Tempesta: Biondi si sente precario, non possono decidere sempre i soliti costruttori

di Marco Signori | 30 Giugno 2020 @ 07:15 | POLITICA
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L’AQUILA – “Questa amministrazione è precaria dall’inizio, il sindaco sembra come se si sentisse che non ha vinto e questo lo blocca, fa tutto per cercare di accreditarsi per il secondo mandato e per non avere un avversario”.

Parola di Biagio Tempesta, sindaco dell’Aquila dal 1998 al 2007, prima ancora consigliere regionale, che non risparmia critiche alla sua stessa parte politica, oggi guidata da Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia, soprattutto in materia urbanistica, dopo che la maggioranza si è spaccata sui due progetti di nuovi insediamenti commerciali che sarebbero dovuti sorgere in località Centi Colella e a Pettino, finendo per farli bocciare in Consiglio comunale.

“Se la sinistra non faceva il giochetto alla Pietrucci contro Di Benedetto, Di Benedetto era sicuro sindaco”, rileva Tempesta, “questo lo ha reso (Biondi, ndr) estremamente precario e fa tutto in funzione del secondo mandato”

Eppure nell’ambiente politico si vocifera persino il contrario, cioè che non voglia ricandidarsi, magari per un posto in Parlamento: “Se scatta l’opportunità fa bene a farlo”, osserva Tempesta, “sono cambiati anche i tempi, prima si facevano dei percorsi particolari, io ad esempio ci ho rimesso”, ricorda a proposito del suo tentativo di una candidatura alla Camera, all’epoca naufragata per volontà dei vertici di Forza Italia.

“Basta un costruttore che dice ‘voglio fare l’edicola per vendere i giornali alla tale via’ e gliela fanno fare!”, accusa l’ex sindaco per il quale a comandare sono “sempre gli stessi nomi, i figli dei figli…”.

“Si ha questa mentalità, non solo in questa amministrazione ma anche in quelle di sinistra nel corso degli anni – aggiunge – . Che c’è un programma in questa città? C’è in programma qualcosa per lo sport? Il campo a piazza d’Armi sta chiuso e quel bel progetto di Cialente è finito”.

“Amo questa città ma nessuno ha un’idea. Si può anche dire ‘voglio portare il mare all’Aquila!’, già sarebbe un’idea, ma nessuno lo dice!”

“Perché nessuno riesce a mettere mano al Piano regolatore? Questo non lo so”, asserisce l’ex sindaco, “si parla sempre delle vecchie potenze aquilane nascoste, che per quanto mi riguarda non ho mai visto, magari ci fossero state in certe occasioni”.

“Credo che l’ambiente sia saturo, sono troppi i centri commerciali che ci sono, anche di piccole dimensioni”, rileva Tempesta, “qual è la logica di procedere senza un piano complessivo? Quella che capirebbe chiunque, favorire qualcuno e basta!”.

Ma quando guidò per ben dieci anni il Comune perché non se ne venne a capo? “Io l’ho fatto strategicamente, perché la Meridiana, quello nei pressi dell’ospedale, quello sopra al cimitero… se non ci fossero stati, durante il periodo post-terremoto che sarebbe successo? Dove sarebbe andata la gente?”.

“Ma già allora erano superati e nelle altre città sono superati”, esclama Tempesta, “oggi va il supermercato di quartiere, che ha sostituito il negozio di quartiere”.

L’ex sindaco fa tuttavia osservare come “lo strumento che esiste è sovradimensionato, sia se si guarda al territorio centrale sia a quello delle periferie, c’è stato tanto abusivismo nel corso degli anni che non ha rispettato il Piano regolatore che è più che sufficiente rispetto alla popolazione che ha la città. La difficoltà, al di là del terremoto, è data dal fatto che non c’è incremento demografico”.

Si potrebbe dunque restare con lo stesso Prg? “Sì”, sostiene Tempesta, “lo dice uno che ha cercato di farne uno nuovo”. E ricorda quando “all’ultima seduta di Consiglio comunale della mia amministrazione venne a mancare un voto dell’Udc, altrimenti lo avremmo approvato. Un consigliere di Paganica che si assentò su sollecitazione di De Matteis, una delle più ricche intelligenze di questa città”, dice con pungente sarcasmo.

“Si era fatto il Piano programmatico in cui si diceva dove si voleva andare e poi c’era il Prg”, ricorda Tempesta, per il quale “non passò sempre per quelle quattro famiglie, sempre le stesse che con qualsiasi vento politico comandano, sono peraltro ricchi a metà, mica Benetton!”.

“Che impronta dava quel Piano? Era dimensionato sull’incremento dell’Università, sul piano commerciale con tutti i centri realizzati durante la nostra amministrazione, e su una serie di poli che stavano crescendo, come quello farmaceutico”, spiega, “e che avrebbero incrementato la città”.

Da qualche giorno su Facebook, infine, Tempesta dice scherzando di essersi “stufato perché tutti quelli che mi incontrano mi chiedono un parere, allora dopo anni di riservatezza mi sono detto ‘adesso scrivo il mio pensiero’. È strano che pur avendo una certa età ancora godo di una certa simpatia”


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