Tentato ricatto a Stefania Pezzopane: scatta prescrizione per l’unico imputato

di Redazione | 09 Febbraio 2024 @ 11:03 | CRONACA
Stefania Pezzopane
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Sul tentato riscatto dell’esponente del PD all’epoca dei fatti senatrice, Stefania Pezzopane, è stara dichiarata la prescrizione per l’unico imputato condannato.  

Si tratta di Gianfranco Marrocchi 68enne di Lucoli, condannato nel 2022 in primo grado dal tribunale dell’Aquila per estorsione, alla pena di un anno e 8 mesi di reclusione oltre il risarcimento alla parte civile di 8mila euro oltre alle spese legali.  

Marrocchi- come riporta il quotidiano Il Messaggero -secondo quanto accertato dagli agenti della digos della questura dell’Aquila e della stessa denuncia presentata dall’allora senatrice del Partito Democratico Stefania Pezzopane, avrebbe tentato di ricattarla, per una foto che la ritraeva all’interno di una vasca idromassaggio insieme al fidanzato Simone Coccia Colaiuta e all’ex narcotrafficante Gennaro Bonifacio, immagine ritenuta compromettente, e poi diffusa diffusa dai diversi media.  

In cambio del silenzio l’imputato avrebbe chiesto un “finanziamento per i suoi progetti e un sostegno per la sua attività lavorativa, avanzando la possibilità – si legge nel capo di imputazione – di far tacere un suo amico nel redigere articoli su un notiziario online”

Recentemente la vicenda giudiziaria “approdata” in Corte d’appello sempre all’Aquila ha visto Marrocchi essere assolto per intervenuta prescrizione.

L’indagine in realtà aveva visto coinvolto sempre come parte offesa, anche l’ex presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi avvicinato da altri tre imputati (di cui uno nel frattempo deceduto e gli altri due assolti in primo grado) che gli avrebbero chiesto la somma di 35mila euro  per bloccare la realizzazione di un video sulla sua presunta relazione con una, allora consigliera della Commissione regionale delle pari opportunità; filmato la cui uscita era annunciata nel periodo di campagna elettorale del 2014 quando scoppiò il caso giudiziario “Rimborsopoli” i cui particolari riportati sugli organi di informazione avevano in qualche modo dato la stura ai tre imputati di passare per le vie di fatto con i ricatti.

L’allora governatore Chiodi si era rifiutato di sottostare al ricatto e aveva denunciato tutto alla Digos facendo così scattare le indagini.


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