di Massimo Bordin – “In nome del popolo italiano” è un film di Dino Risi del 1971, quarant’anni fa e, soprattutto, 20 anni prima di tangentopoli. La sua attualità è strepitosa. Un film profetico che non solo mostra quel che sarebbe avvenuto vent’anni dopo ma anche come molti non si sarebbero accorti di una questione essenziale. Ha fatto benissimo ieri su Repubblica, nel suo commento al ventennale di “Mani pulite” Miguel Gotor a ricordare quel film attraverso una battuta di uno dei due protagonisti. “la corruzione è l’unico modo per sveltire gli iter, dunque paradossalmente è un fattore di progresso”. A parlare così nel film è il “cattivo”, Gassman, un imprenditore farabutto e cialtrone. Ma potrebbe essere un imputato politico di 20 anni dopo che non si rendeva conto così di certificare la sua sconfitta nel non essere riuscito con la politica, preferendovi una remunerativa scorciatoia, a sveltire quelle procedure.

Nel film c’è anche un “buono”, Tognazzi, magistrato che alla fine fa arrestare il cialtrone. Ma per una cosa che non ha fatto, tanto che distrugge le prove della sua, casuale, innocenza. Quarant’anni dopo litigo ancora con quelli che sostengono che il finale di quel film è “di sinistra”. Quel film racconta, vent’anni prima, come tangentopoli abbia prodotto in politica il fenomeno Berlusconi, che somiglia a quel Gassaman, e in magistratura la cultura di pubblici ministeri che somigliano a quel Tognazzi. Cose con le quali la sinistra, in tutte le sue accezioni, non c’entra nulla.

[tratto da Il Riformista, 18/02/12]

[vsw id=”RDTm4iFmqa4″ source=”youtube” width=”425″ height=”344″ autoplay=”no”]

Commenti

comments