In merito all’editoriale dell’Aquilablog sui 10 anni dal terremoto, interviene una riflessione dell’avv. Fausto Corti che ci piace condividere con i nostri lettori:

Caro (Direttore/Maria/L’Aquilablog, etc.)

Tra i fattori che hanno condotto a un esito così catastrofico la ricostruzione della nostra Città, mi permetterei di aggiungerne un quarto che, forse, è quello che nel lungo periodo è destinato a produrre gli effetti più permanenti.

            Nel Decreto legge 39/2009 (quello emanato ad hoc dal Governo Berlusconi per il sisma dell’Aquila) si prevedeva l’obbligo per i comuni, e quindi anche per il Comune dell’Aquila, di “Predisporre la ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell’abitato e garantendo un’armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo”.

            In sostanza, persino Berlusconi e Bertolaso (e ho detto tutto) avevano capito che non sarebbe bastata la ricostruzione fisica delle case per assicurare un futuro alle comunità colpite dal sisma, ma che occorreva programmarne la rinascita economica e sociale.

            Sta di fatto che la Giunta Cialente si è rifiutata (e, ribadisco, rifiutata) di redigere tale programma, preferendo una via tutta edilizia alla ricostruzione che, a parte poche centinaia di professionisti e di imprenditori, ha lasciato i più in mezzo ad una strada per la mancanza di prospettive economiche e di un contesto sociale in cui vivere decentemente.

            Ora, quindi, che si cominciano a tirare le somme e ci si accorge che le attività imprenditoriali chiudono, che i giovani e chi può scappa dall’Aquila, che gli aquilani sono infelici, ricordiamo che v’è stato un momento in cui chi ci ha amministrato negli ultimi anni ha avuto la possibilità e gli strumenti per dare alla nostra Città un futuro diverso.

E non ha voluto farlo.

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