
L’Aquila, mostra Sadun100
6 mesi ago
#Mostra: Dalle chiese aquilane al Forte di Bard

di Antonello Caporale, Il Fatto Quotidiano (30/04/2017) – Stamane sul giornale racconto la storia di Gagliano Aterno, il paese dei balocchi. E’ una storia triste e paradossale, di come si può morire sotterrati dal danaro. Di come i soldi, se buttati alla rinfusa nel falò dell’emergenza, rischiano di far morire invece che vivere.

Il paese dei balocchi, ferito dal terremoto del 2009 che distrusse L’Aquila, ha presentato un piano di ricostruzione, vidimato dagli uffici competenti, secondo il quale ci sarà bisogno di 52 milioni di euro per restituire quello che si è perso. Nel paese dei balocchi ci vivono 254 persone, molte delle quali anziane. I soldi, questi benedetti 52 milioni di euro, serviranno a ricostruire case che rimarranno disabitate, a erigere muri al vuoto, tetti che coprono solo ricordi. Quando la ricostruzione terminerà, tra molti e molti anni, il paese sarà scomparso.

E’ questo il paradosso di una legislazione che ottusamente ricopre d’oro proprietà figurative e nulla, proprio nulla, se non un misero quattro 4% per cento dei fondi, per sostenere lo sviluppo, rimettere il grano nei campi, le mucche al pascolo, ridare fiducia e speranza ai giovani, finanziare le start up, l’innovazione, i talenti.

La ricostruzione dell’Aquila, 6 miliardi di euro (conto parziale) ci dice che senza idee i soldi non servono a niente, senza progetti i soldi sono buoni solo a essere bruciati in un falò, a entrare nelle tasche dei veri brokers della ricostruzione: i tecnici, soprattutto locali, e le imprese che inietteranno cemento a un territorio che ha bisogno di creatività e competenze.

La storia del paese dei balocchi è un monito a chi pensa che i soldi possano far sopravvivere. Invece fanno morire.

Nell’Italia degli affamati, dei cinque milioni di poveri che restano sempre più indietro, dei giovani, sono ormai milioni, che sono chiamati al lavoro – quando va bene – per qualche spicciolo, sotterriamo sotto un flusso di danaro vallate meravigliose, paesi incantevoli che non hanno corpi a cui dare speranza ma solo loculi a cui dare inquilini.

Amatrice e gli altri paesi colpiti dall’ultima ondata sismica prendano nota e cambino subito i criteri di finanziamento. Si deve dare una casa a chi la abitava, il cento per cento del costo, agli effettivi residenti. Ma le seconde, le terze case devono godere di un contributo inferiore. Il 70 per cento del valore della ricostruzione è un aiuto pubblico degno e consistente. Il restante 30 per cento dovrà essere destinato a progetti di sviluppo, a dare un futuro a chi in quelle case dovrà pur viverci e potrà farlo solo se avrà un’occupazione a cui badare. Senza lavoro non c’è un futuro possibile. Le case ricostruite ma vuote saranno tra un decennio già cadenti. E l’Italia avrà perso di nuovo l’occasione di rispondere a una tragedia con il coraggio di una scelta che premia chi ha la vita davanti.

Commenti

comments