Teramo, nasconde droga nelle mutande per entrare in carcere ma viene fermata. Il compagno detenuto devasta la cella

di Redazione | 06 Dicembre 2022 @ 17:41 | CRONACA
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TERAMO  –  Cocaina ed hashish nascoste nelle parti intime: è il rinvenimento effettuato dalla Polizia Penitenziaria addosso ad una donna italiana di 28 anni che si era recata nella Casa circondariale di Teramo per effettuare un colloquio con il convivente nordafricano lì ristretto. La donna è stata fermata e denunciata mentre l’uomo, avuta notizia del fermo della donna, ha devastato diversi arredi della Sezione dove è ristretto, tentando anche di aggredire gli Agenti. Ma la Polizia Penitenziaria ha scoperto e sequestrato anche un telefono cellulare, perfettamente funzionante, nella cella di un altro detenuto ristretto a Castrogno.

A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Questo il commento di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE,: “La pur significativa carenza organica del penitenziario di Teramo viene colmata dalla grande professionalità degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria, che hanno posto in essere queste operazioni di polizia che hanno portato frutti, assicurando alla legge la punibilità dei reclusi che continuano a commettere reati anche nelle condizioni di detenzione”. 

Capece ricorda che “la Polizia Penitenziaria è quotidianamente impegnata nell’attività di contrasto all’introduzione di telefoni cellulari ed alla diffusione della droga nei penitenziari per adulti e minori. Nonostante la previsione di reato prevista dal art. 391 ter del Codice penale per l’ingresso e detenzione illecita di telefonini nelle carceri, con pene severe che vanno da 1 a 4 anni, il fenomeno non sembra ancora attenuarsi. Vanno adottate soluzioni drastiche, come la schermatura delle Sezioni detentive e degli spazi nei quali sono presenti detenuti all’uso dei telefoni cellulari e degli smartphone”.

Per il SAPPE, “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”.

Per questo, il leader del primo Sindacato della Polizia auspica un intervento dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria.


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