Terremoti, all’Aquila Centro che sfrutta il super computer Leonardo? Inverardi: sfida europea

di Marco Signori | 09 Luglio 2020 @ 07:56 | TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
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L’AQUILA – Una “testa” all’Aquila già ce l’ha, il super computer europeo “Leonardo”, in grado di raggiungere una potenza di calcolo nell’ordine dei 200 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Nel prossimo futuro, nel capoluogo abruzzese potrebbe esserci anche una sede fisica, quella del nascente centro di eccellenza Hig Performance Computing for Natural Disaster, che sfrutterà il “cervellone” e lo farà per lo studio di terremoti e clima.

Fa i dovuti scongiuri ma conferma che la possibilità è concreta, Paola Inverardi, scienziata ed ex rettrice dell’Università dell’Aquila, che spiega come l’Italia è stata selezionata per ospitare uno dei super computer del futuro e il capoluogo abruzzese, che fa parte di un gruppo di ricerca composto da gran parte degli atenei di Abruzzo, Marche e Molise, oltre che del Gssi, potrebbe essere individuato come sede del Centro nazionale sui terremoti e il clima.

“È un’iniziativa stimolata dal Ministero dell’Università e della ricerca”, spiega a L’Aquilablog la Inverardi, rappresentante italiana della Impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni, “che ha chiesto alla comunità accademica e di ricerca di lavorare a un progetto di questo genere. L’obiettivo è quello di avere un progetto strutturato da andare a presentare nell’ambito del Progetto Digital europe affinché possa essere finanziato, non sono previsti finanziamenti nazionali se non le risorse umane che ci stiamo mettendo noi”.

“Facilitatore è stato il professor Esposito su mandato dei ministri, prima Fioramonti e oggi Manfredi, c’è un grande investimento sul super computer Leonardo e l’Italia sarà in posizione estremamente vantaggiosa e l’Europa, che in modo deciso sta finanziando questa linea, è interessata a che l’utilizzo dell’htc esca dall’alveo della ricerca scientifica e trovi diffusione più estesa”, spiega l’ex rettrice, “perché ha un’ottima capacità di calcolo”.

“L’idea è quella di pensare a dei centri satellite che abbiano una specializzazione su dei domini applicativi – aggiunge – e il primo che è partito come iniziativa è stato proprio questo, un progetto di resilienza rispetto ai disastri naturali. L’idea è che ci sia una spinta anche dal basso, perché quelle calate dall’alto non reggono, che parta con il coinvolgimento importante delle Regioni che sono più sensibili a questa tematica, nelle nostre programmazioni il tema dei disastri, per noi quello sismico in particolare, è nell’agenda e lo sarà ancora per molti anni”.

“La visione evocata dalla Commissione europea è quella che avendo una capacità di calcolo così grande e la tecnologia per riuscire ad avere moltissimi dati rispetto al mondo che ci circonda”, rileva la Inverardi, “può permettere di avere il digital twin, un’immagine digitale dei fenomeni che ti interessano, nel caso del terremoto il punto da dove si sprigiona l’energia e come arriva in superficie e si ripercuote sui manufatti che si trovano sulla superficie”.

“Con il livello di conoscenze e di incertezze che abbiamo, costruire modelli digitali affidabili richiede un’enorme quantità di dati e di capacità di calcolo”, spiega ancora l’ex rettrice, che tiene a precisare come “un Centro ci sarà ma non è ancora chiaro dove, andrà concordato dove farlo, lo sforzo enorme è stato quello di metterci tutti intorno a un tavolo in una prospettiva che ha degli attori nazionali”.

L’obiettivo, come ha svelato Il Corriere della Sera, è di creare attorno al consorzio interuniversitario italiano Cineca di Bologna, dove avrà sede uno dei super computer, una rete di centri di competenze che associno università, istituti di ricerca e imprese per molteplici applicazioni.

Fra gli altri, è stata definita l’istituzione di un centro d’eccellenza che supporti le decisioni di allerta e mitigazione dell’impatto relativamente a quelle che sono situazioni di rischio. Prevalentemente rischio sismico, ma anche cambiamento climatico e gestione di quelle che possono essere situazioni di fragilità sanitaria, come la pandemia da covid-19.


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