Taglio parlamentari, è IV referendum costituzionale confermativo della storia d’Italia

di Redazione | 21 Settembre 2020 @ 14:43 | ELEZIONI
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Il 20 e 21 settembre gli italiani sono chiamati a pronunciarsi votando sul referendum costituzionale relativo al taglio del numero dei parlamentari. Il referendum, indetto a gennaio 2020 per il 29 marzo scorso è stato posticipato a causa dell’emergenza Covid.

Quello sul taglio dei parlamentari è il quarto referendum costituzionale confermativo della storia della Repubblica. Nei tre precedenti, due volte la legge approvata dal Parlamento senza la maggioranza dei due terzi e’ stata respinta dagli elettori, una sola e’ stata approvata ed e’ diventata legge costituzionale. In base a quanto prevede l’articolo 138 della Costituzione, per il risultato non conta il quorum dei votanti che invece determina la validita’ dei referendum abrogativi.

I PRECEDENTI – Il primo e’ quello del 7 ottobre 2001 quando si tiene il referendum per confermare o no la riforma del Titolo V della Carta, approvata dalla maggioranza dell’Unione negli anni dei governo Prodi, D’Alema e Amato: passa con il 64,2% di voti favorevoli anche se l’affluenza si ferma poco oltre il 34%. Il secondo caso di referendum confermativo, 25-26 giugno 2006, riguarda la riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi (su ispirazione della Lega di Bossi e con Calderoli ministro delle Riforme): la cosiddetta ‘devolution’ e’ bocciata con il 61% mentre i votanti raggiungono il 52%. Il 4 dicembre 2016 e’ la volta del terzo referendum costituzionale nella storia repubblicana: la maggioranza dei votanti respinge il disegno di legge costituzionale della riforma Renzi-Boschi, approvata in via definitiva dalla Camera ad aprile 2016 e che puntava tra l’altro a superare il bicameralismo perfetto ai danni del Senato. A dire no e’ il 59,11%, contro il 40,89% di si’. I votanti pero’ sono record, quasi il 69%. Prima conseguenza politica le dimissioni del governo Renzi.

COSA PREVEDE LA LEGGE SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI – La riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. L’istituto dei senatori a vita e’ conservato fissandone a 5 il numero massimo (finora 5 era il numero massimo che ciascun presidente poteva nominare). Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4.

La riduzione del numero dei parlamentari, è un punto del programma politico nato dall’accordo tra Movimento 5 stelle e Lega all’indomani della nascita del governo Conte I nel maggio del 2018 (c.d. “Contratto per il governo del cambiamento”). Ne è nato un disegno di legge costituzionale che prevede:

  • la modifica dell’art. 56 della Costituzione italiana, con riduzione del numero dei deputati della Camera da 630 a 400, e della circoscrizione estero con riduzione dei deputati da 12 a 8.
  • la modifica dell’art. 57 della Costituzione italiana, con riduzione del numero dei senatori da 315 a 200 e della circoscrizione estero da 6 a 3. Ogni regione italiana inoltre avrà un numero minimo di senatori, non più di 7 (come attualmente previsto) ma di 3.
  • la modifica dell’art. 59 della Costituzione, con riduzione a 5, del numero di senatori a vita (ossia di coloro “che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico o letterario”) che il Presidente della Repubblica può nominare.

Importante: l’entrata in vigore della riduzione del numero di parlamentari avverrà dopo lo scioglimento delle camere o alla prima cessazione dell’attuale legislatura e comunque non prima di 60 giorni dalla entrata in vigore della legge. Pertanto la modifica, come è immaginabile, non va a toccare l’attuale Parlamento, ma la formazione della prossima legislatura.

IL QUESITO

Il testo del quesito che gli elettori troveranno sulla propria scheda, è il seguente: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

È sufficiente la maggioranza dei sì, a prescindere dal numero dei votanti, perchè la modifica venga promulgata. In caso di prevalenza dei no invece, gli articoli 56, 57 e 59 rimarranno invariati.

L’ARTICOLO 138 DELLA COSTITUZIONE – Il referendum confermativo per le leggi costituzionali e’ disciplinato dall’articolo 138 della Carta. Serve a sottoporre ai cittadini la riforma votata dal Parlamento, ma puo’ essere richiesto solo se i si’ della Camera e del Senato non superano i due terzi dei componenti dell’assemblea.

CHI PUO’ CHIEDERLO – Tre sono i modi previsti dalla Costituzione per far partire la macchina referendaria: a chiedere il referendum possono essere 5mila elettori, 5 Consigli regionali oppure da un quinto dei membri di una delle Camere (126 deputati o 64 senatori).

NIENTE QUORUM – A differenza dei referendum abrogativi, per la validita’ del referendum costituzionale non e’ obbligatorio che vada a votare la meta’ piu’ uno degli elettori aventi diritto: la riforma costituzionale sottoposta a referendum non e’ promulgata se non e’ approvata dalla maggioranza dei voti validi, indipendente da quante persone si recano ai seggi.

GLI ALTRI TIPI DI REFERENDUM – La Costituzione prevede referendum abrogativi (ne sono stati celebrati in Italia 67 dal 1948) e non abrogativi. Tra i referendum non abrogativi, la Carta distingue quelli istituzionali (solo quello del 2 giugno 1946 tra monarchia e Repubblica), di indirizzo (solo quello sul conferimento del mandato costituente al Parlamento europeo del 18 giugno 1989) e costituzionali.


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